Claude-Henri de Rouvroy Comte de Saint-Simon01 nacque a Parigi il 1760 e lì vi morì nel 1825. La sua biografia rappresenta il passaggio di questo autore in tre epoche storiche assai diverse fra di loro ma intimamente connesse: la Rivoluzione americana (1775-1783), la Rivoluzione Francese (1789-1799), la Restaurazione (1815-1830). Quindi nella sua vita Saint-Simon poté sperimentare la scomparsa della società feudale e dell’ Ancien Regime francese, la nascita della società liberale e di diritto che la Rivoluzione francese portò alla luce e poi la restaurazione della vecchia società che il Congresso di Vienna decise di attuare dopo la sconfitta definitiva di Napoleone Bonaparte (1815).
Nato da una famiglia nobile i Conti di Saint-Simon, egli sperimentò dai primi anni della sua vita che cosa fosse la vita corte a Versailles dove i suoi genitori risiedevano a causa di un impoverimento dello loro sostanze che li aveva fatti diventare dipendenti dagli appannaggi elargiti a loro da Re Luigi XV, morto nel 1774 e dopo dal Re Luigi XVI, ricuperando in quel modo il declino che aveva colpito la loro famiglia, molto abbiente dai tempi del loro avo Louis de Rouvroy Comte del Saint-Simon (1675-1755) che con le sue memorie aveva illustrato gli usi e i costumi della corte del Luigi XIV, e in quella stessa Corte aveva ricoperto un ruolo molto importante. Claude Henri fu dai suoi genitori affidato a dei precettori, che variando spesso non riuscirono a dargli una formazione solida e completa, di cui aveva bisogno quale discendente di quella nobile famiglia che aspirava dare un nuovo ufficiale per il reale esercito. Anzi Claude-Henri negli anni della adolescenza si fece una fama di ragazzo irriverente, indisciplinato e incapace di ubbidire agli ordini del padre e della madre. Come tutti i nobili, anche lui fu destinato alla carriera militare. Entrato nel College du Plessy, collegato alla Accademie Française, unica e completa scuola per la formazione degli ufficiali dell’ esercito nel 1773. Anche in questa entrerà anche Gibert du Motier marchese di La Fayette (1757-1843) che aveva tre anni di più di Saint-Simon. Claude Henri conobbe in questa scuola d’Alembert, ne divenne amico e questa amicizia si protrasse sino alla morte del grande matematico nel 1783. A lui riferì sempre la sua passione per le matematiche e apprese anche le tecniche di calcolo e puntamento che facevano dell’ artiglieria francese uno dei corpi più temibili di quell’ esercito in quegli anni. Bisogna ricordare, che oltre allo spostamento dei cannoni con i cavalli su un affusto a ruote, i Francesi riuscirono a creare diverse classi di cannoni, che variando la quantità di carica e la dimensione dei proiettili esplosivi, permettevano, in quegli anni, di essere una arma letale per tutte le fanterie nemiche e per le fortificazioni di resistenza. Variando poi il metallo di costruzione passando all’ acciaio ne allungarono la gittata e la forza di lancio dei proiettili.
Nominato capitano di artiglieria nel 1777 fu comandato con il suo reggimento nelle Antille francesi. Nel 1779 l’ Ammiraglio de Grasse riuscì a far spostare molti dei soldati presenti nelle Antille e tra questi il Reggimento comandato da Saint-Simon, al fine di aumentare il numero dei soldati impegnati con il Generale Rochambeau nella guerra di indipendenza che gli Stati Uniti con Giorgio Washington alla testa combattevano contro un esercito inglese di mercenari. Giunto nella penisola di Chesapeake partecipò a pieno titolo all’ assedio di Yorktown (1781). Questo periodo fu molto importante per Saint-Simon perché gli fece incontrare la realtà americana e sperimentare un nuovo modello di società. Dalle sue memorie relative a quel periodo, scopriamo che fu molto colpito di non ritrovare negli Stati Uniti le classi che esistevano in Francia e anche in tutta Europa. Infatti non esistevano né aristocratici né ecclesiastici essendo la maggior parte di coloro che partecipavano alla Chiesa americana appartenenti alla diverse confessioni riformate, le quali per la maggior parte erano prive di gerarchia ecclesiastica. Durante il periodo che intercorse fra l’ acquartieramento in terra americana e l’ impiego di questi truppe aggiuntive a fianco del corpo d’ armata di Rocambeau, poté vedere che le prime indicazioni furono quelle di eliminare tutte le divise degli ufficiali che portavano anche il modo appariscente i gradi di ognuno di loro. La misura era stata consigliata da Alexander Hamilton e da La Fayette a Washington dopo le note vicende dei cecchini e della uccisione degli ufficiali dell’ esercito di questo ultimo02. Da questa misura si impediva al nemico inglese di poter distinguere tra soldati e ufficiali e quindi preventivamente diventava inutile l’ uso dei cecchini per decimare gli ufficiali. La vicenda di Yorktown è nota. Il generale Cornwallis era sbarcato nella zona del Chesapeake con lo scopo di introdursi nel sud e di invadere mettendo a ferro e a fuoco le due Caroline (sud e nord). Dopo aver trovato una vera opposizione nella guerriglia dei minutemen della zona, era stato fermato dalla armata comandata da La Fayette che aveva fatto fallire il suo piano. A questo avevano contribuite le truppe fresche sbarcate a cui Saint-Simon apparteneva, e le artiglierie che con questi soldati erano state utilizzate da La Fayette. Per cui Cornwallis, stretto in un imbuto di terra vicino al fiume York, nella penisola del Chesapeake, non aveva altra soluzione che occupare e fortificare il porto e la città di Yorktown, al tempo non più di un modesto villaggio, in modo da resistere e attendere i rinforzi via mare che gli avrebbero permesso di prevalere sugli americani. Il Generale Clinton, a quel tempo Generale in capo delle Americhe, alle sue richieste di rinforzi non sviluppò un interessamento pari alla gravità della situazione, perché lui, almeno, occupava fermamente New York. Data la distanza delle due città tra di loro, Clinton si accorse solo dopo molto tempo che Washington e Rochambeau si erano trasferiti davanti a Yorktown, in quanto era stato ingannato dagli americani che davanti a New York si erano fortificati e al comando del Generale Nathanel Greene gli avevano fatto credere che volessero procedere ad un assedio di New York.
