NOTA EDITORIALE DEL TRADUTTORE
Come è ricordato dai Presidenti della Conferenza Ecumenica delle Chiese (CEC) e dal Presidente della Conferenza delle Conferenze episcopali europee (CCEE), nel 2001 a Strasburgo la loro collaborazione diede vita alla prima Charta oecumenica, che ha avuto una grande importanza ma non ha prodotto quei frutti che i redattori si erano prospettati a causa della inerzia delle singole comunità cattoliche, evangeliche e ortodosse, che in questi venti anni non sono andate oltre ai piccoli passi in incontri e nella condivisione della fede e della vita ecclesiale. Ricordo di aver illustrato, durante le meditazioni di una novena dedicata a S. Michele Arcangelo presso la Chiesa cattolica di S. Nicola di Bari a Marina di Gioiosa Ionica molti anni fa, i contenuti di questa prima charta e ebbi la possibilità di constatare come fosse sconosciuta alla maggior parte dei fedeli e dei presbiteri. Ora con la firma della sua seconda stesura, avvenuta in Roma presso l’ Abbazia delle tre fontane, luogo in cui fu martirizzato San Paolo, il 5 Novembre 2025 i Vescovi Nikitas (Archbishop of Thyateira and Great Britain President of the Conference of European Churches) CEC e Gintaras Grušas (Archbishop of Vilnius President of the Council of European Bishops’ Conferences) CCEE, chiamano tutti fedeli, presbiteri, vescovi e organismi europei e mondiali ad un nuovo compito quello di promuovere una maggiore integrazione tra le confessioni cristiane, ad aprirsi a relazioni profonde e strette con le altre Religioni non cristiane, a sostenere i loro rispettivi fedeli, che hanno subito l’ emigrazione in altri Stati a a causa delle guerre, nel solco tracciato da Papa Francesco, cinque anni fa, con la “Fratelli tutti”.
Proprio per dare un piccolo e personale contributo a questa road map, il traduttore ha atteso circa un mese che gli organi sopranazionali provvedessero ad una traduzione il lingua italiana della Nuova Charta Oecumenica 2025. Poiché sino ad oggi non è stata annunciata né pubblicata, ha ritenuto di tradurla di persona e renderla fruibile a tutti coloro che sono di lingua italiana su questo sito. Ricordo che la nuova Charta espone dettagliatamente gli impegni suoi vari punti e spiega che questi devono essere perseguiti assieme alle altre confessioni cristiane. Mi auguro e chiedo al Signore la grazia di vedere, almeno in parte, realizzati questi punti negli anni a venire.
Fornisco ora loro alcuni riferimenti importanti che preparino alla lettura della Charta:
La prima stesura della Charta Oecumenica del 2001 – Stasburgo
La seconda stesura della Charta Oecumenica del 2025 – Roma.
Ricordo che il testo è in lingua inglese ed è coperto dal copyright.
La Charta oecumenica rappresenta una pietra miliare nello sviluppo delle relazioni interconfessionali cristiane.
Papa Leone XIV riceve i rappresentanti della CEC e CCEE dopo la firma della nuova stesura della Charta Oecumenica.
Rivolgo a tutti coloro che leggeranno questa nota i miei più cari auguri di un Santo Natale di nostro Signore Gesù Cristo.
Riccardo Marena&—————-& &———————–& &—————————& &————————–&
| INDICE PREFAZIONE ED ENCOMIO INTRODUZIONE E OSSERVAZIONI GENERALI I. CREDIAMO NELLA “UNA SANTA CHIESA CATTOLICA E APOSTOLICA” 01. Chiamati insieme all’unità nella fede II. IN CAMMINO VERSO L’UNITÀ VISIBILE DELLE CHIESE 02. Ascoltare la Parola di Dio e pregare insieme 03. Muoversi gli uni verso gli altri 04.Testimoniare insieme 05. Proseguire nel dialogo e agire insieme 06. I giovani nelle Chiese e nell’ Ecumenismo III. SFERE DI INCONTRO IN EUROPA 07. Partecipare alla costruzione dell’Europa in un mondo che cambia 08. Rafforzare le relazioni con gli ebrei e l’ebraismo 09. Rafforzare le relazioni con i musulmani e l’Islam 10. Coinvolgendo le altre religioni e le visioni del mondo IV. CAMPI DI RESPONSABILITÀ CONDIVISA E DI IMPEGNI CONDIVISI IN EUROPA 11. Impegno per la pace e la riconciliazione 12. Salvaguardia del creato 13. Viaggio con migranti, rifugiati e sfollati 14. Ci impegnamo nelle nuove tecnologie |
PREFAZIONE E COMMENTO
“Gloria al Padre, al Figlio, e allo Spirito Santo”
Come Conferenza delle Chiese Europee (KEK) e Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), rendiamo grazie a Dio per la crescente comunione tra le Chiese in Europa dalla firma della Charta Oecumenica nel 2001. Per oltre due decenni, la Charta ha svolto un ruolo importante nel fornire risorse e plasmare gli sviluppi ecumenici in molte parti d’Europa. La Charta Oecumenica è stata accolta in modo diverso dalle Chiese in tutta Europa. In alcune regioni è stata poco utilizzata; in altre ha fornito le basi per il dibattito e la cooperazione ecumenica. La Charta è stata utilizzata per stabilire partenariati o accordi ecumenici, per ispirare progetti ed eventi e per contribuire al riconoscimento reciproco del battesimo tra le Chiese a livello regionale. Da quando la Charta Oecumenica è stata firmata per la prima volta nel 2001, l’Europa, le Chiese e l’ Ecumenismo sono cambiati. Di fronte a questi sviluppi, abbiamo riconosciuto la necessità di aggiornare il testo della Charta Oecumenica. Questo aggiornamento riflette la nostra continua speranza e il nostro impegno per approfondire l’unità nella diversità delle nostre Chiese, ascoltando la preghiera di Cristo affinché “tutti siano una cosa sola” (Giovanni 17:21). Rendiamo grazie per la fiducia e l’amicizia, per le opportunità di ascoltare insieme la Parola di Dio e di testimoniare e agire insieme. Allo stesso tempo, riconosciamo e ci rammarichiamo per il persistere delle divisioni tra le Chiese e per le nostre mancanze umane nella fede, nell’amore e nella speranza. Adottiamo questa Charta aggiornata con la fiducia che Dio ci guiderà nel nostro cammino reciproco, verso una comunione e una comprensione più profonde, e ci sosterrà nella nostra responsabilità condivisa, non solo gli uni verso gli altri, ma anche per il futuro dell’Europa e del mondo.
