Il valore più importante che guida la azione politica del Federalismo è la pace. Diversamente da tutti gli ambiti filosofici, religiosi, e di ispirazione umanistici, che hanno sempre considerato la pace come una situazione precaria della storia dell’ uomo, i primi Federalisti si posero l’ obbiettivo di raggiungere una pace permanente. Per costruirla non solo si doveva appartenere ai cultori del pacifismo ma anche trovare una situazione storico-sociale che permettesse la costruzione di istituzioni politiche e giuridiche che ne promuovessero e mantenessero l’ esistenza. La prima scoperta fu che la situazione della Comunità internazionale basata sulla applicazione del principio di equilibrio conduceva gli Stati che vi facevano parte ad un confronto basato sull’ uso della forza, essendo questa ultima il solo mezzo utilizzabile per la soluzione delle controversie. 01
Kant elaborò la distinzione classica fra assenza di guerra e pace. Assenza di guerra è la situazione che si produce quando si è cessata una guerra e non se ne è incominciata una seconda. L’ intervallo di tempo, che nel parlare comune intercorre fra queste due guerre, si chiama pace e deve essere indicato, più correttamente, come assenza di guerra.
La pace, invece deve essere una situazione in cui è impossibile ricorrere alla guerra per risolvere le controversie in atto. Kant indica nella costruzione di uno Stato federale mondiale, in cui gli Stati membri siano parte di esso, la linea su cui operare per ricondurre il diritto internazionale ad essere un vero diritto con valore imperativo delle sue norme. Accanto a questo, per Kant, era necessario realizzare anche delle istituzioni comuni che avrebbero permesso di instaurare lo Stato mondiale al posto della anarchia internazionale operante.
Il suo pensiero si dovette misurare con tre grandi prove che i suoi avi e la sua generazione dovette sopportare: la guerra dei trenta anni (1618-1648) chiusasi con la pace di Westfalia,, la guerra di successione spagnola (1701-1713) chiusasi con la pace di Utrecht e la guerra dei sette anni (1756-1763) chiusasi con la pace di Parigi. La prima fece crollare gli ultimi istituti della Communitas Cristiana conducendo gli Stati membri della comunità internazionale sulle stesso piano e riducendo a questo livello lo stesso Impero erede di quello fondato da Carlo Magno. In più gli Stati membri si divisero in rapporto alla religione professata dal monarca regnante (cuius regio eius religio), facendo in modo che i sudditi praticanti di una diversa religione fossero obbligati ad emigrare in altri stati in cui questa veniva praticata. Chi non migrava volontariamente era perseguitato al punto che era costretto ad emigrare. Con la pace di Utrecht la maggior parte delle colonie americane francesi passarono sotto in dominio inglese e cambiarono la geografia coloniale del nuovo mondo. Con la guerra dei sette anni la pace lasciò l’ Europa e la guerra prese il suo posto. Non ci fu Stato che non fosse coinvolto nella sua partecipazione compresi i possedimenti coloniali che si estendevano in tutto il globo. Quasi tutte le famiglie residenti in Europa erano state toccate dai lutti della guerra. La Prussia di Kant ne era uscita irrobustita militarmente e con nuovi territori ma aveva provato quello che Kant poi scrisse: che le relazioni internazionali prevalgono sulla politica interna e condizionano la vita stessa dei popoli a causa della Ragion di Stato che questi perseguono. Per cui perseguire una politica di pace voleva dire per Kant fare in modo che la Comunità internazionale fosse sottoposta al diritto e che questo oltre alla sua imperatività intrinseca avesse anche delle istituzioni coercitive che ne impedissero la violazione degli obblighi assunti con il ricorso alla guerra. 02
Accanto ad una nuova concezione della Comunità internazionale si pongono anche i rapporti con gli altri valori. La pace non potrebbe essere praticata da sola se non coniugata con la democrazia, la libertà, la giustizia sociale. La democrazia significa che la vita politica si esercita e si decide attraverso il voto (ogni testa un voto). Non si può pensare di avere una democrazia limitata a causa del censo, della capacità di leggere e scrivere, oppure di limitare l’ esercizio di voto ai soli cittadini che sono nati in quel territorio. L’ esercizio del voto deve essere universale se si vuole che una comunità umana diventi popolo per quello Stato. Nelle relazioni internazionali questo non era vero almeno nel periodo storico in cui scriveva (l’ età dei lumi) perché la dichiarazione dei diritti dell’ uomo non era ancora stata redatta, e ci volle molto tempo dopo la sua emanazione perché diventasse pratica comune di tutti gli Stati. I diritti della persona sono la base per l’ esercizio dei diritti politici su cui deve essere basata la democrazia, per la determinazione delle libertà individuali e collettive, perché il lavoro passi da un regime schiavistico ad un regime contrattuale che si innesti nella dinamica politico-democratica.