La supremazia strategica fu raggiunta dalla lungimiranza dell’ Ammiraglio de Grasse e dal suo compagno l’ Ammiraglio Barras, i quali compresero che il Generale Cornwallis poteva soltanto salvarsi se avesse ricevuto rifornimenti e rinforzi dal mare. Bloccarono, quindi, la Baia del Chesapeake e il porto di Yorktown e sconfissero la flotta di soccorso mandata dal Generale Clinton per questo scopo nella battaglia navale del Chesapeake (5 settembre 1781). Dal 6 Ottobre al 19 Ottobre 1781 (giorno della resa di Cornwallis a Washington) si svolse l’ assedio di Yorktown. Saint-Simon ricorda come le artiglierie francesi entrate in azione il secondo giorno riuscirono a distruggere la quasi totalità dei terrapieni e dei camminamenti di sicurezza costruiti dall’ esercito inglese a difesa di Yorktown. Ferito e preso prigioniero assieme ad alcuni suoi uomini dagli inglesi, durante una sortita, questi riuscirono solo a interrompere il fuoco delle batterie del distretto in cui Saint-Simon si era piazzato ma non riuscirono a distruggere i cannoni mantenuti in mano francese dai fanti americani. Saint-Simon, imprigionato dagli Inglesi nell’ abitato di Yorktown, poté sperimentare cosa accadeva quando una città era sotto il fuoco incrociato delle batterie dell’ esercito nemico. I Francesi da terra e la Flotta francese dalla baia di fronte al porto iniziarono un cannoneggiamento sistematico che per più di una settimana riuscì a distruggere tutte le postazioni inglesi e dopo aver colpito la piazzaforte di Yorktown, ne causarono l’ esplosione con uccisione e ferimento di tutti quelli che erano al suo interno e nel suo circondario. Dopo di questo il Generale inglese Cornwallis decise di arrendersi. Lui solo accompagnato da pochi ufficiali dello stato maggiore inglesi fu concesso di partire su una piccola imbarcazione alla volta di New York. I superstiti dell’ esercito inglese, quasi 7.000 uomini, furono imprigionati in campi di detenzione in Virginia e in Pennsylvania. Saint-Simon ritornato al suo comando rimase in America sino alla fine delle ostilità e ritornò a Parigi assieme al corpo di spedizione comandato da Rochambeau. il Trattato di Parigi (1783) riconobbe l’ indipendenza degli Stati Uniti dalla Inghilterra e determinò la fine della guerra.03
Rientrato a Parigi continuò il servizio nell’ esercito del Re sino al 1785 quando si congedò con il grado di Colonnello. Sostenuto dalle rendite derivanti dalle proprietà di famiglia incomincio a partecipare a delle imprese che in quel tempo ne accrebbero la fama e lo consacrarono come un giramondo agli occhi dei suoi contemporanei. Collaborò ad una spedizione militare franco-olandese in India contro le colonie inglesi che fallì. Partecipò al progetto spagnolo che avrebbe dovuto unire via fiume con un importante canale da città di Madrid con l’ oceano Atlantico attraverso di Guadalquivir. Questo progetto un fu mai realizzato. Esplosa la Rivoluzione francese (1789), Saint-Simon accetto di essere privato dei titoli nobiliari e di diventare un semplice cittadino pensando che il futuro fosse della affermazione dei diritti di tutti in modo uguale e paritario. Come ex nobile fu sospettato da Montagnardi e dai Giacobini vicini a Robespierre di essere un traditore a favore della Monarchia. Per questo fu catturato dalle guardie popolari della rivoluzione di Parigi assieme a tutta la su famiglia e richiuso nella Concèrgerie (il carcere di Parigi) in attesa di essere giudicato e condannato a morte dal tribunale rivoluzionario. Il 28 Luglio 1794, giustiziato Robespierre, travolto dalla congiura dei Temidoriani, che istituirono nuovamente la stato rivoluzionario senza più il regime del terrore, accanto alle epurazione dei fedeli di Robespierre, il Direttorio decise di amnistiare quelli che erano stati imprigionati ed erano in attesa del processo rivoluzionario. Questa fu la decisione politica che mise molti ex aristocratici in libertà come lo stesso Saint-Simon. Nel Novembre del 1794 Saint-Simon venne eletto Presidente della assamblea elettorare del Distretto di Falvy (nel Dipartimento de la Somme). Successivamente a Parigi egli fondò una impresa di trasporti Etablissement Saint-Simon, grazie alla quale fece fortuna e poté avere una agiatezza di vita con pochi eguali. Nel 1797, entrato in contrasto con gli altri soci dell’ impresa, decise di cambiare vita e di dedicarsi alle ricerche scientifiche e allo studio. Sino al 1802 frequentò i corsi dell’ Ecole polythecnique di Parigi e poi quelli di medicina. La sua casa era frequentata dalle massime autorità scientifiche del periodo anche in medicina. Si prodigò per aiutare molti giovani a studiare, anche se privi di mezzi. Questa opera filantropica andò avanti per molti anni al punto che nel 1803 egli pubblicò a Ginevra Lettres d’un abitant de Genève, nella quale auspicava la nascita di un nuovo ordine mondiale che si basava su una nuova religione quella che nasceva dalla scienza e dalla applicazione dei principi di Isaac Newton. Il governo avrebbe dovuto essere affidato a illustri personalità da scegliere nel mondo della scienza e della cultura da