In questo capitolo esporremo il pensiero di Lev Trockij (1879-1940) 01 relativo al Federalismo, che per il solo fatto di essere stato un militante comunista, le sue posizioni federaliste lo fecero diventare uno dei più interessanti autori di questa idea politica, che ha cercato di dare il suo apporto originale alla formulazione del Federalismo. Ma prima di giungere a queste sue idee dobbiamo affrontare alcune linee di sviluppo che essendo precedenti a questo autore ne sono il presupposto e il fondamento teorico.
Prima di tutto dobbiamo ricordare quale era la situazione delle principali filosofie politiche alla fine del XIX secolo per poter comprendere in quale posizione si trovò Lev Trotskij al momento della sua adesione al Socialismo scientifico. Dalla Rivoluzione francese sino al 1848, il pensiero democratico si localizzò sul principio che dovevano essere conquistati i diritti di voto attivi e passivi per tutti gli uomini (per le donne a quel tempo nessuno si era impegnato seriamente a rivendicarne il diritto). Nel concreto le democrazie, partendo da quella americana e sino alla seconda Repubblica francese (1847), furono delle democrazie ristrette in cui il censo era la base per l’ esercizio dei diritti politici da cui rimanevano escluse moltissime persone ritenute non degne del diritto di voto, proprio perché non dotate di un reddito e di un adeguato patrimonio. La rivendicazione democratica del suffragio universale, fu nel concreto una proposta dell’ inizio dei moti rivoluzionari, ma che si tradusse in una esercizio di democrazia ristretto a un numero di cittadini in ragione del censo per il prevalere di una borghesia economicamente dominate rispetto alle realtà imprenditoriali e agrarie di più basso profilo economico. Inghilterra, Stati Uniti, Francia, Italia, Germania per citare i paesi più noti a cui appartenevano le grandi figure già esaminate, furono Stati con questo tipo di democrazia. Lo stesso Alexis de Tocqueville, studiando la democrazia in America e accertando che anche il America il voto era basato sul censo (1831), riuscì ad intravedere le vere discrasie del sistema politico che nel tempo si manifestarono e misero in crisi in sistema politico e gli stessi partiti. Nella prospettiva economica queste dottrine si trovarono a fare i conti con una società nuova che non era più la società agraria su cui poggiava l’ Ancien Régime. L’ espandersi e l’ approfondirsi della Rivoluzione industriale aveva portato con sé la manifestazione della società industriale basata sul dualismo di classe tra coloro che dominavano e gestivano i capitali (Borghesia) e coloro che prestavano il loro lavoro (Proletari). Per questi ultimi, nel primo periodo, si delineò una vita di stenti e di miseria, in cui le retribuzioni, al netto delle morti sul lavoro e dell’ assenza di sistemi previdenziali, non permettevano nemmeno la sopravvivenza.
Accanto a tutto questo, la visione internazionale di tutte queste ideologie rimase sempre collegata alla visione ottimistica della storia e tale fu il loro posizionamento anche alla fine del XIX secolo.
Incominciamo dal pensiero democratico. Il suo principale interprete fu Thomas Paine (1737-1809) che nel The Rights of Man (1791) scrisse:
“La sovranità monarchica, nemica dell’umanità e fonte di miseria è abolita e la sovranità stessa è ristabilita al suo posto naturale: la nazione. Se ciò avvenisse dappertutto in Europa, la causa delle guerre sarebbe rimossa.”02
Lo stesso indirizzo fu del pensiero liberale. Benjamin Constant (1767-1830) nello Spirito di conquista scrisse:
“È chiaro che più la tendenza commerciale domina, più la tendenza bellicosa deve indebolirsi.” 03
Da questo lo svolgersi delle varie tendenze che tendevano a giustificare la non ingerenza dello Stato nelle relazioni commerciali interne e internazionali e la visione ottimistica che lo svilupparsi del capitalismo internazionale avrebbe reso gli Stati meno bellicosi.
Il formarsi del socialismo utopistico, poi di quello anarchico e alla fine di quello scientifico guidato da Karl Marx (1818-1883) e da Friedric Engels (1820-1895) oltre a dichiarare che i proletari non avevano patria scissero nel Manifesto del Partito comunista (1848):
“Le separazioni e gli antagonismi nazionali dei popoli vanno scomparendo sempre più, già con lo sviluppo della borghesia, con la libertà di commercio, col mercato mondiale, con l’uniformità della produzione industriale e con le corrispondenti condizioni di esistenza … Il dominio del proletariato li farà scomparire ancor più. Una delle prime condizioni, della sua emancipazione, è l’azione unita, per lo meno nei paesi civili. Lo sfruttamento di una nazione da parte di un’altra viene abolito nella stessa misura in cui viene abolito lo sfruttamento di un individuo da parte di un altro. Con l’antagonismo delle classi all’interno delle nazioni scompare la posizione di reciproca ostilità delle nazioni.”04
Quindi il punto comune di queste ideologie politiche, alla fine del XIX secolo, fu la mancanza di una reale e concreta analisi dello Stato nazionale e dell’ insieme di questi che formavano allora la Comunità internazionale. Vi si aggiunga poi la sottovalutazione del confronto internazionale in tutto il globo dei vari imperi coloniali che furono ragione di frizione fra gli Stati madrepatria: Inghilterra, Francia, Germania, Italia. Ad essi si univamo gli imperi molto più vecchi come quello Ottomano, Austriaco e Russo, che localizzati in una porzione di territorio definita da secoli, intendevano mantenere la loro estensione territoriale ed impedire la nascita di movimenti nazionali di rivendicazione che avrebbero potuto condurre quello stesso impero alla dissoluzione. Si pensi che l’ Impero coloniale tedesco su formò solo dopo la unificazione tedesca (1870) partendo dal 1884 e durò sino alla fine della prima guerra mondiale (1919). L’ Impero coloniale italiano si formò dopo la unificazione (1870) e terminò alla fine della seconda guerra mondiale (1945). Quello Inglese e quello francese, fondati nel secolo XVI, degradarono dalla fine della seconda guerra mondiale (1945) a causa del processo di decolonizzazione sino a rendere indipendenti e sovrani i vari Stati che vi erano contenuti. l’ Impero russo, invece, era erede del Regno degli Zar moscoviti (1547-1721) che era riuscito ad unificare in una continuità territoriale le terre europee con quelle asiatiche e aveva confini non solo con gli Stati europei, ma con tutti gli Stati importanti dell’ Asia come la Cina e l’ India. I suoi confini orientali erano anche nella Alaska a quel tempo sotto gli Zar russi e aveva confini con il Canada, colonia inglese. Per volere di Pietro I il grande venne trasformato in Impero e tale rimase sino al consumarsi della Rivoluzione russa (1917). Uno Stato di 17 milioni di chilometri quadrati che oggi conta una popolazione di 147 milioni di abitanti.
A questo quadro si deve aggiungere nuovi elementi come la posizione degli Stati Uniti d’ America che, per voce del suo Presidente James Monroe (1817-1825), formulò la Dottrina Monroe (2 Dicembre 1823) con la quale non solo si rivendicava l’ America per gli Americani estromettendo tutte le ingerenze europee che sino allora si erano manifestate (es. la Spagna che aveva combattuto sino allo stremo Simon Bolivar e gli altri patrioti latino-americani sino a riconoscerne la loro piena indipendenza), ma si teorizzava per la prima volta il principio di autoderminazione. Con questo principio si sostenne che tutti i popoli avevano il diritto primario e fondamentale di unificarsi. Se divisi avevano diritto di creare una unità territoriale comune in cui potevano risiedere. A sua volta il territorio e il popolo diventavano due elementi fondamentali che permettevano allo stesso popolo di rivendicare la costituzione in Stato sovrano e indipendente in cui potevano autogovernarsi. Un seguace di questa teoria fu il presidente americano Theodore Roosewelt (1901-1909), il quale per attuare questo principio riuscì a pilotare la pace tra la Russia e il Giappone nel 1905. Il suo intervento fu premiato con il premio Nobel per la pace.
Gli stessi movimenti socialisti non riuscirono a rimanere uniti all’ interno di quella che fu definita la prima internazionale. La fondazione della prima internazionale risaliva al 1864 a Londra. Lo scopo di Marx e dei suoi amici fu quella di far riprendere il movimento operaio internazionale da decenni di persecuzione e di illegalità. Alcuni risultati furono ottenuti. Tra il 1862-63 i sindacati francesi incontrandosi con quelle inglesi, non persero l’ occasione di sostenere la insurrezione polacca contro il potere assoluto zarista. Le Trade Union inglesi riuscirono ad impedire che l’ Inghilterra si schierasse a fianco degli Stati confederati del sud nella guerra civile americana (1861-1865). Il lavoro del comitato centrale della prima internazionale in quel periodo, non fu diretto a rinforzare i Sindacati ma a cercare di far nascere dei partiti che rappresentassero e fossero guidati dai lavoratori sino al punto da crearsi uno spazio proprio nella politica degli Stati nazionali di quello stesso periodo governati da forze borghesi e reazionarie. Dopo il fallimento della Comune di Parigi (1871) le forze borghesi europee, nei singoli Stati, operarono contro di movimento operaio i suoi sindacati e i suoi partiti considerandoli un pericolo gravissimo e attuale al loro potere. Al suo interno la internazionale dovette fronteggiare delle faide interne o delle secessioni per divergenze di linea politica. Mazzini per primo ritirò le sue rappresentanze, poi lo seguirono gli anarchici e i tradunionisti a cui non interessava la liberazione futura dei lavoratori ma di ottenere nel breve periodo dei miglioramenti di salario e di condizioni di vita. In ultimo lo scontro con Michail Bakunin costrinse la prima internazionale a decretarne la espulsione assieme a tutti i suoi seguaci. Per questo costretti a trasferire a New York il Consiglio generale. il Congresso di Ginevra (1873) a cui parteciparono solo gli svizzeri e una sparuta rappresentanza del nord Europa, mentre la carenza di fondi non permise ai membri del Consiglio generale di raggiungere la Svizzera, siglò l’ atto di morte della prima internazionale (1876).