“Gesù Cristo, Signore dell’unica Chiesa, è la nostra più grande speranza di riconciliazione e di pace. Nel suo nome ci impegniamo a proseguire il nostro cammino comune in Europa. Preghiamo affinché Dio ci guidi attraverso la potenza dello Spirito Santo. Che Dio ci renda perfetti in ogni buona opera e accolga la nostra concordia come persone unite nell’ unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.”
Come Presidenti della Conferenza delle Chiese Europee (KEK) e del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE), rendiamo grazie a Dio per la crescente comunione tra le Chiese in Europa dalla firma della Charta Oecumenica nel 2001. Per oltre due decenni, la Charta ha svolto un ruolo importante nel fornire risorse e plasmare gli sviluppi ecumenici in molte parti d’Europa.
La Charta Oecumenica è stata accolta in modo diverso dalle Chiese in tutta Europa. In alcune regioni è stata poco utilizzata; in altre ha fornito le basi per il dibattito e la cooperazione ecumenica. La Charta è stata utilizzata per stabilire partenariati o accordi ecumenici, per ispirare progetti ed eventi e per contribuire al reciproco riconoscimento del battesimo tra le Chiese a livello regionale.
Da quando la Charta Oecumenica è stata firmata per la prima volta nel 2001, l’Europa, le Chiese e l’ Ecumenismo sono cambiati. Di fronte a questi sviluppi, abbiamo riconosciuto la necessità di aggiornare il testo della Charta Oecumenica. Questo aggiornamento riflette la nostra continua speranza e il nostro impegno per approfondire l’unità nella diversità delle nostre Chiese, ascoltando la preghiera di Cristo affinché “tutti siano una cosa sola” (Giovanni 17:21).
Ringraziamo per la fiducia e l’amicizia, per le opportunità di ascoltare insieme la Parola di Dio e di testimoniare e agire insieme. Allo stesso tempo, riconosciamo e ci rammarichiamo per il persistere delle divisioni tra le Chiese e per le nostre mancanze umane nella fede, nell’amore e nella speranza. Adottiamo questa Charta aggiornata con la fiducia che Dio ci guiderà nel nostro cammino reciproco, verso una comunione e una comprensione più profonde, e ci sosterrà nella nostra responsabilità condivisa, non solo gli uni verso gli altri, ma anche per il futuro dell’Europa e del mondo.
“Gesù Cristo, Signore dell’unica Chiesa, è la nostra più grande speranza di riconciliazione e di pace. Nel suo nome ci impegniamo a proseguire il nostro cammino comune in Europa. Preghiamo affinché Dio ci guidi attraverso la potenza dello Spirito Santo. Che Dio ci renda perfetti in ogni buona opera e accolga la nostra concordia come persone unite nell’ unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.”
+ Nikitas Archbishop of Thyateira and Great Britain President of the Conference of European Churches
+ Gintaras Grušas Archbishop of Vilnius President of the Council of European Bishops’ Conferences
INTRODUZIONE E OSSERVAZIONI GENERALI
Il desiderio di fornire una versione aggiornata della Charta Oecumenica è legato ai numerosi cambiamenti che l’Europa, le Chiese e l’ Ecumenismo hanno subito negli ultimi due decenni. Come cristiani, guardiamo con speranza al futuro, poiché viviamo nell’attesa del Regno di Dio, ancora da venire e già presente in questo mondo. Noi – firmatari della Charta, della KEK e del CCEE – riconosciamo i frutti del Vangelo di Cristo nella vita delle nostre società. Tuttavia, riconosciamo anche che la crisi climatica è diventata più urgente; guerra, sfollamenti, povertà, populismo, abuso della religione e molte difficoltà interconnesse hanno causato grande sofferenza e profonda ansia. Il rapido sviluppo tecnologico ha cambiato le nostre realtà in modi che stiamo ancora cercando di comprendere. Anche l’Europa sta diventando sempre più secolarizzata e, nella maggior parte del continente, il ruolo delle Chiese non può più essere dato per scontato. Questa perdita di influenza ha molte cause, tra cui la mancanza di credibilità dovuta a peccati personali e strutturali nelle Chiese.
In questa situazione, la necessità di una condivisione ecumenica è diventata sempre più evidente. La nostra missione oggi è quella di testimoniare la nostra fede, impegnandoci nel dialogo, anche al di là delle relazioni intercristiane, e servendo i popoli d’Europa, dall’Atlantico agli Urali, da Capo Nord al Mediterraneo. Analogamente a questa ampia comprensione dell’Europa, la Charta testimonia l’unica Chiesa universale di Cristo, che si manifesta in varie Chiese locali. Invitiamo tutte le Chiese, i consigli ecclesiastici, gli organismi e le iniziative ecumeniche ad associarsi alla Charta aggiornata.