eleggere a suffragio universale, con il compito di promuovere la pace, il progresso e la felicità. Nell’ invocare il ruolo di guida dell’ Europa e degli europei egli non richiamava più quegli accenti razziali che invece, sino a quel momento, avevano riempito la retorica celebrativa della potenza degli Stati europei signori e padroni di quasi tutta la terra attraverso i loro imperi coloniali. Questa aspirazione fu frustrata dallo svolgersi di nuove guerre. Saint-Simon fu ridotto in miseria. Per sopravvivere riuscì ad ottenere un posto di copista dal Monte di Pietà. Non si fermò però nel perseguire i suoi sogni e nei suoi disegni. Cercò di pubblicare una nuova enciclopedia che non andò in porto. Nel 1813 egli si rese conto che il periodo rivoluzionario era concluso e quella che lui aveva preconizzato come la grande rivoluzione basata sulla rivoluzione industriale, sullo sviluppo delle scienze e di una nuova fratellanza universale era finita. Per questo vestì i panni del “consigliere del Principe” e si impegnò sui problemi europei di quel momento che scaturivano da una guerra praticamente continua dall’ scoppio della Rivoluzione francese che aveva ridotto tutti gli Stati e i popoli europei in miseria. Si rivolse a Napoleone con una lettera in cui lanciava una accorato grido e affermando che la situazione di degrado e rovina dell’ Europa erano state determinate dall’ uso distorto delle scienze e della stessa forza industriale della Francia che lui aveva usato per accrescere la potenza militare invece di cercate la pace e la concordia fra le parti in conflitto dell’ Europa. Le esortazioni a Napoleone non condussero a nulla e dopo la sconfitta di Waterloo (1815) l’ Europa si incamminò sulla strada della restaurazione. Nel 1814 con Napoleone Bonaparte esiliato all’ Isola d’ Elba, i principali Stati Europei Inghilterra Prussia, Russia, Impero asburgico, la stessa Francia rimessa nella mani dell’ erede di Luigi XVI, Luigi XVIII, nonostante il ruolo determinante della borghesia commerciale e industriale-finanziaria della Francia non ci pensarono due volte a riproporre il ritorno per tutti agli Stati europei, in precedenza conquistati da Napoleone, all’ Ancien Régime, con il richiamo al potere dei vecchi aristocratici, che con lungimiranza si erano allontanati all’ estero, nella prima fase della Rivoluzione francese. La proposta chiamata dal Congresso di Vienna Restaurazione era una proposta politica di fermare e far tornare indietro le lancette dell’ orologio della storia. Saint-Simon, non condividendo queste scelte simili a quelle che un dinosauro poteva fare solo se avesse deciso di nuotare contro la corrente del fiume della storia, decise di opporsi fermamente a queste nuove prospettive, condivise da molti nella stessa Francia. Il Congresso di Vienna, da parte sua, si propose di eliminare tutte le forme di industrialismo e le leggi che le regolavano, riportando i proprietari di imprese e di stabilimenti come quelli che si occupavano delle infrastrutture a misurarsi con un regime politico e giuridico in cui alla industrializzazione si riservava un ruolo marginale. La questione sociale, nata a metà della Rivoluzione francese, con il tentativo di costituire le società operaie e i sindacati, soffocate dalle leggi liberticide di queste libertà come la legge Le Chapelier, venne riportata alla ricostruzione delle servitù della gleba, che oltre a legare nuovamente alla terra i contadini che la dovevano coltivare, faceva degli operai delle industrie e degli opifici delle figure senza status alla mercé dei capitalisti e imprenditori vari a cui veniva lasciata la piena libertà di azione. Sono appunto di questo periodo il configurarsi degli eccessi sull’ uso del lavoro minorile e la piena non curanza per gli incidenti anche mortali sul luogo di lavoro. Mentre per scopi bellici si voleva incrementare lo sviluppo delle industrie siderurgiche e meccaniche che permettevano il riarmo dell’ esercito e la conquista di una supremazia non più legata al numero degli uomini che si impegnavano nelle campagne. La congiura degli eguali diretta e ispirata da Francois-Noel Babeuf (1797) fu uno dei punti estremi della reazione alla politiche borghesi della Francia prima e dalla Restaurazione in poi. Per questo Saint-Simon ritenne che si dovesse prendere una altra strada che sarebbe stata più fruttuosa delle congiure e delle cospirazioni se si aveva cuore la crescita e la liberazione degli operai, dei poveri e dei diseredati che la guerra aveva moltiplicato in tutta Europa. Tra il 1813 e il 1814 conobbe un giovare diciottenne insegnante di lettere Augustin Thierry, gli propose di diventare suo segretario e con lui scrisse il saggio sulla Riorganizzazione della società europea (1814).04