Sul terreno internazionale queste considerazioni si fermavano ai confini degli Stati, perché la nascita degli Stati Nazione, specialmente in Europa, aveva limitato il loro affiorare, trattenendoli all’ interno del singolo Stato. Essere cittadino aveva senso solo nel singolo Stato. Se questa persona si trasferiva in un altro Stato, sebbene confinante con il suo originario, egli assumeva la condizione di straniero e come tale veniva tollerato, oppure secondo dei periodi storici anche perseguitato. Qualcosa di questo ne sanno le minoranze presenti talvolta in più Stati contigui, oppure coloro che professano una religione per secoli perseguitata come l’ Ebraismo. Erano costretti a emigrare di Stato in Stato, quando potevano risiedere in un luogo erano sottoposti a delle restrizioni (si pensi ai Ghetti ebraici), oppure erano sottoposti a pratiche di assimilazioni forzata (conversioni al cristianesimo). Si pose quindi il problema dei diritti della persona in relazione alla pluralità degli Stati presenti e attivi nella Comunità internazionale. Fu l’ opera dei costituenti americani ad affrontare il problema nella fondazione della prima federazione della storia. Se il popolo originario é inglobato in diversi Stati fra loro distinti e indipendenti 03 si deve fare in modo che questi popoli partecipino alla fondazione di uno Stato sovrano federale in cui i vari Stati di origine siano parte. La loro assemblea Costituente nel rimettere ai singoli popoli la ratifica la costituzione federale propose la scelta fra il rimanere quello che erano oppure scegliere di diventare il nuovo popolo unico della nuova federazione. Le 13 Colonie americane fecero questa scelta ratificando in tempi diversi la loro adesione alla federazione e da questo il popolo americano non fu la somma dei 13 popoli precedenti ma una nuova realtà sovrana su cui poggiavamo i diritti e le facoltà politiche collettive. Il popolo americano in questo modo andò a definire il concetto di cittadinanza in modo comune, la vita dei partiti che si sarebbero combattuti per la conquista del potere, ma mai nessun Stato membro si sentì estraneo alla federazione a cui l’ atto costituente diede la sovranità originaria che lo pose nella comunità internazionale come soggetto pieno a tutti gli effetti. 04
A prova di questo si deve ricordare che gli Stati del sud degli Stati Uniti d’ America, che avevano iniziato la guerra di secessione (1861-1865), non vollero tornare alla situazione dello Stato sovrano individuale (le precedenti colonie). Ma richiesero dignità e protezione costituzionale federale per far ritornare legittima la stessa schiavitù, in modo da legittimare una struttura sociale basata sullo sfruttamento dell’ uomo e mantenere una situazione produttiva agricola anteriore all’ avvento del capitalismo in contrasto con la dichiarazione dei diritti che era stata inserita nella Costituzione dopo pochi anni dalla sua entrata in vigore. La vittoria degli Stati del Nord che avevano mantenuto ferma la costituzione originaria fece in modo che la sua attuazione si allargasse anche agli Stati del sud portando a quelle popolazioni l’ applicazione di quei diritti che in precedenza venivano negati a loro. In anni più recenti il movimento dei diritti civili travolse tutto ciò che di schiavistico ancora rimaneva realizzando la parità civile e politica fra le persone, allora discriminate per il colore diverso della pelle. 05
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01. Queste affermazioni sono esposte bene da Immanuel Kant in bibliografia sezione 04 n. 63 nei saggi contenuti: Per la pace perpetua e Sulla Storia dal punto di vista cosmopolitico, e da Lord Lothian al n. 55.
02. Su tema si può leggere la biografia del re Federico II di Prussia per comprendere tutte queste vicende e le loro conclusioni.
03. Quando gli autori del Federalista si interrogarono sul significato di questa nuova concezione, la soluzione era stata raggiunta per via empirica dalla Convenzione di Filadelfia. Nonostante tutto essa diventò un modello universale che è la base, oggi, per il processo costituente di un qualsivoglia Stato federale. Sul tema si leggano i nn. 1, 2-5 del Federalista scritti da Alexander Hamilton e da John Jay per capire come da più popoli si può arrivare ad avere un solo popolo.
04. In questo ultimo periodo (2015-2019) specialmente in Europa, intellettuali e politici hanno diffuso l’ idea che trasformare la Unione Europea in uno Stato Federale sarebbe trasferire parte della sovranità degli Stati nazionali alla Unione Europea che poi come soggetto estraneo, altro dagli Stati, la eserciterà al suo posto. La storia della idea federalista prova, partendo dagli Stati Uniti d’ America, che il trasferimento della sovranità dagli Stati federati allo Stato Federale non è un privare lo Stato federato di quella parte di sovranità, ma di renderlo abile ad esercitarla in modo comune con gli altri Stati membri. Infatti l’ attribuire la politica estera alla federazione non significa privare gli Stati della facoltà di decidere la pace o la guerra, ma di porre questa nelle mani di un organo collegiale e democraticamente eletto il Congresso, che deve autorizzare il Governo federale a fare la pace o dichiarare la guerra. In conclusione coloro che affermano questo sono ancora prigionieri dello schema nazionalista e non hanno ancora percepito la differenza rivoluzionaria che la creazione dello Stato federale porta con sé.
05. Questo non vuol dire che l’ odio razzista sia scomparso negli Stati Uniti d’ America, ma almeno, non ha più cittadinanza. Bisogna anche ricordare che la grande etnia dei Nativi americani fu privata sino al 1929 della cittadinanza. Dopo il riconoscimento della loro dignità ci sono voluti molti anni perché una parte consistente dei nativi facesse parte della integrazione e della partecipazione alle caratteristiche del popolo americano. per coloro a cui interessa si veda la voce Nativi Americani.