La reazione a questa disfatta avvenne nel 1886 con la fondazione a Parigi della Seconda internazionale con la quale fu costruita una federazione dei partiti dei lavoratori esistenti negli Stati europei: Francia, Italiana Austria, Russia, Germania, Olanda, Inghilterra. Anche gli Anarchici furono unificati nella seconda internazionale, ma la loro adesione durò poco. Poiché essi volevano la scomparsa dello Stato e la sua distruzione. Anche la Seconda internazionale fu costretta alla loro espulsione (1893-1896). Sul piano teorico il marxismo che era la ideologia dominante dovette fare i conti con la crisi del capitalismo che invece di distruggerlo, come aveva preconizzato Max, si riorganizzò e si rese più forte (1886). Per questo molti intellettuali socialisti nell’ internazionale arrivarono a teorizzare le due fasi della lotta per la conquista del potere: la prima a breve era quella di ottenere il suffragio universale, la giornata lavorativa di otto ore, l’ assistenza sanitaria, la libertà di espressione e di riunione. La seconda molto più avanti nel tempo di raggiungere il traguardo di una società senza classi.
Un terzo aspetto deve essere ricordato. Sino alla fine del XIX secolo, nella cultura politica e giuridica non si sapeva bene cosa fosse il Federalismo, sia quello costituzionale sia quello democratico. Esclusa la democrazia in America di Alexis de Tocqueville, molti autori, allora, andavano confondendo la democrazia americana con quella praticata negli Stati nazionali europei. A questa tendenza fu come uno scossone la scelta dell’ Inghilterra di voler attuare una ampia autonomia nel Canada. Terminata la guerra del 1812 con gli Stati Uniti, le popolazioni del Canada, compresi i lealisti che vi si erano ritirati abbandonando gli Stati Uniti e i coloni di origine francese, incominciarono a rivendicare una più ampia autonomia dalla Madrepatria. Nel 1837 vi furono dei moti per l’ autonomia nel sud del Canada guidati da William Lion Mackenzie e Louis-Joseph Pipenau. I rivoltosi giunsero sino alla occupazione della città di Quebec. Solo nella battaglia di quella città, gli inglesi, con forze molto più numerose, riuscirono a prevalere sui rivoltosi. Il risultato fu l’ arresto di più di 400 persone e lo scontro ormai totale con le popolazioni di quel territorio.
Nonostante che gli Inglesi fossero riusciti a sedare la insurrezione, diversamente dalle altre volte, il Governo inglese non decise di procedere ad una repressione sistematica e massiccia dei rivoltosi, forse perché aveva ancora davanti l’ esempio degli Stati Uniti d’ America, a cui una parte dei rivoltosi si era ispirata. il Governatore del Canada Lord Duram (1792-1840) fu incaricato di preparare un rapporto sui fatti e le richieste dei rivoltosi canadesi. I primo ministro il carica del Regno Unito il Visconte di Melbourne esponente del Partito Whig, decise di nominare Lord Durhan a quella carica con questo preciso compito. Il Rapporto evidenziò che i canadesi non tolleravano più una discriminazione tra coloni Inglesi e Francesi, volevano che i territorio fosse unificato e utilizzato per l’ espansione dei immigrati che giungevano in Canada, volevano che i rapporti con gli Indiani e gli Inuit (eschimesi) fossero regolarizzati in modo che fosse possibile un dialogo o una loro sottomissione alle leggi al fine di render il territorio ancora selvaggio governato da forme di democrazia. Inoltre i canadesi volevano che le loro origini fossero mantenute e che fosse possibile usare le due lingue maggioritarie l’ inglese e il francese come lingue ufficiali. Il Governo di Lord Melbourne riuscì a iniziare e portare avanti una politica di riconoscimento delle richieste dei Canadesi che condusse alla realizzazione dei vari Dominion fra tutte le colonie inglesi allora esistenti. Alcune di queste, partendo dal Canada, avevano però necessità di essere disciplinate con nuove forme istituzionali se si voleva in concreto dotarle di autonomia e indipendenza.05
Con il Costitution Act (1867) il Governo inglese decise di creare la prima struttura federale per il Canada. a quel tempo il Canda era formato da quattro Provincie: Canada occidentale (Ontario), Canda orientale (ex basso Canada ora Quebec), Nuova Scozia e New Brunswick. Altri territori oggi individuati dalla provincie di Manitoba, Saskatchewan, Alberta, Nunavut e i Territori del Nord-Ovest furono lasciati in proprietà della Compagnia della Baia di Hudson sino al 1870, data in cui vennero a far parte del Canada come Provincie federate. Alcune provincie, costituito il Parlamento federale a Ottawa e il governo della federazione furono costituite come Provincie federate: Manitoba (1870), Columbia britannica (1871), Isola del Principe Edoardo (1873), Territorio dello Yukon (1898), Alberta (1905), Saskatchewan (1905), Terranova (1949), Nunavut (1999). il Canada, anche se aveva la sua prima costituzione come Costituzione data perché frutto di un atto sovrano del Parlamento inglese, fece un passo molto importante per instaurare il Federalismo e lo Stato federale in Canada. A seguito degli studi citati il Parlamento inglese decise di ripartire le funzioni fra funzioni esclusive affidate al Governo federale, compresi i poteri impliciti. Le funzioni non definite in Costituzione vennero escluse e rimasero affidate alle singole Provincie e territori. Si venne così ad instaurare in Canada la stessa architettura istituzionale che era stata disegnata dai Costituenti Statunitensi nel 1787. Dopo di questo alle singole Provincie e Territori veniva concesso di darsi un ordinamento costituzionale democratico con un Parlamento e un governo locale. Per la risoluzione di conflitti era stabilita una Corte suprema che simile a quella Statunitense avesse in potere di risolvere i conflitti tra Provincie e territori e tra questi e il Governo federale. Il Canada assunse da quella data una fisionomia di Stato federale a cui corrispondeva l’ intero territorio Canadese senza più esclusioni. Infatti la sequenza ricordata delle istituzioni delle varie provincie le fece uno Stato composto simile agli Stati Uniti d’ America che era legato alla madre patria dalla sola titolarità della corona inglese. Con la Conferenza imperiale del 1926 il Governo e il Parlamento inglese generalizzarono le condizioni che si erano costituite in Canada a tutti i Dominion coloniali. Parità fra i Dominion che diventavano Stati a pieno titolo, eguaglianza fra gli stessi e partecipazione allo stesso titolo al Commowealt of Nations che in quella data fu costituito. Attuazione della piena autonomia di autoregolazione sino al punto di darsi un ordinamento costituzionale autonomo e originario. Con lo Statuto di Westminster (1931) il Governo inglese completò l’ opera rendendo anche i membri del Commonwealth capaci di sedere nella assemblea della Società delle Nazioni. Nel 1982 questa architettura costituzionale canadese giunse al suo compimento nonostante che il Canada avesse partecipato alle due Guerre mondiali come protagonista e fosse stato uno dei primi ad aderire alla Organizzazione delle Nazioni Unite e alla Nato. Allegati a questa legge (1982) approvata dal Parlamento inglese vi figurarono anche la Costituzione del Canada, la dichiarazione dei diritti e delle libertà. Con questa legge fu sancita la piena indipendenza e autonomia del Canada dalla Madrepatria.
Quello che importa è il fatto che la istituzione del Canada alla fine del XIX secolo in quella forma istituzionale fu la ragione del ripartire degli studi istituzionali sullo Stato federale. Autori come Charles Howard McIlwain (1871-1968), statunitense, fu uno dei promotori degli studi che permisero di distinguere lo Stato federale dallo Stato nazionale e far crescere la cultura istituzionale collegando la necessità di instaurare la pace come soluzione permanente ai conflitti e la realizzazione di uno stato in cui fossero compresi gli stati che in precedenza si combattevano. Per gli Stati Uniti l’ opera di riconciliazione dopo la guerra civile fu il banco di prova di questa linea di sviluppo che abbozzata nel Federalist non era stata mai la linea fondamentale dello sviluppo politico di questa federazione.06
Tutte queste novità politiche non sfuggirono alle menti teoriche della Sinistra socialista che sotto la spinta degli studi di Marx guardavano alla evoluzione degli Stati Uniti d’ America. Gli stessi membri del Consiglio della Seconda internazionale, essendo stati trasferiti a New York, poterono sperimentare di persona le evoluzioni della società statunitense alla fine del XIX secolo e nei primi anni del XX secolo. L’ evoluzione del Canada fece il resto portando la cultura giuridica federalista nella cultura politica e giuridica dell’ Inghilterra. Vediamo quindi come si inserì in questo contesto Lev Trotskij.