Prima di esaminare la portata di questo scritto è necessario analizzare il contesto in cui viene proposto. Prima di tutto Saint-Simon fu un filosofo sociale francese che aderiva completamente alla concezione romantica del progresso inevitabile del genere umano spinto dalla rivoluzioni scientifica e industriale. Ma rispetto a concezioni del destino necessario, che erano più illuministiche, egli aderì al criticismo di Immanuel Kant, che riteneva che questa progressione innarrestabile della storia umana verso il bene, anche se inevitabile,che però poteva essere fermata dalla azione dell’ uomo. Saint-Simon spiegò questa sua concezione definendo la storia come una sequenza di periodi critici e di periodi organici. Critici erano quelli di grandi rivolgimenti (es. La Rivoluzione francese), organici erano periodi di grande stabilità come il Regno di Luigi XIV di Francia. Ciascun periodo critico aspirava alla stabilità organica ma non era scontato che le sue pulsioni innovative sfociassero in conquiste stabili e durature per l’ umanità. Da questo la concezione che l’ opera politica dell’ uomo era determinante per guidare queste nuove forme del vivere sociale in questi tempi di cambiamento. Agustin Thierry stesso, essendo molto più giovane e figlio della Rivoluzione francese, aveva una visione egualmente romantica della storia, ma associava a questa una dinamica di classe che andava a determinare i mutamenti di condizione sociale. Thierry assunse proprio la dinamica descritta di John Millar, quale dinamica del decorso della storia. Karl Marx, conoscendo entrambi, trovò ispirazione dai loro studi per definire la teoria della lotta di classe proprio dai loro studi.
Esaminiamo ora la situazione europea. Gli Stati europei dal 1789 al 1814, furono progressivamente conquistati prima dalla Francia rivoluzionaria e poi da Napoleone Bonaparte. Nel periodo di piena potenza del suo impero 1811-1812, solo l’ Inghilterra e la Russia era indipendenti e non sottomesse al dominio della Francia napoleonica che veniva esercitato direttamente, oppure attraverso una monarchia di comodo che era composta sempre da uno stretto parente di Napoleone. Purtroppo questa strana unificazione degli Stati europei non era un qualcosa che aveva modificato le condizioni di vita delle popolazioni. Parte di loro rimanevano al livello dello sviluppo economico preesistente. Il commercio internazionale fra gli Stati ristagnava per favorire soltanto le importazioni delle merci e dei servizi prodotti in Francia. Coronamento di tutto questo era stata la proclamazione dei blocco continentale (21 Novembre 1806) con il decreto di Berlino che era diretto a escludere tutte le navi inglesi da qualsivoglia porto europeo e aveva come scopo di asfissiare il commercio internazionale che aveva reso florida l’ Inghilterra. Per questo si sviluppò una guerra per mare tra la flotta inglese e le navi dei vari Stati sottoposti al potere di Napoleone. La conclusione fu che quasi nessun stato fu esente da carenze di materie prime e di prodotti che normalmente venivano importati e poi commerciati al loro interno. Gli Stati Uniti d’ America stessi subirono degli arrembaggi contro le loro navi commerciali da parte delle navi inglesi, che in questo modo impedirono agli Stati europei di approvvigionarsi altrimenti. Nel 1809 a seguito delle pressioni diplomatiche gli americani ottennero delle droghe al blocco da Napoleone. Il Portogallo in mano inglese non rispettò più il blocco. Nel 1811 il divieto fu abrogato per tutte le merci provenienti dagli Stati Uniti. La Russia, in quello stesso anno, aprì i porti alle navi inglesi, nonostante il Trattato di Tilsit. Nel 1812 il blocco continentale fu trasformato in una tariffa doganale del 40% a favore dell’ erario francese su tutte le merci provenienti dall’ estero e in suo effetto fu quello di danneggiare le esportazioni di tutti gli Stati europei fratelli non compresi nello stato francese. Nell’ Aprile 1814 il Governo provvisorio con proprio proclama mise fine al blocco continentale. Nello stato francese poi, Napoleone, accanto ad una centralizzazione del potere esercitato mediante i Prefetti, decise però di introdurre delle riforme che liquidarono le innovazioni della Rivoluzione e diedero stabilità, garantendo e mantenendo solo delle piccole libertà individuali riconosciute a tutti i cittadini. Con il Codice di commercio egli rese, invece, libera l’ attività imprenditoriale, non ne sviluppò la vessazione attraverso le imposte e con l’ eliminazione del calendario rivoluzionario riallineò la Francia a tutti gli altri Stati europei. Dopo riconobbe la Religione cristiana come importante e con il successivo Concordato con il Papa permise alle congregazioni e alla attività religione educative, caritative e ospedaliere di avere legittimità in tutto il territorio francese e nelle colonie. I risultato finale fu una profonda recessione economica che colpì tutta l’ Europa oltre ad un poderoso disavanzo pubblico che partendo dalla Francia si estese a tutti gli Stati fedeli a Napoleone a causa delle spese di guerra. Dopo la sconfitta di Napoleone a Lipsia (1813) le forze che si erano alleate per combattere Napoleone il 18 settembre 1814 si riunirono a Vienna in quello che fu chiamato il Congresso di Vienna con il preciso scopo di smontare tutto quello che la Rivoluzione francese aveva realizzato in Europa e ricostruire le Monarchie e gli Stati preesistenti con il modello dell’ Ancien Régime.