La Charta aggiornata ha un nuovo ordine, partendo dalla nostra fede, dal nostro ascolto della parola di Dio e dalla nostra testimonianza condivisa, per poi identificare ambiti di incontro e infine affrontare ambiti di responsabilità e impegno condivisi in Europa. Alcuni di questi ambiti hanno richiesto l’aggiunta di nuovi capitoli, in particolare sulla pace e la riconciliazione, sulle migrazioni e sulle nuove tecnologie. Riconoscendo il ruolo centrale che i giovani hanno sempre svolto nelle Chiese e per l’ Ecumenismo, abbiamo dedicato un capitolo separato ai giovani e al loro coinvolgimento. Inoltre, la Charta aggiornata contiene più impegni, anche più dettagliati. Essi riflettono una crescita delle relazioni ecumeniche, ma anche la loro diversificazione. Allo stesso tempo, gli impegni contengono raccomandazioni specifiche, incoraggiando le Chiese e gli attori ecumenici ad adottare misure concrete e a utilizzare la Charta sia nel suo complesso che in parti, a seconda dei contesti, delle situazioni e delle esigenze.
Sebbene la revisione sia stata guidata da un gruppo di lavoro congiunto KEK-CCEE, le Chiese e gli organismi ecumenici in tutta Europa hanno mostrato grande interesse e impegno nel processo di consultazione che ha ispirato questo testo rivisto. Il loro ampio e profondo impegno con il testo, i loro commenti perspicaci, le loro risposte sfumate e costruttive sono stati decisivi per il processo di revisione. Inoltre, i loro contributi testimoniano i frutti che possono derivare dall’impegno con il testo e i suoi impegni. Ci auguriamo che tale impegno sia continuo. Come in precedenza, la Charta Oecumenica aggiornata delinea le responsabilità ecumeniche fondamentali di tutte le Chiese in Europa, da cui derivano linee guida e impegni. La Charta intende promuovere una cultura ecumenica di dialogo e cooperazione a tutti i livelli della vita ecclesiale e fornire criteri condivisi per tale cultura. Riconosciamo, tuttavia, che non ha i caratteri del magistero o dogmatico; né è giuridicamente vincolante ai sensi del diritto ecclesiastico. La sua autorità e il suo scopo derivano dall’impegno volontario delle Chiese europee e delle organizzazioni ecumeniche a utilizzare, adattare e attuare la Charta in modi appropriati e fruttuosi a diversi livelli e in diversi contesti. Questa versione aggiornata si propone di seguire lo spirito e l’eredità della Charta Oecumenica originale e di contribuire alla sua continua rilevanza e utilità.
I. CREDIAMO IN “UNA UNICA CHIESA APOSTOLICA E CATTOLICA”
“[Fate] ogni sforzo per conservare l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo e un solo Spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti” . (Efesini 4:3-6)
01. Chiamati insieme all’unità nella fede
Con iL Vangelo di Gesù Cristo, secondo la testimonianza della Sacra Scrittura e come espresso nel Credo ecumenico niceno-costantinopolitano del 325/381, crediamo in un solo Dio, “Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra”; un solo Signore Gesù Cristo, che nella sua incarnazione, crocifissione e risurrezione ci rivela l’amore di Dio e il mistero della riconciliazione; e nello Spirito Santo, “datore di vita”, che ci spinge a vivere in koinonia (comunione e condivisione partecipativa) con Lui e con tutto il popolo di Dio. Poiché confessiamo “una, santa, cattolica e apostolica Chiesa”, il nostro compito ecumenico fondamentale è quello di mostrare questa unità. In obbedienza all’incarico finale di Cristo e sotto l’impulso dello Spirito Santo (At 2,46-47), siamo pronti a “proclamare la Buona Novella a tutta la creazione” (Mc 16,15), e in particolare a tutti i popoli d’Europa; e ad annunciarla insieme. Crediamo e sperimentiamo già questa proclamazione della Buona Novella (kerygma) come un segno potente e fonte della nostra unità, che è sempre un dono di Dio. Tuttavia, alcune differenze sono ostacoli all’unità visibile, tra cui quelle riguardanti la nostra comprensione della Chiesa, dei sacramenti e del ministero. Ce ne rammarichiamo profondamente, perché sappiamo che ciò che condividiamo insieme è più profondo e più grande di tutto ciò che ci separa.
| Ci impegniamo • a seguire l’esortazione apostolica all’unità e a intensificare la nostra ricerca di un discepolato comune in Cristo; • a pentirci e a cercare il perdono e la riconciliazione, facendo ogni sforzo per superare le divisioni che separano le Chiese; • a discernere e ad abbracciare quella diversità che manifesta il ricco proposito di Dio; • a continuare a cercare l’unità visibile della Chiesa di Gesù Cristo nell’unica fede, nell’obbedienza alla Parola di Dio nella Scrittura, seguendo la guida dello Spirito Santo, muovendoci verso il riconoscimento reciproco del Battesimo, della comunione eucaristica e della testimonianza e del servizio comuni. |
II. SULLA STRADA VERSO L’ UNITA’ VISIBILE DELLE CHIESE
«Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Giovanni 13:35)
02. Ascoltare la Parola di Dio e pregare insieme
Il movimento ecumenico è opera dello Spirito Santo che incoraggia i credenti e le Chiese a crescere nell’amore reciproco e a rispondere alla chiamata all’unità. Vive del nostro ascolto della Parola di Dio e del lasciare che lo Spirito Santo operi in noi e attraverso di noi. Nella potenza della grazia di Dio, molte iniziative diverse cercano, attraverso la preghiera e il culto, di approfondire la comunione spirituale tra le Chiese, pregando per l’unità visibile della Chiesa di Cristo. Sapendo che “in un solo Spirito siamo stati tutti battezzati per formare un solo corpo” (1 Cor 12,13), celebriamo segni di speranza: ascoltiamo insieme la Parola di Dio, alcuni utilizzando traduzioni bibliche e lezionari congiunti. Preghiamo con le parole che il nostro Signore ci ha insegnato, studiamo la Bibbia insieme, adoriamo insieme, ci riuniamo per preghiere ecumeniche e celebriamo insieme la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Nonostante i significativi sforzi verso l’ospitalità eucaristica e la comunione, tuttavia, le divisioni persistono. Le Chiese cristiane e le famiglie interconfessionali vivono con questo dolore.