Lev Trotskij non è il nome anagrafico di questo personaggio. Si tratta di uno pseudonimo di Lev Davidovic Bronstejn di famiglia ebrea da molte generazioni impegnata nella agricoltura dell’ Ucraina con una grande fattoria. Nacque a Janovka (Ucraina) nel 1879 e mori a Coyocan in Messico a nel 1940. Il padre David era analfabeta solo dedito alla agricoltura, mentre la madre Anna, nata ed educata il città, era una persona che si impegnava ad insegnare ai figli le buone maniere ed anche a usare la lingua russa che lei aveva imparato a scuola, in cui leggeva diversi romanzi con molto profitto. Era legata alla comunità ebraica del luogo e praticante. Nel 1886 Lev fu inviato nel vicino villaggio di Gromoklej e qui frequentò la scuola ebraica. Non parlando lo yddish non riuscì a legare con nessuno dei suoi compagni ma vi imparò il russo. Nel 1888, ospitato da un cugino della madre Moseij Spencer, si trasferì ad Odessa e qui frequento la scuola tecnica parificata San Paolo della Comunità Luterana. I sette anni passati in casa Spencer ne fecero un ragazzo diverso, di buone maniere, educato, studioso e assiduo frequentatore delle riunioni del salotto della moglie di Spencer in cui si riunivano scrittori e intellettuali del luogo. Divenne il primo della classe, anche se manifestò sempre una insofferenza per l’ autoritarismo e la discriminazione che gli fu causa di sanzioni disciplinari al punto da essere costretto a ripetere un anno di scuola. Nel 1896, non essendoci la settima e ultima classe fu costretto ad andare a Nikolaev. Nel 1897 si diplomò a pieni voti senza sforzo e senza grande sforzo preparatorio, perchè si era già indirizzato nella lotta politica più che al proseguimento degli studi. Conosciuto nel 1896 il giardiniere Franz Svigovskj costituì con lui un gruppo clandestino che faceva propaganda tra i lavoratori di Odessa e di Nicolajev. Arrestato dalla polizia zarista fu trasferito a Mosca. In questo carcere ricevette la sentenza che lo condannava a quattro anni di deportazione in Siberia. Lì si avvicinò al marxismo e ai comunisti del carcere e sposò la sua compagna di lotta Aleskandra Sokolovskaja che lo seguì sino a Ust’-Cut nella Siberia centrale. La coppia, oltre alla nascita delle due figlie Zinaida e Nina, riuscì a farsi accettare dai comunisti che lavoravano alla costruzione della ferrovia transiberiana e entrò a far parte della organizzazione marxista incardinata in quel territorio. Nel frattempo riuscì a far opera di chiarificazione politica su se stesso. Avendo conosciuto i rivoluzionari anarchici, comprese che le loro idee non erano di nessun aiuto alla causa degli operai e allo stesso tempo rifiutò la strategia terroristica che i socialisti rivoluzionari che, a loro volta, la volevano instaurare in Russia. Per questo concepì il Partito rivoluzionario come fortemente centralizzato senza aver ancora letto il Che fare di Lenin. Tentò anche di evadere dal confino. Scappato in un carro di contadini, riuscì con passaporto falso ad uscire dalla Russia e rientrare ad Odessa da dove riuscì nuovamente a raggiungere Samara e da lì via Vienna, Zurigo, Parigi riuscì a raggiungere Londra. Raggiunta la casa di Lenin riuscì a essere associato alla redazione dell’ Iskra di Londra e poi essere mandato, per questo stesso giornale, a Parigi. Nel secondo congresso del Partito Socialista Operaio Russo che si aprì nel 1903 a Bruxelles sotto la presidenza di Lenin, Trotskij rappresentò gli operai siberiani. Al suo proseguimento a Londra si vennero a delineare due correnti i menscevichi di Akselrod e i bolscevichi di Lenin. Akselrod voleva mantenere nel partito anche i non iscritti e che in concreto non partecipavano alla strategia rivoluzionaria di Lenin, mentre i bolscevichi si preparavano ad una imminente rivoluzione in Russia che sarebbe potuta scoppiare appena le contraddizioni causate dalle mire imperialiste dello Zar si fossero manifestate. Nel congresso della Lega estera della Socialdemocrazia rivoluzionaria russa (1903) Akselrod riuscì a mettere il minoranza Lenin e impadronirsi del giornale l’Iskra. Trotskij, in quel caso, si schierò con Akselrod, pensando che la via tracciata da Lenin fosse quella che avrebbe portato la Russia ad una vera e propria dittatura invece della democrazia.
Nonostante queste perplessità sulla linea politica di Lenin, Trotskij si interrogò in quel periodo come si sarebbe potuto sviluppare lo svolgimento di un sollevamento rivoluzionario per la Russia. Alla prima obiezione del Liberali egli rispose additando nel liberali dei traditori. Li bollò, considerandoli sempre pronti ad un compromesso, come collaboratori delle forze autoritarie e reazionarie. Infatti i Liberali si giustificavano, allora, con la scusa di voler fare avanzare la democrazia in Russia che, a quel tempo, era ancora sottoposta alla legge della mezzadria agraria con la quale i possidenti terrieri, nobili e borghesi, aveva rinnovato il vincolo alla terra della classe contadina. Egualmente considerava filoliberale la linea strategica di Plechanov (dirigente bolslevico) che andava affermando che non essendoci una industrializzazione sviluppata in Russia il Proletariato avrebbe dovuto appoggiare la rivoluzione liberale al fine di creare le condizioni per una successiva rivoluzione socialista che avrebbe portato al potere il Proletariato (teoria dei due stadi). Troskij ritenne che l’ alleanza operai contadini fosse la strada da dover percorrere per creare una forza popolare e coesa che avrebbe permesso alla rivoluzione di attuarsi. Trotskij, da questo, giunse a teorizzare in generale la rivoluzione permamente attuando una nuova forma di interpretazione della storia e delle condizioni rivoluzionarie superando definitivamente la teoria dei due stadi dovuta a Plechanov. Queste sono le caratteristiche:
- a) non era detto che uno Stato arretrato come la Russia, fosse costretta a percorrere le tappe dello sviluppo degli altri paesi ad industrializzazione molto più avanzata. Anzi era necessario un salto di qualità che colmasse il gap di sviluppo se si voleva che il paese si allineasse con gli altri Stati europei (Lenin con la scelta di industrializzare forzatamente la Russia dimostrò di condividere questa impostazione). Si parlò da allora di sviluppo disuguale.
- b) Si doveva riconoscere la incapacità della Borghesia di poter giocare un ruolo chiave, perché legata al capitale straniero e alla concreta differenza degli interessi rispetto al Proletariato.
- c) Per questo il Proletariato e la sua rappresentanza politica avrebbero dovuto assumersi questo compito di guidare la rivoluzione. Infatti i contadini che erano separati in piccoli gruppi e dispensi su tutto il territorio non avrebbero mai potuto esercitare in ruolo di questo genere. Infatti solo il proletariato operaio, ammassato nelle grandi città aveva la forza e il numero per effettuare una scalata al potere.
- d) Una volta preso il potere la classe dirigente operaia e proletaria avrebbe dovuto espropriare i mezzi di produzione e i capitali borghesi. Se questo non fosse avvenuto sarebbe stato inevitabile immergere il paese in una spirale di violenza continua e reazionaria con cui l’ autocrazia e la Borghesia avrebbero cercato di mantenere intatto il loro vecchio potere.
- e) L’ esercizio di quella che fu chiamata la dittatura del proletariato doveva servire a far transitare i compiti democratici ai compiti socialisti con i quali il Proletariato vittorioso doveva arrivare a costituire lo Stato socialista.
Allargando poi, la forma teorica al generale, fu chiaro a Trotskij che era inevitabile e necessario che la rivoluzione per riuscire doveva estendersi a tutti i paesi avanzati e dopo di questi ai paesi ancora arretrati. Solo in questo modo si sarebbe sconfitto l’ isolamento e la realizzazione del “comunismo” in un paese solo. Infatti una condizione di questo genere avrebbe potuto significare la sconfitta del movimento operaio e anche della stessa rivoluzione.07
La prova dei fatti fu il banco di prova di queste sue idee e questo lo fu anche per Lenin e gli altri Bolscevichi che in Europa attendevano una ragione per rientrare in Russia e partecipare alla Rivoluzione quando questa fosse scoppiata. La Rivoluzione russa (1905) incominciò con la strage della domenica di sangue il 22 Gennaio 1905. IL prete ortodosso Gapon portando alta la croce si mise alla testa di un imponente corteo di operai. Avanzarono, in una città completamente paralizzata dalla neve e dal ghiaccio, con l’ intenzione di raggiungere il Palazzo d’ Inverno di San Pietroburgo al fine di presentare una petizione allo Zar Nicola II. Lo Zar, che attendeva questa manifestazione, aveva preparato artiglieria, reggimenti di fucilieri e cavalleria cosacca che avrebbero dovuto disperdere i manifestanti ed impedire loro il raggiungimento del palazzo reale. La petizione infatti raccoglieva le principali richieste dei lavoratori della città e si articolava un vari punti che miravano a trasformare l’ Impero assoluto in una monarchia costituzionale. I punti sommariamente erano:
– convocazione di una Assemblea costituente,
– liberazione di tutti i detenuti politici,
– libertà di parola, di stampa, di coscienza,
– la separazione tra lo Stato e la Chiesa,
– l’ istruzione gratuita per tutti,
– istituzione della imposta progressiva sul reddito,
– la distribuzione della terra ai contadini,
– legalizzazione dei sindacati, della libertà di sciopero,
– istituzione legale della giornata lavorativa di otto ore
– infine la fine della guerra con il Giappone.
Dal 21 la città era stata paralizzata dagli scioperi in tutti i suoi quartieri. Gli 11 cortei, quella Domenica (il 22 Gennaio), si diressero, senza armi, da tutti i quartieri al Palazzo d’ inverno. Da prima furono contrastati dai soldati con le armi e dalla cavalleria. Il corteo guidato dal Pope Gapon giunto alla prospettiva Nevskij fu preso a fucilate. Nonostante questo arrivò alla Porta di Narva e fu caricato dalla cavalleria e colpito nuovamente a fucilate. Circa 1.000 morti fu in prezzo che il popolo di San Pietroburgo pagò per questa domenica di protesta democratica. a quel punto incominciarono a disperdersi. Lo stesso Pope Gapon illeso ma con la croce fratturata in più punti fuggì con altri compagni gridanto a gran voce che non c’ era più lo Zar Padre della Russia, non era più la fonte della giustizia.