Saint-Simon non poteva accettare che la deriva napoleonica (anche unita al discredito personale che Napoleone si era guadagnato per non aver risposto alla sua lettera) fosse lo spunto per una inversione del corso della storia facendo approdare la liberazione da Napoleone ad una forma di governo ancora più retriva di quella che sino a qual momento avevano subita. Inoltre Saint-Simon che era approdato ad una visione politica liberale (diritti individuali, tutela della proprietà, diritto di impresa e grande valore attribuito alla ricerca scientifica e alle sue applicazioni concrete), si era reso conto che non potevano essere smontate le innovazioni legislative che le leggi di Napoleone avevano attuato e nello stesso tempo non potevano essere represse le forme di ribellione dei lavoratori delle varie forme di industrializzazione che si erano formate nella Francia attraverso il divieto di critica al governo, la mancanza della libertà di stampa, la pluralità della vita politica che sotto Napoleone si era ridotta ad essere a favore della sia azione e della sua visione politica.05
Nella sua visione il Congresso di Vienna doveva essere l’ occasione per un serio ripensamento della storia europea e per avanzare una proposta innovatrice delle istituzioni, atta ad eliminare la guerra dalle terre europee facendo progredire la vita sociale e politica delle sue popolazioni. In ultimo doveva anche prevedere che il Congresso di Vienna non accettasse e respingesse questa proposta cercando un secondo interlocutore capace di portarla avanti. Saint-Simon si poneva quindi nei panni del Consigliere del Principe non richiesto, come prima di lui l’ Abate di Saint-Pierre, nella speranza che il tentativo avrebbe permesso di attuare un disegno politico innovativo. Gli interlocutori alternativi furono individuati nei Parlamenti Inglese e Francese, i quali avendo maturato una valida esperienza democratica, potevano diventare il motore propulsore di un disegno di unificazione politica di tutti gli Stati europei. Accanto ad metodo storico, necessario per una disamina del passato egli intese utilizzare il metodo analitico-sintetico per il concepimento di un assetto costituzionale comune per tutta l’ Europa.
Saint-Simon e Augustin Thierry partirono quindi dalla esistenza di una pluralità di Stati sovrani ed indipendenti coesistenti sul territorio europeo. Dalla pace di Westfalia (1648) la loro vita politica nella comunità di questi stati era stata segnata da un numero innumerevole di guerre che guidate dalla ragion di Stato altro non avevano fatto che aggravare le condizioni delle rispettive popolazioni e di mantenere la potenza dei singoli Stati nei limiti che era stati stabiliti alla loro fondazione. Però alcuni Stati come l’ Impero Austriaco, la Francia e la Russia avevano dimostrato che la propria ragion di stato li aveva spinti ad una serie di guerre di espansione che avevano allargato i loro rispettivi confini ma non aveva permesso la conquista di tutta l’ Europa. L’ avventura napoleonica era sta diversa. Al favore e alla forza della Francia repubblicana si era sostituita una politica imperialista che tra il 1811-1815 aveva permesso a Napoleone di dominare tutta l’ Europa escluse l’ Inghilterra e la Russia. La prima deduzione che si presentava era che la forza era l’ unico strumento che gli Stati potevano usane per risolvere i loro conflitti e i trattati di pace, come aveva spiegato Kant, erano cartastraccia perché privi di ogni efficacia di imperatività giuridica. Si doveva quindi affrontare il problema della costruzione di un ordinamento superiore agli Stati che introducesse il diritto e la democrazia per gli Stati Europei sostituendo alla forza gli strumenti del dialogo politico e della giurisdizione. Saint-Simon, anche se non conosceva come Kant i meccanismi costituzionali degli Stati Uniti d’ America, riuscì ad arrivare anche lui ad una visione di una Confederazione europea, che doveva mettere assieme gli Stati europei in modo che la guerra fosse impossibile. A quel punto, come testimonierà Agustin Thierry diversi anni dopo, il discorso non poteva essere condotto con lucubrazioni individuali ma doveva necessariamente essere frutto di un dibattito politico comune che fu elaborato da Saint-Simon assieme ai suoi amici che ne condividevano lo scopo e avevano a cuore la non distruzione delle conquiste che la Rivoluzione francese aveva introdotto negli Stati europei. A quel tempo si stavano formando due ideologie che avevano ottenuto il loro rispettivo seguito: i Liberalismo internazionale e il Socialismo internazionale. Iniziamo dal Liberalismo. In questa ideologia erano stati valorizzati i diritti della persona, principalmente individuali che in economia si concretizzavano nei diritto di libera impresa e nella richiesta di libero commercio in esportazione e importazione dal e per il resto del mondo. La logica era la seguente: se si voleva lo