| Ci impegniamo • ad ascoltare lo Spirito Santo e a condividere i doni spirituali; • a leggere e studiare la Scrittura e a discernere insieme la Parola di Dio; • ad imparare a conoscere e apprezzare il culto e altre forme di vita spirituale praticate da altre Chiese; • a riunirci per pregare insieme e per gli altri e per l’unità dei cristiani; • a continuare a muoverci verso l’ospitalità eucaristica reciproca e la comunione; • a incoraggiare l’uso di traduzioni congiunte della Bibbia e delle raccolte di inni; |
03. Muoversi gli uni verso gli altri
Nello spirito del Vangelo, vogliamo testimoniare l’unità e la comunità cristiana. Tuttavia, riconosciamo le nostre divisioni storiche e presenti, che ostacolano la nostra testimonianza comune a questo mondo. Riconosciamo che la colpa umana, la mancanza di amore e l’abuso della fede e della Chiesa per interessi politici ed egoistici hanno seriamente danneggiato la credibilità della testimonianza cristiana. L’ Ecumenismo inizia quindi con il rinnovamento dei nostri cuori, creando una cultura dell’amore e promuovendo l’ospitalità e la fiducia.
Fondati sul Vangelo di Gesù Cristo, cerchiamo di riconciliarci gli uni con gli altri e con la nostra storia. Continuiamo ad approfondire la comprensione reciproca delle nostre teologie e tradizioni.
| Ci impegniamo • a contribuire allo studio congiunto della nostra storia di fede, alla guarigione delle memorie e alla riconciliazione; • a lavorare per revocare le reciproche condanne; • a superare le tentazioni dell’autosufficienza, dell’isolamento, dell’indifferenza o del pregiudizio all’interno di ogni Chiesa; • a continuare a impegnarci per una comprensione più profonda tra le tradizioni cristiane e a perseguire il dialogo ecumenico; • a promuovere l’apertura ecumenica e la cooperazione nelle opere di beneficenza, nelle iniziative di giustizia sociale e nell’educazione, nella formazione e nella ricerca cristiana e teologica. |
04. Testimoniare insieme
L’annuncio del Vangelo inizia con la testimonianza, sia nelle parole che nei fatti. Riconosciamo la recente storia europea di secolarizzazione, pluralismo e individualismo. Notiamo anche le varie e complesse relazioni tra Stati e religioni nei Paesi europei. È quindi fondamentale testimoniare in modi coinvolgenti e che tengano conto dei diversi contesti e delle diverse esigenze.
Crediamo che la dignità umana e la libertà derivino dalla nostra creazione a immagine di Dio. La nostra testimonianza, pertanto, rispetta la libertà religiosa come fondamentale per la risposta alla chiamata del Vangelo. Ci asteniamo, cioè, dal costringere le persone a convertirsi attraverso pressioni morali o incentivi materiali, senza impedire a nessuno di entrare nella fede di propria spontanea volontà.
Una testimonianza credibile richiede che diffondiamo la Buona Novella insieme e non in competizione tra loro. È importante vivere e proclamare il Vangelo insieme in famiglia, tra amici, nei luoghi di lavoro, nelle nostre congregazioni, nell’istruzione, nella cura pastorale, sia attraverso incontri personali che negli spazi digitali.
La proclamazione della fede, anche in ambito pubblico, dovrebbe fornire orientamento nella vita, sostenendo le persone alle prese con questioni etiche, sociali e politiche. La testimonianza richiede anche che ci confrontiamo onestamente con i nostri fallimenti. Di conseguenza, confessiamo che le nostre Chiese hanno commesso azioni peccaminose e scandalose invece di testimoniare, causando e permettendo gravi danni. Una parte essenziale della nostra testimonianza è impegnarci a guarire le ferite inflitte ai membri vulnerabili delle nostre Chiese.
| Ci impegniamo • ad avvicinarci alle Chiese nei nostri contesti con cui non abbiamo ancora rapporti, cercando attivamente e apertamente opportunità di testimonianza e cooperazione congiunta; • a condividere la testimonianza e l’evangelizzazione con altre chiese, stipulando accordi con loro per promuovere la fiducia reciproca ed evitare una competizione dannosa e il rischio di nuove divisioni; • a sostenere il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; • a contribuire attivamente al riconoscimento e al sostegno di coloro che hanno sofferto, ascoltando le loro storie e onorando la loro memoria; • a denunciare i comportamenti abusivi, chiedendo conto ai responsabili e a coloro che li ottengono; • a stabilire insieme culture di accoglienza, protezione, gentilezza, verità e pace. |
05. Proseguire il dialogo e agire insieme
Negli ultimi decenni, guidati dallo Spirito Santo, abbiamo fatto molta strada nel dialogo nell’incontro tra le nostre Chiese. Molti cristiani di diverse Chiese vivono fianco a fianco nei loro quartieri, al lavoro e nelle loro famiglie, interagendo in amicizia. Le famiglie interconfessionali sono diventate fonte e ispirazione nel loro modello di vita ecumenica, evidenziando le sfide che nascono dalle differenze confessionali e aprendo percorsi per trovare nuove vie insieme nell’amore.