Ci dobbiamo chiedere a questo punto, quale fu l’ apporto di Trotskij a questa rivoluzione. Dopo essere stato ospitato a Monaco da Aleksandr Lovovic Parvus ritonò da lui dopo la Domenica di sangue di cui abbiano raccontato le vicende. Propose a Parvus un opuscolo intitolato “Fino al nove Gennaio”, poi pubblicato, in cui teorizzò la presa della guida della rivoluzione da parte dei comitati degli operai e per di più dei quadri dei partito socialista dei lavoratori di Russia che cercava in tutti i modi, nella clandestinità, di sviluppare la sua organizzazione in tutto il paese. La parte più nuova era la sua denuncia della accondiscendenza dei Liberali, sempre pronti a divenire a patti con il dispotismo dello Zar, perché gli operai e i contadini e le loro rappresentanze rivoluzionarie diventassero autori e leader indipendenti della rivoluzione che doveva scoppiare. Partito in Febbraio da Monaco per Kiev con Natal’ja Sedova, sua compagna, si fermò a Kiev (Ucraina) da Leodin Krasin, dirigente bolscevico, che fece in modo di dotarlo di passaporto falso e gli diede un suo alloggio che possedeva a San Pietroburgo. Nella manifestazione del Primo maggio 1905 Natal’ja Sedova fu arrestata e confinata Tver’, mentre Trotskij fu costretto a fuggire in Finlandia. In Ottobre ricevette la notizia che San Pietroburgo era in sciopero generale. Rientrò clandestinamente, si pose al servizio del Soviet di San Pietroburgo, e ne fu eletto presidente. Il suo lavoro e la sua capacità direzionale fece riuscire lo sciopero, fece aumentare i consensi al partito nella città e a scatenare la reazione zarista. Arrestato dalla polizia segreta, processato e condannato all’ esilio a vita vi tradotto dalle guardie verso la Siberia. Durante il viaggio egli riuscì a fuggire. Nel 1907 egli era nuovamente a Londra e a Ottobre si spostò a Vienna.
Questo periodo che precedette l’ avvio della Rivoluzione Russa di Ottobre (1917) fu molto importante per Trotskij. Infatti egli poté osservare quella parte di Europa che faceva gola a diversi Stati orientali e alla stessa Russia. Il tutto avvenne prima dello scoppio delle guerre balcaniche (1912-1913), che furono considerate come una anticipazione della Prima guerra mondiale (1914-1919). Quelli che sono i Balcani erano in quegli anni sottoposti ancora al potere dell’ Impero Ottomano. Ma alcuni di essi si erano già misurati nel tentativo di appropriarsi di porzioni periferiche dell’ Impero. Con la guerra Russo-Turca (1877-1878) la Russia riuscì, nonostante fosse allo stremo, a condizionare l’ Impero Ottomano e ottenere la piena indipendenza della Bulgaria, l’ accesso a tutti i porti del Montenegro e la sua piena autonomia dall’ Impero (Pace di S. Stefano 1878). Nel 1908 il movimento dei Giovani Turchi, di ispirazione mazziniana, riuscirono a far ripristinare la costituzione dell’ Impero, che il Sultano aveva sospesa, ottenendo la trasformazione in monarchia costituzionale del Sultanato. Dopo di questo si mossero per render efficiente e ben armato l’ esercito. Fu in questi frangenti che l’ Impero austriaco riuscì ad annettersi la Bosnia-Erzegovina, concretamente già occupata dal 1878 ma mai formalmente annessa all’ impero. La Grecia da parte sua non perse l’ occasione di occupare e annettersi l’ isola di Creta. In quello stesso anno la Serbia delusa dalla annessione all’ Impero Austriaco della Bosnia-Ezegovina, si spinse a conquistare le terre a sud della Vecchia Serbia e del Kossovo e la conquista della piena indipendenza del Montenegro furono i fatti che portarono alle due guerre balcaniche (1912-1913).
Dalla Conferenza di Berlino (1878) e al suo relativo trattato sino al 1912, si svolse una partita di modifica dell’ equilibrio balcanico a cui la Russia non fu estranea. Infatti questa ultima cercava di completare la conquista dell’ Impero ottomano che non era riuscita ad attuare nel 1878. Sotto questa spinta la Serbia da un lato e l’ Impero Ottonano dall’ altro cercavano di modificare le loro rispettive condizioni di confine. La costituzione della lega Balcanica fu il principale fatto che modificò l’ equilibrio della regione. Costituita dalla alleanza tra il Regni di Serbia, Grecia, Montenegro e Bulgaria (1911) appena dopo la dichiarazione di guerra dell’ Italia contro l’ Impero Ottomano che puntava a conquistare la Libia. In quegli anni la Francia aveva conquistato l’ Algeria (1830-1871) e ottenuto un protettorato pieno ed esclusivo sulla Tunisia (1881). Di fatto in Europa tutti erano a conoscenza delle influenze Russe su questa lega che doveva essere in primo passo per destabilizzare l’ Impero Ottomano. Questo era assai preoccupante per l’ Impero austriaco che non vedeva di buon occhio un rafforzamento balcanico ai confini con la Bosnia Erzegovina in cui era compresa la Serbia sua nemica dopo l’ annessione di quei territori. Alla fine si venne a costituire una strana alleanza diplomatica: L’ Impero austriaco aveva a fianco la Francia e entrambi erano dalla parte dell’ Impero Ottomano. Contro questa strana cordata diplomatica oltre alla Russia c’ erano tutto i regni balcanici della lega che si preparavano a conquistare le terre in mano all’ Impero ottomano. La guerra fu inevitabile perché i Principati predetti erano molto avanti nella mobilitazione e l’ Impero ottomano non disponeva più della forza del passato. Nel 1913 con il Trattato di Londra le potenze europee riuscirono a far concludere la pace alle parti in guerra formando però il regno indipendente di Albania e modificando i confini territoriali tra gli alleati. La conseguenza fu che il Regno di Serbia si dichiarò danneggiato perché non aveva più lo sbocco al mare a causa della costituzione del Regno indipendente di Albania. Bulgaria e Grecia non erano contente perché rispettivamente avevano perduto dei territori che consideravano propri. Con la seconda guerra balcanica (29 Giugno-10 Agosto 1913) che terminò con la pace di Bucarest (10 Agosto1913) la carta dei Balcani fu stravolta. alla Grecia furono attribuite Creta, Salonicco, l’ Epiro, Cavala e buona parte della Macedonia. Al Montenegro venne attribuito il territorio di Novi Pazar e un pezzo dell’ Albania Settentrionale. Alla Serbia venne data quasi la maggioranza della Macedonia (oggi chiamata Repubblica della Macedonia del Nord) in modo che il suo territorio divenne in doppio di quello di prima delle guerre balcaniche. Alla Romania vennero attribuite la Silistra, la Dobrugia e una parte della costa bulgara sul Mar Nero. Le conseguenze furono molto più ampie di quello che queste annessioni territoriali significarono. i Balcani erano diventati un mosaico di Regni fra di loro sospettosi e alla ricerca di una egemonia. La Serbia non aveva mai fatto mistero del suo disegno di riunificare sotto la sua corona tutti gli slavi in pieno contrasto con l’ Impero Austriaco che avrebbe voluto fare la stessa cosa. Tutti gli Stati costituiti non erano basati su una sola religione. Infatti dopo queste guerre la popolazione veniva raggruppata con caratteristiche religiose disparate. Alla predominanza della Chiesa Ortodossa di rito Greco, si contrapponevano la Chiesa Cattolica, e la Chiesa Ortodossa Russa con alcune variazioni di minoranze ucraine, che nello spirito del tempo volevano una indipendenza religiosa nazionale sia dal Primate di Istanbul, sia dal Primate di Mosca. Accanto ai Cristiani si collocarono molti credenti mussulmani che ormai radicati nel territorio avevano grandi e diffuse comunità. Dal punto di vista politico, tutti gli Stati balcanici, nessuno escluso, avevano professato una linea politica di unificazione territoriale nelle piccole comunità a loro simili insediate negli Stati limitrofi. Nessuno di essi era esente dall’ inglobare delle minoranze etniche che appartenevano ad altri gruppi che che la storia aveva così determinato nei loro rispettivi insediamenti. Penso che tutti ricordano i problemi della Macedonia (ora Repubblica della Macedonia del Nord), giunta sino al XXI secolo, per il fatto che la Grecia da quegli anni ricordati contestava l’ omonimia con la parte nord del suo stesso territorio identificata dallo stesso nome. Lo stesso vale per la Serbia, dalla fine delle guerre balcaniche 1913, e dopo due guerre mondiali, ha professato, sempre, una intolleranza per le comunità non slave inserite nel suo territorio. Anche dopo la morte di Tito (1980), questa intolleranza è scaturita nella guerra della ex-Jugoslavia (1980-1995) di cui la Serbia fu promotrice nel tentativo di una pulizia etnica ingiusta e immotivata dei territori che essa riteneva di sua appartenenza. La guerra si è conclusa con la pace di Dayton (1995), anche se c’ é stata una coda riguardante il Kossovo (2008-2015).
Questa sintesi é stata scritta perché sia più facile, davanti allo svolgimento della storia, capire quali erano i problemi e le pulsioni a cui Trotskij era sottoposto nei primi anni del XX secolo. Poiché si poneva il problema di far prevalere il proletariato, contro le linee di conquista militare dello Zar, i Balcani si tramutarono in un vero banco di prova per il marxismo militante che non aveva alcun seguace, se non piccole cellule disperse, in quegli stessi territori, ma era il primo e concreto punto di azione per una concreta azione internazionale del movimento operaio europeo. Doveva, quindi, dare una risposta ad una prima domanda: “perché la guerra nei Balcani?” e poi rispondere a una altra domanda: “quale soluzione il Movimento operaio internazionale può proporre per sconfiggere la guerra permanente che in quelle terre sembrava non finire mai?“.