sviluppo e la felicità di un popolo lo si doveva lascia commerciale liberamente senza dazi in entrata o in uscita per tutti i prodotti o le merci. Le stesse imposte dirette e indirette dovevano essere ridotte al minimo Con il passare del tempo le economie dei rispettivi Stati si sarebbero sviluppate e le guerre non sarebbero state più necessarie perché all’ aumentare della ricchezza dei singoli sarebbe aumentata la ricchezza delle rispettive nazioni. Gli autori di questa dottrina furono Adam Smith (1723-1790), David Ricardo (1772-1823) e John Stuart Mill(1806-1873). Secondo questi autori agendo all’ interno di ciascun Stato era possibile depotenziare la carica aggressiva che aveva caratterizzato gli Stati Monarchici dell’ Ancien Règime e garantire un periodo di pace lungo e duraturo. Per il Socialismo che dobbiamo ora chiamare con un termine marxiano Socialismo utopico, il problema si poneva in termini differenti. La Rivoluzione industriale aveva creato una nuova classe sociale quella dei lavoratori delle industrie che a differenza dei contadini che erano legati alla loro terra e la coltivavano, stretti da contratti capestro della nobiltà prima e dei proprietari terrieri dopo, si presentavano sul mercato del lavoro scambiando la loro forza fisica con la retribuzione salariale giornaliera.
Questa classe in particolare fu individuata, prima di tutti, dallo stesso Saint-Simon e fu oggetto di studi, assai rudimentali in quel tempo per l’ assoluta mancanza di dati statistici 06 sulla popolazione. Il fatto nuovo che fu capito da Saint-Simon e dai suoi seguaci era che questa condizione operaia era simile in tutti gli Stati europei che avevano lo stesso grado di sviluppo della Rivoluzione industriale. Per loro la perdita del lavoro significava sempre la fame per loro stessi e la loro famiglia.
Da questa simmetria, quindi, nacque l’ idea che il problema della povertà e della mancanza di sostegno per chi perdeva il lavoro si potesse risolvere con delle forme di solidarietà collettiva che dovevano garantire questa classe di lavoratori. Fu così che Saint-Simon stesso, Charles Fourier e Robert Owen proposero queste forme di solidarietà, sino a costituire delle vere forme di cooperazione per il lavoro che escludessero lo sfruttamento di coloro che possedevano i capitali. Da qui nacque la proposta di creare un reseau internazionale che attraversasse i diversi Stati in cui queste organizzazioni erano insediate al fine di evitare queste forme di vessazione.
Un passo ulteriore fu fatto dai socialisti coevi alla Rivoluzione francese raccolti nella Società degli eguali e diretti da Noel Babeuf.
Nonostante le esecuzioni capitali (1796) molti di questi associati sopravvissuti furono il terreno fertile per la formazione dei sindacati clandestini francesi e del movimento politico socialista che non condivideva le posizioni del gruppo utopista. Le loro idee ancora non sistematizzate furono la base per le impostazioni di Karl Marx e Friedrich Hegels, i quali nella redazione del Manifesto del Partito Comunista (1848) dichiararono che i proletari (ossia la classe che avrebbe unificato operai e contadini contro i possessori dei capitali i capitalisti) avrebbero fatto progredire la storia di liberazione degli indigenti attraverso una unità politica di azione trasversale fra tutti gli Stati. La concezione materialista della storia teorizzava che la evoluzione umana era stata determinata dalla lotta di classe fra queste due classi: il proletariato e la Borghesia detentrice al tempo dei capitali. Quindi alla Borghesia si dovevano attribuire le responsabilità della guerra, come il periodo napoleonico aveva insegnato, a ai proletari il costo in termini di vite e sacrifici. Se i proletari avessero raggiunto il potere nei singoli Stati la guerra non avrebbe avuto più alcun interesse per essi perché consideravano fratelli gli atri proletari degli altri Stati e avrebbero ottenuto la tanta agognata pace.
Saint-Simon non si dichiarò convinto sia della teoria liberale sia della teoria socialista. Egli non vedeva la subordinazione del Federalismo alle rispettive ideologie come alcuni dei suoi contemporanei facevano (es. Thomas Jefferson). Anzi cercò di individuare la posizione distintiva tra la teoria politica che gli era necessaria e le necessità di soluzione che un progetto di unificazione politica europea richiedeva. Saint-Simon capì che non era il maggiore o minore liberalismo come il maggiore o minore socialismo che faceva lo Stato capace di superare la guerra. Ma se si esaminava lo Stato da un livello più alto guardando all’ insieme degli Stati coesistenti in un territorio, si capiva che la ragion di stato e l’ uso della forza erano gli unici strumenti utilizzabili. Se si voleva quindi superare lo stato di natura, che faceva combattere gli Stati fra di loro, era necessario costruire un ordinamento democratico superiore agli Stati e coercitivo verso di questi.