Sono stati istituiti e mantenuti organismi ecumenici bilaterali e multilaterali per la cooperazione a livello locale, regionale, nazionale e internazionale. Hanno prodotto documenti e accordi di grande importanza che hanno aiutato le nostre Chiese a sviluppare la loro riflessione teologica e hanno alimentato il loro agire insieme. Siamo grati al Signore per quanto è stato realizzato.
A livello europeo, è necessario rafforzare la collaborazione tra la Conferenza delle Chiese Europee (KEK), il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) e altre organizzazioni ecclesiali interconfessionali. È anche importante integrare le prospettive della Chiesa globale in questi dialoghi. In caso di conflitto tra e all’interno delle Chiese e delle famiglie ecclesiali, gli sforzi per la mediazione e la pace dovrebbero essere avviati e sostenuti secondo necessità. È importante reagire con spirito di onestà, umiltà, pentimento e impegno inequivocabile verso il Vangelo liberatore di Cristo contro qualsiasi tendenza all’estremismo o alla polarizzazione nelle Chiese, o all’abuso della religione. Riconoscendo che permangono problemi che causano difficoltà nel nostro dialogo, siamo rafforzati dal modo in cui abbiamo camminato insieme.
Ci impegniamo
• a vivere e agire insieme a tutti i livelli della vita ecclesiale, ovunque le condizioni lo
consentano e non vi siano ragioni di fede o imperativi di primaria importanza che lo
impediscano;
• a proseguire un dialogo coscienzioso e intenso a diversi livelli tra le nostre Chiese e a
incoraggiare l’accoglienza e l’attuazione dei documenti ecumenici;
• a promuovere e sostenere reti ecumeniche, comunità religiose e movimenti di base;
• a proteggere i diritti delle minoranze religiose, ad affrontare le incomprensioni e a
superare i pregiudizi tra le Chiese di maggioranza e quelle di minoranza nei nostri Paesi;
• a promuovere il dialogo e a discutere insieme questioni controverse di fede ed etica alla
luce del Vangelo.
06. I giovani nelle Chiese e nell’ Ecumenismo
I giovani non sono solo il futuro, ma anche il presente delle Chiese e dell’ Ecumenismo. Sono membri vitali della Chiesa (1Tm 4,12) e apportano prospettive ed energie che aiutano le Chiese a essere all’altezza dei bisogni e delle sfide della società contemporanea. Allo stesso tempo, la crescente secolarizzazione in Europa e i bassi livelli di fiducia nelle istituzioni religiose rendono difficile per i giovani avere un senso di appartenenza e di essere pienamente integrati in una Chiesa o nelle attività ecumeniche, e di esprimere tale appartenenza e integrazione. Ribadiamo tuttavia il ruolo decisivo che le organizzazioni giovanili e studentesche, così come gli incontri giovanili, hanno sempre svolto nelle Chiese e nell’ Ecumenismo.
I processi e le celebrazioni ecumeniche spesso mancano di un coinvolgimento integrale dei giovani, in parte perché la loro cultura e la loro lingua hanno scarso significato per le giovani generazioni. Ciononostante, per molti giovani credenti oggi, essere cristiani significa essere ecumenici. Sulla strada verso l’unità visibile delle Chiese, quindi, dobbiamo garantire che i giovani trovino e creino spazi di comunità, crescita spirituale, responsabilità sociale e dialogo significativo con gli altri.
| Ci impegniamo • a integrare i giovani, le loro esperienze e aspettative in tutti gli aspetti della vita della Chiesa, incoraggiando attivamente la loro piena partecipazione ai processi decisionali e sostenendo le iniziative guidate dai giovani; • a facilitare, insieme ai giovani stessi, opportunità di crescita spirituale e sviluppo della leadership attraverso programmi per i giovani, tutoraggio e formazione; • a promuovere le relazioni intergenerazionali tra e all’interno delle Chiese, promuovendo l’apprendimento e la comprensione reciproca tra i membri giovani e anziani; • a sostenere i diritti e il benessere dei giovani all’interno della società in generale, affrontando questioni come l’istruzione, l’occupazione, la giustizia intergenerazionale e la salute mentale. |
III. SFERE DI INCONTRO IN EUROPA
«Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Matteo 5:9)
07. Partecipare alla costruzione dell’Europa in un mondo in cambiamento
Le Chiese considerano il loro impegno nella costruzione dell’Europa parte della loro missione. L’unità dell’Europa è frutto della condivisione delle numerose ricchezze derivanti dalla diversità dei suoi popoli. La fede cristiana ha contribuito alle culture e ai valori europei ed è indissolubilmente legata alla storia europea. Allo stesso tempo, confessiamo che i cristiani non sono riusciti a impedire che sofferenze e distruzioni fossero inflitte dagli europei, sia in Europa che altrove.
Siamo convinti che l’eredità spirituale del cristianesimo costituisca una fonte di ispirazione e di arricchimento per l’Europa. Sulla base della nostra fede cristiana, lavoriamo per una Europa umana e socialmente consapevole, in cui prevalgano i diritti umani e i valori fondamentali di pace, giustizia, libertà, tolleranza, partecipazione e solidarietà (Isaia 1:17). Insistiamo inoltre sul rispetto per la vita; sull’importanza delle relazioni umane, compresi il matrimonio e la famiglia; sull’opzione preferenziale per i poveri; sulla disponibilità al perdono; e sulla compassione in ogni cosa.
Condanniamo qualsiasi forma di violenza contro le persone umane, in particolare la violenza contro i più vulnerabili e le minoranze. Le Chiese hanno una responsabilità particolare nel garantire che il loro insegnamento non condanni donne e bambini a continuare a vivere in situazioni di violenza domestica e abusi. Riconosciamo la nostra responsabilità di prenderci cura, proteggere e creare spazi sicuri per i vulnerabili, le persone con disabilità e gli emarginati e di promuovere giustizia e uguaglianza per tutti.