Una prima cosa era certa il capitalismo del XX secolo anche se modificato rispetto a quello conosciuto da Marx, non aveva abiurato alla sua sete di allargamento dei mercati, alimentata dalla produzione industriale di beni e anche se i servizi che in quella fase era intimamente connessi e al funzionamento diretto del capitalismo industriale. Infatti il capitalismo finanziario, legato a grandi figure e non ad istituzioni parabancarie, si doveva alimentare e accrescere per mezzo della produzione industriale. All’ inizio del secolo XX non era sviluppato il credito al consumo, le vendite rateali erano un qualcosa che avveniva con ristrettezza e sottoposto ai limiti della gestione delle cambiali. Tutti questi erano strumenti assai primitivi che non permettevano l’ ampliamento della circolazione monetaria che invece era una prima e ferma richiesta del capitalismo di inizio secolo. Un secondo fatto era la limitazione del mercato interno, non compensata dalla sistematica politica protezionista doganale delle varie potenze europee, le quali impedivano l’ allargamento dei mercato ai vari prodotti uccidendo la concorrenza sul nascere, inserendo un prezzo obbligato nascente dalla tariffa doganale che colpiva tutti i prodotti provenienti dagli altri Stati. A questo stato delle cose alcuni economisti di quel periodo proposero la soluzione della unione doganale08 tra i vari stati europei che inevitabilmente cozzava con la presunzione del singolo Stato nazionale europeo che concepiva come migliore ed essenziale allo sviluppo del suo capitalismo la sua stessa produzione di beni e non accettava che questa potesse essere minacciata nel suo stesso territorio da prodotti similari che arrivavano da altri stati nazionali esteri. E poi, l’ avanzamento di questo progetto, richiedeva a costruzione di istituzioni comuni (come lo furono negli anni 50 del XX secolo le Comunità europee) per far transitare gli Stati oltre la dimensione nazionale della produzione.
Tenendo ferme tutte queste cose, Trotskij partì, prima di tutto, dalla analisi puntuale della situazione internazionale dei Balcani. Egli identificò la ragion di Stato sia dell’ Impero Russo, sia dell’ Impero Austriaco che avevo posto in primo piano della loro agenda politica la spoliazione dell’ Impero ottomano. A questa operazione di conquista si associavano le ragioni di Stato dei vari regni balcanici che erano nati dalla crisi dell’ Impero ottomano e dalla pressione politica e militare che la Serbia faceva su di esso e sui suoi vicini. La situazione politica internazionale dell’ est Europa era quella di un territorio di Stati sovrani che agivano secondo il principio di equilibrio e per sopraffare uno o più competitori erano pronti ad imbarcarsi in una guerra di conquista. La storia, letta con gli occhi di oggi, testimonia che avvenne proprio in quel modo. Il secondo aspetto molto più sociologico era la mancanza di una classe lavoratrice assai consistente. I Balcani erano ancora una società agraria in cui la produzione industriale, a quel tempo, andava di poco al di fuori delle esigenze belliche. Per questo non si poteva contare sui contadini per addivenire ad una rivoluzione socialista. In più si doveva pensare che le la rivoluzione socialista fosse scoppiata essa avrebbe dovuto riguardare tutti gli Stati della regione per impedire che la reazione annidandosi in uno degli stati non toccati si potesse rivolgere contro quelli già conquistati dal proletariato. Inoltre la teoria dei due stadi, anche in questo caso, doveva essere confutata. Il potere al proletariato voleva dire saltare gli indugi, andare avanti in una industrializzazione forzata e anche investire nella formazione di Stato di tutti i giovani al fine di estirpare l’ analfabetismo, l’ ignoranza e dare alla regione la possibilità di partecipare al positivismo scientifico di cui il XX secolo fu un testimone più che attendibile e che in quegli anni dava i suoi primi frutti.
Trotskij, poi, passò a considerare il problema della guerra. Nei Balcani se si voleva superare il dualismo tra la guerra e la pace, bisognava imparare a capire che la pace non era una assenza di guerra, ma mancanza di una forma politico-giuridica che impedisse ai singoli Stati di fare la guerra per risolvere i conflitti con gli altri Stati. Per lui la dimensione era quello di uno Stato federale che contenesse al suo interno gli Stati preesistenti e permettesse la soluzione politico-giuridica delle controversie. Allo stesso modo, i problemi politici comuni dovevano essere risolti con l’ apporto democratico delle forze politiche dei singoli Stati che avrebbero dovuto unificarsi nella dimensione dello Stato federale. Per Trotskij, su questo terreno, diventò di vitale importanza il ruolo unificante della Internazionale socialista la quale per sua natura aveva una anima internazionalista alla quale si ispiravano tutte le forze nazionali che vi aderivano. Per Trotskij la realizzazione concreta del motto “proletari di tutto il mondo unitevi” si doveva attuare attraverso la forma federale, sia nella internazionale socialista sia nella internazionale regionale a cui avrebbero partecipato i movimenti operai-contadini dei vari stati della regione.09
In uno di questi articoli intitolato il vaso di Pandora dell’ Europa 10 Trotskij proposte il progetto della Federazione balcanica nell’ Europa dell’ Est come un preciso disegno politico e oggetto dell’azione delle forze popolari organizzate le quali avrebbero dovuto perseguirlo autonomamente. Contro le polemiche che la stampa liberale, specialmente russa, fece sulle sue corrispondenze di guerra egli non si dimenticò di illustrare l’ imperialismo delle grandi potenze: Russia, Impero austriaco, Francia, che immemori delle richieste dei popoli sottoposti all’ Impero ottomano avevano fatto ai Grandi d’ Europa. La guerra fu condotta, come tutte quelle che seguirono, con un grande ventaglio di atrocità, che furono perpetrate da quei giorni in quel territorio, sino ai giorni recenti. Il può abbietto mezzo di guerra fu l’ uso della pulizia etnica. Si pensi che prima della Prima guerra mondiale nei Balcani, a seguito di questi fatti, non vi erano più Ebrei fuggiti verso altri paesi molto più ospitali degli stessi Stati balcanici.
Trotskij comprese che il problema dell’ imperialismo degli Stati europei non era superabile con una sola rivoluzione interna allo Stato e alla società. infatti negli anni conclusivi del XIX secolo e nei primi del XX secolo si vennero formando delle coalizioni tra gli Stati europei che ne permisero il reciproco bilanciamento. La Triplice intesa composta da Inghilterra, Russia, Francia (1904-1907) e la Triplice alleanza composta Germania Impero austriaco, Italia (1882). Queste due coalizioni si modificarono nei primi anni della Prima guerra mondiale. La Russia accettando la pace di Brest-Litovst (1917) si staccò dalla guerra, perché in piena Rivoluzione d’ Ottobre ottenne una pace diversa da quella che invece lo Zar, allora destituito, aveva pensato di ricavare dalla guerra. La rivoluzione russa poi fece il resto. l’ Italia che aveva scelto la neutralità nel 1914, ma spinta dalle foprze politiche interventiste decise di entrare in guerra contro gli imperi centrali, in opposizione a quelli che erano stati i suoi precedenti alleati Germania e Austria. Fu alleata della Francia e della Inghilterra. Mentre la Triplice alleanza fu subito affiancata dall‘ Impero ottomano. Il cambiamento più significativo fu determinato dalla dichiarazione tedesca che tutte le navi che si sarebbero avvicinate ai porti degli Stati dell’ intesa sarebbero state considerate obbiettivi militari legittimi e quindi attaccate. Questo non fece che incrementare la guerra sottomarina che i tedeschi aveva incominciato a praticare dal 1914 con l’ affondamento di tutte le navi degli stati neutrali che erano diretti ai porti degli Stati dell’ intesa. A questo gli Stati Uniti d’ America reagirono dichiarando guerra agli imperi centrali: Germania, Austria e Impero ottomano (6 Aprile 1917). Quindi nel 1917 la prima guerra mondiale, da guerra coloniale ed europea, si trasformò in una guerra mondiale che coinvolse attori nuovi come gli Stati Uniti d’ America e lo stesso Canada.
Nel 1914 Trotskij, nel mese di Novembre, di fronte al dissolvimento della Seconda Internazionale, in cui le componenti socialiste tedesche e francesi aveva rispettivamente votato, nei Parlamenti nazionali, la creazione dei debiti di guerra per armare i rispettivi eserciti, cercò di ottenere una azione di paralisi delle attività belliche attraverso la forza del movimento operaio internazionale cercando di promuovere lo sciopero generale. Per questo, a qualche giorno di distanza dall’inizio delle ostilità, in un articolo intitolato « La guerra e l’ internazionale » invitò il Movimento operaio internazionale alla sciopero generale e propose un progetto politico alternativo a quello dell’ imperialismo tedesco e al funzionalismo economico gli Stati Uniti Socialisti d’Europa. In questo articolo, uscito a pezzi in tre edizioni del giornale degli esuli russi a Parigi « Golos »,11 egli additò nella sovranità assoluta degli Stati e nell’Imperialismo capitalista le cause principali del conflitto mondiale, le quali giocando sul lealismo nazionale dei socialisti, avevano distrutto l’ Internazionale. Esaminando poi le proposte degli economisti funzionalisti criticò aspramente la progettata unione doganale europea, che a suo modo di vedere altro scopo non aveva se non quello di dare ancora un po’ di respiro al capitalismo ormai in crisi irreversibile:
“Gli Stati Uniti d’Europa, senza monarchia, senza eserciti permanenti e senza diplomazia segreta, ecco la clausola più importante del programma di pace proletario.”
Cosa significasse rifiutare questo programma, Trotskij così lo sintetizzò:
“Il ristabilire dogane autonome, monete nazionali, codice sociale nazionale. Evidentemente non è questo. Il programma rivoluzionario comporta la distruzione della forma antidemocratica e di una unione realizzata con la violenza.”