Questo ordinamento doveva essere costituito da Stati democratici e doveva anche lui essere uno Stato democratico. Per questo tutti gli europei si dovevano opporre alla ricostituzione dello Stato assoluto, sia monarchico sia dittatoriale. In questo Saint-Simon assomigliò molto ai patrioti svizzeri che in quei stessi giorni richiedevano al Congresso di Vienna la ricostituzione della Confederazione svizzera. Ma il suo progetto fu molto più ampio. Il potere doveva essere riposto in una Assemblea parlamentare europea liberamente eletta. In essa potevano sedere sono delle persone che oltre alla provata fede, fossero dotate di un reddito annuale superiore al 20 mila franchi. Egualmente chi avrebbe esercitato il voto doveva avere questa stessa condizione. Infatti per Saint-Simon si trattava di un voto basato sul censo in quanto, secondo lui, doveva proteggere la democrazia interna allo Stato e quella europea da derive rivoluzionarie e di ignoranza che caratterizzavano le masse proletarie di quel periodo. In questo si constata come il periodo del Terrore lo avesse segnato suscitando un lui una diffidenza per coloro che proletari non avevano conoscenza alcune degli affari politici. Per i candidati poi egli poneva un ulteriore vincolo che dovessero appartenere ai banchieri, agli industriali, agli uomini di scienza perché in questo modo si dotava l’ Assemblea parlamentare europea delle migliori menti e quindi gli stessi Stati che erano dentro le situazioni politiche da decidere e disciplinare. Questa ultima caratteristica strideva con le promesse dei vincitori di Napoleone che vollero ricostruire i vecchi stati con i vecchi sovrani al punto che persone già avanti negli anni, che si erano sempre opposte alle innovazioni di Napoleone, appena insediati al potere, si preparavano ad abrogare tutto l’ apparato legislativo liberale che questo ultimo aveva costruito. Con la loro opera i cittadini degli Stati ritornarono ad essere sudditi ossia ad essere governati come delle cose e non come persone dotate di diritti inalienabili.
Poi Saint-Simon decise che la Confederazione europea fosse basata sulla ripartizione dei poteri: alla Assemblea il legislativo al governo l’ esecutivo e alla Corte di giustizia il giudiziario. In particolare il Re europeo doveva essere eletto da tutti i cittadini degli Stati membri e rimaneva in carica per solo cinque anni. Da lui dipendeva il Governo europeo e a sua volta doveva ottenere il voto di fiducia della Assemblea parlamentare europea. Al cadere della fiducia questo doveva essere sostituito da parte del Re. La Corte europea aveva competenza sulle leggi e sulle sentenze anche se non ancora ben specificato il potere giudiziario fu concepito come un potere piramidale che dagli stati saliva sino alla confederazione accanto ad una parvenza di giurisdizione di legittimità costituzionale non ancora definita.
Come Saint-Simon presagì il Congresso di Vienna non considerò il suo progetto. Anzi il Principe di Metternich, eminenza grigia dell’ Impero austriaco, lo liquidò come un utopista che non aveva capito che la Rivoluzione francese era finita e che non c’ era alcuna eredità da salvare. Gli interlocutori ulteriori i Parlamenti di Francia e di Inghilterra, il primo salvatosi dalla occupazione straniera e il secondo forte di aver sconfitto il francese Napoleone, non considerarono degno di interesse il progetto. Inoltre la pubblicazione a stampa fatta a Parigi ebbe una bassa diffusione. Per questo Saint-Simon assieme ai suoi amici decisero che era necessario un lavoro culturale di formazione delle popolazioni europee su tutto il contesto. Creato il movimento sansimonista egli fu attivo nel movimento socialista, ma fu liquidato per le sue idee di solidarietà e per le sue posizioni sulla Religione cattolica che quelle forze che non condividevano e non volevano mantenerle in vita. I socialisti scientifici si dichiararono atei e decisi a realizzare la lotta di classe, Giuseppe Mazzini decise di allontanarsi da questo socialismo perché lo considerava in contrasto con l’ idea di nazione che lui andava propugnando e per di più andava affermando che una volta costruita l’ Europa delle nazioni sarebbe stato inevitabile costruire la Federazione europea. In questo modo Mazzini definiva il processo costituente europeo che avrebbe creato lo Stato federale europeo. Saint Simon da parte sua fu uno dei padri della nuova scienza la Sociologia la quale si poneva il compito di studiare la società mediante l’ esame dei dati reali della popolazione. Cosa che sia August Comte e John Stuart Mill considerarono degradante perché, secondo il loro modo di vedere, non era più sostenuta dal pensiero filosofico sociale dal quale proveniva. Nonostante queste critiche a lui si deve la nascita del Positivismo a cui Auguste Comte diede contenuto e forma, della Sociologia fondata dallo stesso Comte e delle analisi dei fenomeni sociali mediante modelli matematici allora primitivi e imprecisi. Nella sua opera l’ Organizzatore (1819-1820) egli diede un saggio