I cristiani in Europa fanno parte della famiglia umana globale. Consideriamo la diversità delle nostre tradizioni regionali, nazionali. Tuttavia, background diversi possono portare a controversie su questioni etiche e di fede. Come cristiani, siamo chiamati a interagire gli uni con gli altri con uno spirito di ascolto, discernimento e amore. Dovremmo impegnarci a costruire relazioni e amicizie con partner provenienti da altre parti del mondo. La speranza di costruire un mondo più giusto, una Europa più giusta, più degna della persona umana, deve essere accompagnata dalla consapevolezza che gli sforzi umani sono inutili se non sostenuti dalla Grazia Divina.
| Impegniamo noi stessi • a contribuire all’unità dell’Europa, individuando e cercando di contrastare le divisioni geopolitiche e socioeconomiche; • a incoraggiare la partecipazione ai processi democratici lavorando per il bene comune; • a esprimere congiuntamente le preoccupazioni e le visioni delle Chiese alle istituzioni europee; • a contrastare qualsiasi tendenza alla disumanizzazione e alla mancanza di rispetto per la vita umana, promuovendo la prosperità dell’intera persona e di ogni persona, in particolare di quelle vulnerabili; • a rafforzare la posizione delle donne nella Chiesa e nella società e a sostenere la loro parità di diritti; • a denunciare l’estremismo religioso e tutto ciò che minaccia i legami tra noi; • a resistere a tutti i tentativi di abusare della religione e della Chiesa per scopi etnici, nazionalisti, politici o populisti; • a contrastare le forme di nazionalismo che portano all’oppressione dei popoli e delle minoranze, impegnandoci a facilitare strategie e soluzioni non violente e a difendere i diritti umani e delle minoranze; • rinunciare agli atteggiamenti eurocentrici, riconoscendo e rispettando il nostro giusto ruolo nel migliorare il benessere dell’intera umanità. |
08. Rafforzare le relazioni con gli ebrei e l’ebraismo
Siamo legati a una comunità unica con il popolo ebraico. Le relazioni ebraico-cristiane rimangono una parte importante dell’identità di ogni cristiano. Gli ebrei sono il popolo dell’Alleanza che Dio non ha mai messo da parte. Sono ancora “amati” e scelti; “perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili”. Sono la nostra radice viva e sostentante (Romani 11:18, 28-29). “Da loro, secondo la carne, proviene il Messia” (Romani 9:5). Il popolo ebraico non è mai stato sostituito dalla Chiesa cristiana, la Bibbia ebraica non è mai stata sostituita dal Nuovo Testamento e la prima Alleanza non è mai stata sostituita dalla nuova.
Riconosciamo come dono dello Spirito Santo la crescente consapevolezza del profondo legame esistente tra cristiani ed ebrei. Possiamo leggere insieme la Sacra Scrittura e arricchirci reciprocamente delle rispettive interpretazioni.
Deploriamo e condanniamo ogni forma di antisemitismo, ogni focolaio di odio e persecuzione. Chiediamo a Dio perdono per gli atteggiamenti antiebraici tra i cristiani e chiediamo agli ebrei la riconciliazione. Insieme a loro, i cristiani devono farsi custodi della memoria della presenza e del patrimonio ebraico in Europa, spezzato e quasi cancellato dalla Shoah.
Impegniamo noi stessi
• a contrastare ogni forma di antisemitismo e antigiudaismo nella Chiesa e nella società;
• a ricercare e intensificare il dialogo con gli ebrei a tutti i livelli, puntando a un lavoro e a
attività congiunte ebraico-cristiane in Europa e nel mondo;
• a rafforzare la consapevolezza del patrimonio ebraico nella nostra teologia e liturgia;
• a rivisitare i testi liturgici, catechetici e omiletici per sradicare una teologia della
sostituzione;
• a rinunciare alla missione istituzionale di proselitismo verso gli ebrei, pur rimanendo
sempre pronti a dare una testimonianza personale a Gesù.
09. Rafforzare le relazioni con i musulmani e l’Islam
Per ebrei, cristiani e musulmani, Abramo è una figura fondante. I cristiani condividono con i musulmani la fede in un unico Dio misericordioso. Sia i nostri punti in comune che le nostre differenze possono aiutarci a comprendere meglio noi stessi e gli altri. Siamo grati per le numerose forme di dialogo interreligioso di vita, azione, scambio teologico ed esperienza religiosa. Le riflessioni sulle relazioni tra Islam e Cristianesimo permettono ai cristiani di coltivare le loro relazioni all’interno delle religioni abramitiche.
Musulmani e cristiani condividono sia un passato che un presente in Europa. Questi sono stati segnati da una pacifica convivenza e da relazioni di buon vicinato, ma anche da guerre ed esperienze dolorose, forti riserve e pregiudizi da entrambe le parti. Per accrescere la nostra comprensione reciproca e aiutarci a vivere meglio insieme, incoraggiamo un’intensificazione degli incontri tra cristiani e musulmani e il rafforzamento del dialogo islamo-cristiano a tutti i livelli.
Impegnamo noi stessi
• a ricercare e promuovere il dialogo con i musulmani a tutti i livelli, discernendo e
perseguendo questioni di interesse comune al fine di sviluppare un lavoro e attività
congiunte tra musulmani e cristiani in Europa e nel mondo;
• a contrastare l’ostilità e i pregiudizi contro l’Islam nella Chiesa e nella società, e la
discriminazione contro i musulmani sia a livello istituzionale che individuale;
• a collaborare con i musulmani per la causa della pace, contro l’estremismo e l’abuso della
religione.