In questo stesso articolo, Trotskij profetizzò come, fine della prima guerra mondiale, gli Stati europei non avrebbero più posseduto una vera identità statale. La crisi del militarismo, il processo di decolonizzazione avrebbero spostato il potere del mondo in altre aree geografiche se non fosse stato realizzato un qualcosa di alternativo al sistema europeo degli stati. Il programma di pace doveva essere basato su due punti. Il primo: scatenare una rivoluzione proletaria in ciascun paese europeo. In questo modo si sarebbe impedito alle forze capitalistiche di ricostituirsi e rinvigorirsi uscendo dalla crisi in cui erano cadute a causa della guerra. Secondo: costituzione attraverso una democrazia continentale di istituzioni comuni, le quali accanto alla costruzione della democrazia proletaria si collegassero alla costruzione di uno Stato federale europeo:
« In altri termini: lo stabilirsi della dittatura del proletariato non è pensabile che nella sua espansione in tutta Europa, e per di più sotto la forma di una repubblica federale europea. L’unione europea, non realizzata con il ferro o con gli accordi diplomatici, sarà il problema ineluttabile posto al proletariato vittorioso ».
Il processo costituente, per arrivare alla forma federale, era così delineato:
a) necessità che i proletari di tutti i paesi belligeranti si rendessero conto che i loro interessi erano diversi da quelli delle forze imperialiste che avevano scatenato la guerra;
b) nasceva, quindi, ineluttabilmente la necessità della rivoluzione proletaria e la presa del potere;
c) non era possibile, a questo punto, pensare in forme nazionali, essendo impossibile a ciascun stato provvedere autonomamente ai suoi bisogni, ed era necessario progettare delle forme di unione;
d) l’unica forma di unione era il patto federale che le libere nazioni potevano scegliere una volta possedute le leve del loro destino:
« Di conseguenza, gli Stati Uniti d’Europa rappresentano, prima di tutto, la sola forma immaginabile della dittatura del proletariato europeo ».
Così Trotskij, cinque anni prima delle dichiarazioni di Thomas Woodrow Wilson (1856-1924), propose la soluzione federale per l’Europa.
Nonostante l’adesione di Lenin e la successiva redazione del Manifesto di Zimmerwald (4-8 settembre 1915), messaggio diretto ai proletari di tutto il mondo, sia Lenin che Trotskij non si aspettavano e non conoscevano ancora le conseguenze a cui li avrebbe condotti la lotta intrapresa contro la ragione di stato di cui l’ azione internazionale contenuta nel manifesto era l’annuncio più importante. Zimmerwald era stato tenuto a distanza di circa un anno dall’ inizio della prima guerra mondiale. Nella prima fase la guerra mondiale combattuta principalmente in Europa le forze dei sue schieranti si presentavano equilibrate, ma una prima cosa fu chiara non si poteva trattare di una guerra rapida di conquista. I tedeschi sulla Marna, i Russi nel Caucaso, dopo un primo periodo di successi, si trovarono bloccati sulle posizioni conquistate. La guerra da movimento si trasformò in guerra di posizione in cui tutti i belligeranti dovevano introdurre tutte le loro forze, le loro armi e le innovazioni scientifiche che non aveva mai usato in precedenza come l’ Aviazione e i gas asfissianti. Sul terreno politico, l’ osservazione di Lenin a Zimmerwald che i componenti quel Congresso non superava i passeggeri che erano trasportati da due carrozze, 12 persone in tutto, fu la tragica avvisaglia di una trasformazione del Socialismo internazionalista in un Socialismo nazionalista, che avviluppato dalla fedeltà allo stato nazionale stava distruggendo la solidarietà internazionale socialista che la Seconda internazionale a cui avevano dato modo di venire ad esistenza e di agire in modo collettivo per tutti. Lenin e Trotskij come gli altri compagni si convinsero che la seconda internazionale era morta e che non si poteva fare alcun affidamento sulle forze che la avevano formata. Nell’ anno e mezzo che passo tra Zimmerwald e lo scoppio della Rivoluzione russa, la guerra assunse il suo volto più duro. Molti degli Stati conquistati furono sottoposti a pulizia etnica come l’ Armenia. Molti di essi conquistati in tutto o in parte furono sottoposti a rappresaglie sulla popolazione come la Serbia, il Montenegro e l’ Albania. Stati che non esistevano più come la Polonia furono calpestati da vari eserciti che avanzarono e si ritirarono passando sul suo territorio. Il tutto avvenne con morte di uomini donne e bambini, anche se non compiti dalle azioni belliche, perché colpiti dalla fame e dalle malattie. In questo contesto la Russia il cui esercito era comandato dai nobili della corte dello Zar, non solo aveva perso una buona parte dei suoi uomini sul fronte occidentale, ma non era riuscito a fermare l’ avanzata tedesca che aveva conquistato sia la Polonia (la parte annessa all’ Impero russo) che la Bielorussia. Più a sud est le forze della Triplice alleanza tedesche e austriache erano riusci te a conquistale parte dei Balcani e l’ Ucraina, per cui si preparavano ad invadere le terre russe limitrofe (Gennaio 1917). Il costo umano a quel punto era di circa 6 milioni di morti. il 2 Marzo 1917 (del Calendario giuliano) le forze politiche presenti e attive a Pietrogrado (la città era stata ribattezzata con questo nome all’ inizio della guerra perché non sembrasse troppo tedesca come il suo antecedente nome San Pietroburgo poteva far pensare), decisero di sfidare l’ autocrazia dello Zar Nicola II per costringerlo a realizzare una nuova forma di regime più democratico e rispettoso dei diritti delle classi non rappresentate della sua forma di governo. La Duma che lo Zar aveva costituito dopo il 1905 e il Soviet degli operai e dei contadini a cui si erano aggiunti i soldati decisero di attuare una azione comune diretta a eliminare il governo autocratico e sostituirlo con un governo provvisorio di loro espressone contro le mire conservatrice. Venne formato un Governo provvisorio dei Cadetti, Menscevichi e Socialisti rivoluzionari guidato da Georg Evgen L’vov. Nel marasma di questo cambiamento si arrivò, prima di tutto, alla abdicazione dello Zar e al suo arresto con tutta la sua famiglia. Nel paese il disfattismo, a causa della guerra, cresceva. La pressione dell’ esercito tedesco e austriaco alle frontiere si faceva sentire, specialmente delle difficoltà di approvvigionamenti sia di munizioni sia di alimenti e tutta la popolazione incominciò a a soffrire la fame. Il potere politico era diviso fra il Governo provvisorio e la Duma da una parte i Soviet dall’ altra. Questi secondi manifestavano una diversa prospettiva delle cose che dovevano esser fatte. (Febbraio 1917). Nonostante che i Bolscevichi avessero cinque rappresentanti nella Duma, erano privi dei loro uomini migliori tutti fuggiti all’ estero, altri erano stati deportati in Siberia e lì erano tenuti in cattività. Si trattava quindi in addivenire ad una amnistia generalizzata che permettesse alla forze politiche nuove di ricostituire i suoi quadri se si voleva far uscire la Russia da questa situazione di disgregazione. Nel Maggio del 1917 Trotskij ritornò da New York. Come primo atto riprese i contatti con il Soviet di Pietrogrado e ne fu nuovamente eletto presidente. Lo stesso Lenin, capo del Partito socialista rivoluzionario russo, era riuscito ad ottenere il visto per raggiungere la Svezia dal Governo tedesco e da Stoccolma, via Helsinki aveva raggiunto Pietrogrado il 3 Aprile 1917. Il 4 Aprile Lenin riuscì a far passare nel Partito le sue tesi che avrebbero caratterizzato la storia di quegli anni concitati, ricordate in seguito come le tesi di Aprile:
- Cambiare il nome del Partito in Partito Comunista Russo per distinguerlo da quello che faceva parte della Seconda internazionale e si era macchiato per la parte maggioritaria (menscevica) di connivenza con le forze guerrafondaie e borghesi;
- il Partito doveva abbattere il governo borghese e conquistare il potere per i Soviet di cui era espressione;
- doveva essere posto fine al dualismo del potere con lo scioglimento del Governo provvisorio e tutti i poteri dovevano essere attribuiti ai Soviet;
- i contadini dovevano occupare le terre dei latifondisti in toto per coltivarle per se e per il popolo russo;
- la guerra doveva essere cessata immediatamente senza guadagli territoriali e altri danni per entrambe le parti.