del suo acume investigativo dei fenomeni sociali. Questo suo lavoro fu considerato, in anni più vicini a noi, come uno degli antesignani della Sociologia delle organizzazioni. Infatti in esso sono raccolti moltissimi di quegli spunti che sono alla base di questa disciplina, molti anni prima della sua fondazione. Per il Federalismo Saint-Simon è ancora un solitario ma ha dimostrato che attorno ad un progetto politico si possono catalizzare delle persone e formare un movimento politico che combatta per la sua realizzazione. Il suo Progetto di riorganizzazione può essere considerato come un valido esempio di questo percorso politico che oggi in Europa stiamo ancora percorrendo. Saint-Simon negli ultimi anni della sua vita dovette combattere contro la povertà. Alcuni suoi allievi e amici cercarono di sostenerlo sino alla sua morte (1825). I Sansimoniani che sopravvissero alla sua morte furono testimoni di una ideologia che aveva una cieca fede nel progresso dell’ umanità che sarebbe stato attuato attraverso la industrializzazione e con il lavoro degli scienziati. Per questo i suoi membri erano convinti che per accellerare questo processo il governo degli Stati doveva essere affidato a questi uomini. Poi professavano anche una convinzione di uguaglianza di condizioni fra uomo e donna al punto che scrittrici come George Sand considerava eminenze morali contemporanee Saint-Simon ed Barthélemy Prosper Enfatin per queste loro posizioni di eguaglianza di genere. dal punto di vista politico il combinato di queste condizioni avrebbe permesso il miglioramento di vita dei proletari e infine una visione politica e mistica del cammino dell’ umanità verso una vera unità politica futura. Questa concezione fu definita cosmopolitismo in contrapposizione alla visione Nazionale che si andava affermando nella politica del dopo restaurazione.
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01. Per gli approfondimenti sulla biografia di Claude Henry de Saint-Simon si veda: le fonti francesi e le fonti inglesi. In particolare è utile: : L’ Europe de Saint-Simon / Charles-Olivier Carbonell. – Touluse: Editions Privat. – 2001.
02. Sulla vicenda è interessante osservare che il quadro conservato nella reggia di Versailles è una prova della grande eco che i principali protagonisti della vicenda hanno ottenuto in terra francese. Il quadro fu commissionato da Luigi Filippo re di Francia (1830-1848). In quel quadro sono rappresentati tutti i protagonisti: Rocambeau, Saint-Simon, La Fayette, Washington mentre si accordano sulla strategia per espugnare Yorktown. La descrizione celebrativa del pittore fu una
risposta a tutto quello che la Rivoluzione francese aveva fatto contro di loro e la apposizione del quadro nella galleria della reggia era un modo per celebrare la loro gloria e la memoria della
nazione sul loro operato.
03. Sul ruolo dei cecchini nella guerra di indipendenza americana si veda la biografia di Patrick
Ferguson che oltre aver inventato il fucile a retrocarica chiese di creare il corpo di tiratori scelti da usare in battaglia per eliminare gli ufficiali americani. La sua invenzione dimenticata nello scetticismo generale del tempo fu come il corpo dei tiratori scelti dimenticato dall’ Esercito inglese.
04. Il saggio: De la Réorganisation de la societé européenne (1814), Paris: Rivages. – 2014 è tradotto il italiano negli scritti di Claude-Henry de Saint-Simon.- Opere. – A cura di Maria
Teresa Bovetti Picchetto. – Torino: Utet. – 1975. Rimane sempre valida la traduzione e il commento di Armando Saitta in: La riorganizzazione della società europea. / Henri de Saint-Simon e Augustin Thierry; traduzione e introduzione di Armando Saitta. -Roma: Atlantica. – 1945. – 107 p..
Sul periodo storico e il valore di questa opera per il Federalismo europeo del xix secolo si vedano Luca Scuccimarra (2011) e Franco Spoltore (2010). Infine rimane sempre attuale nel capitolo XI del v. 5 della Storia della Filosofia: La Filosofia del Romanticismo. / Nicola Abbagnano. – Milano: TEA. – 1993 il paragrafo 630 La Filosofia sociale in Francia dedicato a Saint-Simon e agli altri filosofi suoi contemporanei.
05. Napoleone aveva suscitato grandi speranze nei Giacobini italiani, meno nei francesi liquidati dal suo colpo di stato. L’ evoluzione verso il potere assoluto, anche se mitigato da una incoronazione a imperatore dei Francesi, aveva tolto le disillusioni repubblicane egualitarie.
Quando il Congresso di Vienna ricostituì gli Stati preesistenti, questi stessi furono il lievito che sviluppò movimenti di indipendenza e di unificazione fra diversi stati (Germania e Italia)
e aspirazioni alla restaurazione di principi costituzionali che l’ Ancien Régime rifiutava ed aveva
nettamente abolito.
06. Fu Lambert-Adolphe-Jacques Quételet che nel 1853 costituì il primo Istituto di Statistica a Parigi, incaricato di raccogliere queste serie di dati sulla popolazione francese. Dopo di questo quasi tutti gli Stati europei costituirono Istituti similari con gli stessi scopi.