10. Coinvolgendo le altre Religioni e le visioni del mondo
Il panorama spirituale in Europa è in continua evoluzione, con una pluralità di credenze religiose e visioni del mondo e stili di vita non confessionali, insieme a religioni orientali e nuove comunità religiose. Inoltre, un numero crescente di persone abbraccia visioni del mondo laiche e atee, è indifferente alla fede o ha altre filosofie di vita. Ciononostante, possiamo tutti vivere e agire insieme sulla base delle nostre preoccupazioni e responsabilità condivise nei confronti degli altri e della società.
Riconosciamo che le Chiese cristiane dovranno discernere con quali gruppi possono e desiderano impegnarsi seriamente. Laddove sia possibile il coinvolgimento con individui e comunità, la comprensione reciproca dovrebbe essere promossa e le relazioni dovrebbero essere rafforzate e approfondite. Nel rispetto reciproco, prendiamo seriamente le reciproche questioni critiche, sostenendo sempre un dialogo equo.
Impegnamo noi stessi
• a promuovere l’apprendimento interculturale e interreligioso a sostegno del rispetto
reciproco e della convivenza pacifica insieme;
• a sostenere la libertà di pensiero, di coscienza e di religione con l’obiettivo di plasmare
l’Europa insieme, nel quadro dei diritti e del bene comune di tutti;
• ad essere aperti al dialogo con tutte le persone di buona volontà e a perseguire con loro
questioni di interesse comune, che per noi saranno anche una testimonianza della nostra
fede cristiana.
IV. CAMPI DI RESPONSABILITÀ CONDIVISA E DI IMPEGNI CONDIVISI IN EUROPA
“Quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme!” (Salmo 133:1)
11. Impegnarsi per la pace e la riconciliazione
La storia dimostra che la guerra è inefficace nel risolvere le controversie tra le nazioni. Sebbene le soluzioni non violente siano sempre preferibili, riconosciamo che a volte ci troviamo di fronte alla tragica realtà di dover scegliere tra permettere alla violenza di continuare o usare la forza per porvi fine. Come Chiese, dobbiamo implorare la pace da Dio come suo dono, riconoscendo che la pace deve anche essere costruita attivamente giorno dopo giorno, attraverso opere di giustizia e amore.
La pace non è solo assenza di guerra. Non c’è vera pace senza equità, verità, giustizia e solidarietà. Per questo affermiamo che la guerra e la violenza sono una sconfitta per l’umanità e che solo nella pace e attraverso la pace si può garantire il rispetto della dignità umana e dei suoi diritti inalienabili. Ci convertiamo alla pace quando “trasformiamo le spade in vomeri” (Isaia 2:4).
Cristo ci insegna ad amare i nostri nemici (Mt 5:44). La nostra fede non ci permette di disperare degli avversari. Non equipariamo coloro che sbagliano ai loro errori e non perdiamo la speranza in loro. La riconciliazione include chiedere perdono e offrirlo, così come concordare un’adeguata riparazione. Impegnarsi per la pace e la riconciliazione significa creare spazi in cui le persone di buona volontà si riuniscano, per essere pronte a un dialogo sincero e continuativo, preparando il terreno per nuovi progressi nella giustizia verso la pacifica convivenza di tutti gli esseri umani.
Impegnamo noi stessi
• a lavorare per la pace in Europa e nel mondo intero, come persone create a immagine di Dio, il Signore della Pace;
• a non avere paura di fronte alla guerra, cercando di creare spazi di incontro e lavoro
comune;
• ad attingere alle risorse religiose per la guarigione e la pace, ove possibile in
collaborazione con altri gruppi;
• a incoraggiare, promuovere e sostenere processi di riconciliazione e perdono, dando
sempre priorità ad approcci non violenti per la risoluzione dei conflitti.
12. Salvaguardare il creato
Credendo in Dio che ama tutte le creature, riconosciamo con gratitudine il dono del creato, il valore e la bellezza della natura e la nostra totale dipendenza dal creato per tutta la nostra esistenza. Deploriamo lo sfruttamento eccessivo dei beni della terra, che porta alla crisi ecologica, senza riconoscere la loro natura limitata e i bisogni delle generazioni future.
La crisi ecologica manifesta un fallimento spirituale ed etico nel realizzare la nostra vocazione cristiana in relazione al mondo naturale, inclusi i nostri simili. Esige una risposta radicata nella nostra liturgia, nel nostro culto e nel nostro discepolato. Credendo nella presenza vivificante e redentrice dello Spirito Santo nel creato, riconosciamo la necessità di una conversione ecologica per riparare il nostro rapporto con l’intera creazione, ricordando anche che Cristo è «il primogenito di ogni creatura» (Col 1,15).
Ci invitiamo a vicenda a lavorare per creare condizioni di vita sostenibili per tutti. Responsabili davanti a Dio, dobbiamo sviluppare e applicare criteri comuni per discernere ciò che è eticamente desiderabile per le generazioni presenti e future, senza fare eccessivo affidamento su soluzioni tecnologiche. Esortiamo tutti i cristiani a prendersi cura delle comunità e dell’ambiente in cui vivono, proteggendo in tal modo la nostra casa comune. Per esprimere la nostra riverenza e gratitudine per l’azione del Creatore, incoraggiamo le Chiese a custodire insieme il creato liturgicamente durante tutto l’anno, in particolare nella Festa del Creato (1° settembre) e durante la relata Stagione della Creazione.