In questi concitati mesi che vanno da Aprile alla fine dell’ estate, Totskij si allacciò nuovamente all’ amico Lenin e fece di tutto perché il Soviet di Pietrogrado fosse un motore di galvanizzazione contro il Governo L’vov. Infatti questo nobile militare di carriera aveva puntato tutto sui menscevichi interni al Governo per riassicurare gli alleati che la Russia avrebbe continuato la guerra, nonostante la situazione esplosiva del paese. All’ interno del Governo c’ era il socialista rivoluzionario Cernov che non faceva altro che incoraggiare le azioni di occupazione delle terre da parte dei contadini. Fu così che la borghesia latifondista e guerrafondaia chiese a L’vov le dimissioni e la nomina alla Presidenza del Governo provvisorio di Alexandr Kerenski (1881-1970). Il 12 Agosto 1917 a Teatro Grande di Mosca, 2000 persone scelte dal Governo furono riunite per discutere e prendere delle decisioni rispetto alla situazione politica alle invasioni delle terre da parte dei contadini, mentre l’ esercito nelle trincee veniva affidato al Generale Kornlilov, sotto le pressioni delle potenze della Intesa che lo vedevano adatto a far avanzare la guerra. Il discorso di Kornilov fu di una gravità assoluta. Non solo egli come dittatore militare si dichiarò pronto a combattere le occupazioni delle terra da parte dei contadini ma a far reintrodurre la pena di morte al fine di sradicare la rivoluzione che serpeggiava tra gli operai, i sodati, i marinai e era pronto a stabilire il razionamento del cibo al fine di rendere la popolazione in condizione di sfamarsi. il 19 Agosto 1917, il Generale Kornilov abbandonò Riga ai tedeschi senza combatte. Anzi all’ insaputa del Governo provvisorio aveva preparato, organizzato e ammassato nelle retrovie delle truppe per marciare su Pietrogrado e conquistare il potere. Kerenski, accortosi delle intenzioni del generale lo destituì, atteggiandosi a salvatore della rivoluzione. Il Generale non ubbidì agli ordini e fece entrare in città la cavalleria cosacca che mise la città nel caos. A questo reagì il Soviet di Pietrogrado guidato da Trotskij. Costituito il consiglio di guerra per la difesa di Pietrogrado i Bolscevichi furono alla testa dei contadini, degli operai, dei cittadini che aderirono alla proposta di difesa. 25.000 operai delle officine Putilov furono organizzati nella guardia rossa. Accanto a tutti questi attori si collocarono le truppe stanziali che dal mese di Luglio 1917 erano state disarmate. Queste ultime riamate si riorganizzarono nella guardia rossa. In pochi giorni gli operai delle Officine Putilov produssero 200 cannoni di ultima generazione che vennero affidati ai reparti di artiglieria uniti alla guardia rossa. A questo esercito spontaneo si unirono i marinai della base di Kronstad. Questa resistenza riuscì a portare dalla parte dei rivoltosi le forze che era state inviate ad occupare la città e tutti riuscirono a catturare i componenti del comando generale e lo stesso Kornilov che furono arrestati. Kerenski, davanti al popolo aveva perso la sua credibilità. Lenin e altri dirigenti comunisti per sfuggire alla polizia di Kerenski fuggirono da Pietrogrado. Lenin solo il 9 ottobre 1917 riuscì a ritornare a Pietrogrado dalla Finlandia, vestito da Pastore luterano senza barba e baffi in modo da essere poco riconoscibile. Trotskij da parte sua essendo nascosto nei quartieri operai non fu mai raggiungibile dagli agenti di Kerenskij. Con la sua opera aveva preparato il terreno per una concreta azione coordinata di tutti i soviet della Russia che fosse al servizio di quella di inizio e di spunto della città di Pietrogrado. Aveva convertito e unificato le forze militari della capitale e quelle stanziate a Mosca, dimostrando ad esse quanto il Partito comunista russo, volesse la fine della guerra, che invece, stancamente Kerenskij e il suo governo, avevano continuato per un accordo con gli Stati dell’ Intesa. il 10 ottobre Lenin riuscì nella riunione del Comitato centrale del Partito a far passare la risoluzione della insurrezione armata per la presa del potere, cui lo stesso Trotskij aderì, perché secondo lui era già pronta e realizzabile con le forze armate rosse pronte all’ azione. Nonostante avvisaglie, sfuggite alla segretezza, della imminente azione, Kerenskij si trovò privo di armate a sua difesa. Mentre Trotskij capeggiava in Cominato militare rivoluzionario che lui stesso aveva contribuito a formare. Il 24 Ottobre 1917 le truppe organizzate nella Armata rossa stanziate a Pietrogrado, dall’ alba, incominciarono ad occupare i punti nevralgici della città e le sedi del potere costituito. l’ operazione fu rapida e non trovò resistenza alcuna. Nè la popolazione nè lo stesso Governo si accorsero che i Bolschevichi aveva occupato tutti i punti strategici della capitale. Nella giornata del 25 Ottobre fu chiaro a tutti che il Partito comunista Russo, i Bolschevichi e le truppe a loro fedeli aveva occupato i gangli del potere. Kerenskij fuggì sull’ auto dell’ ambasciata degli Stati Uniti fuori città a cercare truppe a lui fedeli. l’ Armata rossa invece aveva circondato il Palazzo d’ inverno sede del Governo provvisorio e in poche ore conquistò il palazzo, arresto il governo e i suoi membri. La sera del 25 Ottobre al Secondo congresso dei Soviet di tutta la Russia, riunito a Pietrogrado, e di cui aveva rallentato i lavori Lenin stesso annunciò che il potere politico era in mano ai Soviet, e il governo Kerenskij non esisteva più. In quella sede fece approvare tre provvedimenti importantissimi: la richiesta di pace alla Germania per far finire la Guerra, la distribuzione della terra ai contadini e il trasferimento di tutto il potere politico ai Soviet. Per Mosca invece la insurrezione si protrasse ancora per alcuni giorni. il 2 Novembre l’ armata rossa poté comunicare a Pietrogrado che la città di Mosca era nelle sue mani. Nei giorni successivi l’ organo di Governo, guidato da Lenin si costituì con il nuovo nome: Consiglio dei Commissari del popolo che fu il primo governo bolscevico della Repubblica socialista federativa della Russia. Trotskij ricoprì la carica di Commissario per gli Affari esteri.
La comparsa in russo della dicitura federativa, non fu un caso. Lenin stesso che aveva seguito l’ amico, era stato convinto e propugnatore della forma federale dello Stato, anche sulla base della sua grande estensione delle innumerevoli nazionalità che conteneva e che erano state sottomesse all’ autarchia zarista. Egli stesso era convinto che la forma federale avrebbe portato nuove forme di valorizzazione e di autonomia a popoli allora contenuti in quella che ancor oggi viene definita Russia.12 Nello svolgimento del Terzo Congresso panrusso dei Soviet (23-31 gennaio 1918) Lenin così si espresse il 31 gennaio 1918:
“Ecco il fondamento della nostra federazione, ed io sono profondamente convinto che intorno alla Russia rivoluzionaria sempre di più si raggrupperanno le singole diverse federazioni di libere nazioni. In modo del tutto volontario, senza né frode né ferro, questa federazione crescerà e sarà indistruttibile. La migliore garanzia della sua indistruttibilità sono le leggi, nel quale si fonda il regime statale che noi creiamo. Noi non siamo più soli. Negli ultimi giorni si sono svolti avvenimenti significativi non solo in Ucraina e sul Don, non solo nel regno dei nostri Kaledin e Kerenski, ma anche in Europa occidentale. Conoscete già i telegrammi sulla situazione rivoluzionaria in Germania. Le lingue di fuoco della rivoluzione fiammeggiano sempre più forti su tutto il vecchio e imputridito regime mondiale. Non era una pura teoria astratta dalla vita, non era fantasia di gente staccata dal mondo che noi, creato il potere dei soviet, avremmo suscitato analoghi tentativi anche negli altri paesi. Giacché, lo ripeto, per i lavoratori non c’era l’ ira di questa guerra sanguinosa. Ora questi tentativi pretendono le conquiste della rivoluzione internazionale. E noi concludiamo questo storico Congresso dei Soviet all’insegna della sempre più ampia rivoluzione mondiale, e non è lontano il tempo in cui i lavoratori di tutti i paesi si fonderanno in un solo stato di tutta l’umanità, per costruire con sforzi comuni il nuovo edificio socialista. Il cammino di questa edificazione passa attraverso i Soviet, come una delle forme della rivoluzione mondiale che ora comincia.”13
Il Congresso fu il fondamento giuridico della adozione della Costituzione del 1918. Le osservazioni di Lenin erano la visione politica che la Rivoluzione russa fosse la prima di tante rivoluzioni, innescate dalla guerra, che avrebbero portato il proletariato europeo a prevalere sulla borghesia, sulle forze guerrafondaie e sull’ oscurantismo dei latifondisti agrari. Infatti la Rivoluzione Spartachista, conclusasi nel sangue nel Gennaio 1919, iniziò proprio in quei mesi. In Germania anche alcuni socialisti che avevano votato per la guerra si erano progressivamente distaccati la socialisti fedeli al regine di Guglielmo II. La piega ormai di sconfitta della guerra per la Germania (1918) portò questi politici a opporsi al potere del Kaiser, ha chiedere una Costituente e la realizzazione di un governo provvisorio che avrebbe dovuto trattare l’ armistizio con gli alleati dell’ Intesa. Gli spartachisti furono quelli che innescarono la rivoluzione di Novembre 2018. a Lenin, all’ inizio dell’ anno, sembrò che quello era l’ inizio del propagarsi della rivoluzione in Europa.
Il 18 Febbraio 1917 è proprio Trotskij, lasciando le negoziazioni di pace con la Germania in rappresentanza della Russia, a dichiarare che la Russia avrebbe continuato a combattere e non avrebbe firmato alcun armistizio. In risposta l’ esercito tedesco ricominciò ad avanzare e si addentrò nel territorio russo. Per questo il Consiglio di Commissari del popolo presieduto da Lenin dovette decidere il da farsi di fronte alla dimissioni di Trotskij che non era riuscito ad ottenere una pace onorevole. Lenin iniziò asserendo che la pace doveva essere firmata così come era proposta. Trotskij riteneva invece che la guerra doveva essere combattuta sino a quando la rivoluzione tedesca spartachista non fosse giunta alla insurrezione. Nicolaj Bucharin invece riteneva che bisognasse combattere la guerra e da quella continuare aiutando le altre forze proletarie rivoluzionarie sino alla liberazione degli operai e contadini di tutta Europa. La situazione di grave disagio dell’ esercito, la supremazia militare del nemico, l’ instaurarsi di una guerra civile russa guidata da Kaliedin e Kerenskij ed aiutata da forze di altri stati Europei fecero prevalere la tesi di Lenin. La firma della Pace di Brest-Litosvt (18 Febbraio 1918) fu una pace con cessioni territoriali molto cospicue. Cessione della Estonia, Lettoria, Lituania, Bieolorussia, Ucraina occupate dai Tedeschi. Infine cessione all’ Impero Ottomano della Transcaucasia. Lenin però ottenne la fine della guerra. Trotskij che era stato fondatore della armata rossa fu posto a capo del commissariato alla guerra dal quale dipendeva il nuovo esercito, provato dalla guerra, da cui era stati esautorati tutti gli ufficiali perché nobili e borghesi potenzialmente nemici della Rivoluzione comunista.