Impegnamo noi stessi
• a cambiare la nostra comprensione del creato, passando dall’avidità alla contemplazione e
riconoscendo la nostra totale dipendenza dal mondo creato;
• ad agire per una conversione dei comportamenti a livello personale, ecclesiale, sociale,
comunitario e politico al fine di salvaguardare e coltivare il creato;
• ad agire insieme verso un modo di vivere più equo e sostenibile, cambiando il nostro stile
di vita, favorendo l’astinenza e la moderazione nell’uso delle risorse che sono dono di Dio
a noi e alle generazioni future;
• a sostenere le organizzazioni ecclesiali e le reti ecumeniche che lavorano per
approfondire la nostra conoscenza e la comprensione del Creato e di come proteggerlo;
• a sostenere le comunità colpite dall’impatto del cambiamento climatico, dalla perdita di
biodiversità e da altri effetti della transizione ambientale.
13. In viaggio con migranti, rifugiati e sfollati
La migrazione sta cambiando il panorama dell’Europa e delle Chiese europee. La migrazione può essere causata da molti fattori, tra cui condizioni economiche, motivazioni politiche, ricerca di lavoro, persecuzioni, sfollamenti forzati o cambiamenti climatici. Tra le persone in movimento ci sono rifugiati, coloro che cercano protezione e asilo, migranti economici e molti altri gruppi. Riconosciamo che la migrazione forzata o involontaria spesso crea profonda sofferenza, a causa dello sradicamento o della rottura con il luogo di origine del migrante. Affermando la dignità e i diritti di ogni essere umano, denunciamo qualsiasi forma di migrazione forzata, la schiavitù moderna e, in particolare, la tratta di esseri umani: tutti questi li consideriamo crimini contro l’umanità. Ci impegniamo a continuare a lavorare per incontrare le vittime di tale migrazione forzata con rispetto e compassione umana, offrendo loro la possibilità di costruire una nuova vita.
Pur riconoscendo la complessità della situazione, sottolineiamo e sosteniamo il motivo biblico dell’essere uno straniero (Dt 10,18), comprese le esperienze di sfollamento di Gesù (Mt 2,13-23; 25,35). Rispettiamo l’imperativo cristiano di offrire ospitalità agli stranieri e pertanto invitiamo tutti ad accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti. Sia la migrazione verso l’Europa che quella all’interno dell’Europa hanno portato a una società multiculturale e multireligiosa, cambiando significativamente il panorama etnico, sociale, culturale e confessionale nei paesi di destinazione e rimodellando la composizione delle congregazioni. Allo stesso tempo, la migrazione lascia spesso grandi lacune nei paesi di origine e nelle loro chiese.
Tuttavia, la migrazione arricchisce anche la diversità culturale e religiosa della società ospitante. Molte comunità cristiane locali devono la loro esistenza alla presenza di migranti, essi stessi molto diversi. In contesti in cui vi è ansia sia da parte della popolazione locale che dei migranti, incoraggiamo le Chiese a creare spazi di incontro e a promuovere una cultura di solidarietà, cercando di ispirare fiducia e rispetto reciproco tra le persone. Le risorse religiose, l’arte e la cultura hanno tutte un grande potenziale per unire persone di diversa provenienza culturale, lingua e credo.
14. Ci impegnamo nelle nuove tecnologie
Affermiamo che l’intelligenza umana è un dono di Dio all’umanità; siamo chiamati a usarla per la gloria di Dio (Salmo 8:5–9). Riconosciamo che la scienza e la tecnologia sono prodotti affascinanti – e a volte terrificanti – del potenziale creativo umano che plasma il modo in cui ci relazioniamo con il mondo, gli uni con gli altri e con noi stessi. L’intelligenza artificiale e altri sistemi digitali autonomi, la clonazione e il potenziamento umano, nonché le nuove forme di comunicazione stanno plasmando radicalmente le interazioni sociali, la società nel suo complesso e la gestione delle risorse umane e naturali. Queste tecnologie stanno influenzando sempre di più la nostra vita quotidiana, con un impatto di vasta portata e non ancora pienamente compreso sulle relazioni personali, sull’istruzione, sulla pubblica amministrazione e sui sistemi politici, nonché sul nostro rapporto con l’ambiente.
Di fronte al rapido sviluppo delle nuove tecnologie, sottolineiamo la necessità di gestire tutta la tecnologia per il bene comune, piuttosto che permettere che contribuisca all’aumento dell’odio, della polarizzazione e alla diffusione di menzogne e paure. Sia le speranze che le ansie legate alle nuove tecnologie devono essere bilanciate con la visione di Gesù di un’umanità fiorente, che rispetti l’integrità e la dignità innata della persona e il valore delle relazioni personali e della conoscenza umana. L’alienazione umana, il distanziamento umano e le disuguaglianze continueranno altrimenti a crescere incontrollate, consentendo alla conoscenza e alla ricchezza di accumularsi nelle mani di pochi e ponendo gravi rischi per le società democratiche e la convivenza pacifica. Incoraggiamo le chiese e i cristiani a non demonizzare le nuove tecnologie, ma a considerarle un’opportunità, invitando al pensiero critico e a una crescente consapevolezza della responsabilità umana.
Impegnamo noi stessi
• a promuovere l’alfabetizzazione digitale e l’impegno critico nei confronti della tecnologia,
consentendo alle persone di comprendere gli strumenti e le tecnologie digitali, di
utilizzarli al meglio e di prendere decisioni consapevoli in merito alla loro applicazione;
• a incoraggiare il dialogo con gli attori della sfera pubblica e dell’industria sulle questioni
etiche, politiche, economiche e di giustizia sociale sollevate dalle nuove tecnologie;
• a promuovere lo sviluppo di quadri etici e linee guida che canalizzino l’applicazione di tecnologie nuove ed emergenti;
• a sostenere la valutazione continua delle implicazioni etiche di tali tecnologie, cercando di
garantire che siano in linea con il bene comune, migliorino la ricerca della verità e siano radicate nel rispetto del valore e della dignità di tutti gli esseri umani.
Traduzione dall’ inglese all’ italiano redatta da Riccardo Marena – Torino – 20 Dicembre 2025