Nel frattempo la Russia comunista si dovette misurare con una guerra civile (1917-1922) innescata dalle armate bianche che volevano restaurare il potere politico di Kerenskij e gli antichi privilegi, sostenute poi dopo la firma della pace di Parigi (1919) da Francia, Inghilterra, Regno d’ Italia, Impero giapponese, Stati Uniti. La parte russa, a sua volta, si oppose a questa azione in grande scala con l’ armata rossa, così fu chiamato l’ esercito nuovo comandato da Lev Troskij, commissiario alla guerra. Nel paese fu instaurato quello che fu definito il “Comunismo di guerra”, anche con ispirazioni dovute a Trotskij che voleva a tutti i costi efficentare l’ armata rossa. Vennero decisi:
- razionamento delle derrate alimentari;
- requisizione forzata delle eccedenze cerealicole dei contadini;
- controllo totale dello Stato sulla produzione bellica;
- distribuzione contingentata dei prodotti alimentari e degli altri beni di prima necessità;
- introduzione dell’ esercito del lavoro con turni inumani;
- abolizione della libertà di opinione; reintroduzione della pena di morte;
- abolizione della libertà di stampa;
- persecuzione di coloro che erano controrivoluzionari.
Il tutto rimase il vigore sino al 1922 quando la rivoluzione riuscì a prevalere sulle forze controrivoluzionarie. Coinvolti nelle vicende di conservazione del potere bolscevico in Russia, Trotskij, per primo, chiese l’istituzione dell’esercito obbligatorio del lavoro, la leva obbligatoria e l’installazione di fabbriche di armi, fornite dai Krups, ma necessarie per sostenere l’Armata rossa che difendeva la Russia bolscevica dalla reazione. Si arrivò all’addestramento dell’ Armata rossa, fatto da ufficiali tedeschi, a cui il Trattato di Parigi (1919) aveva vietato la ricostituzione dell’esercito. La Russia da Impero si trasformò in fortilizio del proletariato accerchiato dai paesi capitalisti e coinvolta in una guerra civile.
Kerenskij era fuggito e a Omsk e qui costituì il Governo provvisorio panrusso. Questo organismo altro non era che l’ ultimo tentativo della parte “bianca” di ritagliarsi un territorio russo in cui costituire uno stato separato da quello “rosso” realizzato dai Bolscevichi. Questi ultimi il 5 Marzo 1918 trasferirono la capitale da Pietrogrado a Mosca, ritenendola più protetta dalle mire tedesche e polacche nei frangenti della guerra civile (1917-1922). Trotskij trovandosi di fronte alla invasione coordinata da tre direzioni decise di costituire una armata di tutto riguardo a usando dei generali, fedeli all’ idea, che erano anche valenti combattenti. A questo scopo organizzò il foraggiamento continuo di vettovaglie per le truppe. Allo stesso modo organizzò la logistica degli armamenti per cui i 3 milioni di russi arruolati non furono mai privi né di cibo né di armi. Riuscì a creare, con l’ impegno dei ferrovieri, la posa di binari creando una rete ferroviaria adatta ai treni, dotati di uno scartamento più largo di quello in uso in Europa, permettesse ai convogli di raggiungere tutti i fronti e di lì spostarsi con facilità. Per questo si era fatto costruire un treno blindato, dotato di mitragliatrici antiaeree, vagoni blindati con solo per gli alloggi, ma anche per le riunioni del comando. Oltre ad deposito di munizioni lo aveva fatto dotare di un dispensa per molti giorni per tutti i suoi uomini, a cui si aggiungevano anche una stalla viaggiante con dei cavalli. Un vagone scoperto con un piccolo cannone a media gittata completava il convoglio. Il treno aveva due locomotive di nuova concezione che le permetteva il movimento in entrambe le direzioni senza dove andare marcia indietro. Tutto questo spiega la genialità strategica e logistica del nostro autore. Pacifista convinto si trasformò in un provetto guerrafondaio per amore del proletariato e della rivoluzione.14
La guerra civile fu dura, lunga e non furono risparmiati tutti i colpi possibili. Molte furono le fucilazioni di massa di civili e di militari dirette a piegare la popolazione che nel marasma generale cercava di salvarsi passando, al passare dei territorio nelle mani delle rispettive coalizioni, dalla parte vincitrice. Tre furono i teatri che si formarono: il fronte nord occidentale, quello al sud transcaucasico e il terzo Siberiano diretto a staccare la parte siberiana dalla Repubblica dei soviet.
La prima azione dei controrivoluzionari (Kaledin, Kornilov, Denikin) fu di risalire il corso del Don e puntare verso nord invadendo e occupando territori ormai sotto il controllo bolscevico. Lenin stesso decise che dovevano essere combattuti con tutti i mezzi e si doveva cercare di unificare alla Russia l’ Ucraina. dal Novembre 1917 al 13 Aprile 1918 l’ armata dei volontari di Kaledin fu sconfitta e costretta a ripiegare sino alla foce del Don.
Nei primi mesi del 1918 Estonia, Lettonia, Lituania, Finlandia si dichiararono indipendenti da Mosca. La stessa Ucraina che si era dichiarata indipendente fu durante l’ avanzata della Armara rossa dichiarata parte della Federazione dei soviet Russa al fine di impedirne il distacco. Lo stesso avvenne per il autoproclamato governo autonomo del Turkestan. Lenin e Stalin riuscirono a unificarlo alla Repubblica federativa dei Soviet della Russia (1918). A Luglio dello stesso anno la legione cecoslovacca riusci a conquistare Omsh e permise l’ insediamento in quel luogo del Governo menscevico. Nel Novembre 1918, stipulato l’ armistizio di Compiègne,le forze alleate poterono occuparsi della Rivoluzione Russa schierandosi a sostegno delle forze mensceviche e reazionarie contro il Bolscevismo affermando che questo ultimo voleva estendere la rivoluzione in tutta Europa. Tra la fine del 1918 e i primi mesi del 1919 la Russia bolscevica di Lenin si dovette rendere conto che non poteva più riconquistare i territori del Baltico e della Polonia perché le armate rosse della zona non riuscivano a vincere la resistenza delle forze locali comandate da fuorusciti tedeschi che prestavano come mercenari la lo competenza militare ai governi repubblicani e indipendenti che si erano formati in quei territori. In Ucraina il generale Denikin aveva ricostituito una armata di 100.000 uomini e si stava muovendo nuovamente verso nord con il preciso intento di penetrare in profondità nel territorio della Russia. Alla fine di Aprile 1919 il generale zarista Kolcak partendo dalla siberia occidentale riuscì a penetrare oltre gli Urali e avanzare nel territorio della Russia europea. Anche se non era ben visto dagli alleati europei e dagli stessi Stati Uniti, il generale ottene dei successi preoccupando il Governo bolscevico. Tra Settembre o Ottobre 1919 fu in periodo di massimo pericolo per il Cremlino. Trotskij subì delle sconfitte in Ucraina a causa degli alleati e del esercito di Denikin. Anche se la flotta russa aveva impedito nel Baltico l’ ingresso della flotta inglese nei porti russi, si era determinata una avanzata di forze reazionarie assieme a truppe alleate che volevano conquistare Pietrogrado. A seguito della crisi nel governo russo in cui Stalin accusava Trotskij di essere inadatto al compito, questo ultimo riuscì a far giungere l’ Armata rossa a 3 milioni di uomini tutti equipaggiati, organizzati e ben armati e riprese a combattere.
A ottobre 1919 la reazione contro l’ avanzata di Denikin fu risolutiva. l’ Armata rossa distrusse l’ armata dei controrivoluzionari e liquidò le resistenze che ancora rimanevano conquistando tutta l’ Ucraina e mettendo in fuga quel che rimaneva della armata bianca. Trotskij, sicuro del risultato in Ucraina, si trasferì prontamente a Pietrogrado assediata dal generale bianco Judenic. Nella Battaglia di Pietrogrado (22 Ottobre 1919) Trotskij ruppe l’ assedio e costrinse l’ armata di Judenic ad arretrare e a ritirasi in Estonia (Novembre 2019). Nell’ Inverno 1919 le armate rosse continuarono nella loro penetrazione nei territori ancora sotto il dominio dei “bianchi”. La armata siberiana si spinse sino a Omsh. Il 14 gennaio 1920 il generale bianco Kolcak diede le dimissioni da comandante in capo ell’ esercito siberiano. Catturano poche settimane dopo a Irkutsk fu fucilato dalla armata rossa. Dopo la battaglia di Orel in Ucraina l’ Armata rossa continuò ad inseguire Denikin. l’ Armata rossa riconquistò il Caucaso e impedì la ricostruzione di un esercito bianco in Crimea. Nel Febbraio 1920 i bolscevichi riuscirono a riconquistare tutti i porti le Baltico. A fine Aprile 1920 riuscirono a conquistare l’ Arzebagian, la Georgia e l’ Armenia.
Il problema più grave era il territorio che il Governo Polacco voleva conquistare. L’ esercito polacco comandato dal generale Pilsudski riuscì ad arrivare sino a Kiev (25 Aprile 1920). Trotskij e Kamenev decisero di attuare una azione a tenaglia contro i Polacchi e riconquistare quanto i Polacchi avevano occupato. La manovra fu un successo. Le armate rosse giunsero ad Agosto 1920 a 50 chilometri da Varsavia. La situazione di armistizio e di pace fu quella della linea Curzon, che da allora segna il confine fra Polonia e Russia. il 9 Novembre 1920 l’ Armata rossa irruppe in Crimea e la assicurò al Governo bolscevico. I superstiti dell’ esercito bianco del generale Vrangler, furono evacuati dalla flotta inglese e francese. A Ottobre 1920 i Giapponesi si ritirano dai territori del Lago Baikal permettendo alla armata rossa di riconquistarli. I residui delle truppe di Kolcak stanziatesi nella regione del fiume Amur furono debellate solo nel 1923. IL 23 Ottobre 1921 con il Trattato di Kars (tra Russia e Turchia) la regione transcaucasica ritornò sotto il potere di Mosca. Nell’ Agosto 1920 nella regione di Tambov (Siberia centrale) vi fu una rivolta contro la leva obbligatoria e la confisca degli ammassi. L’ Armata rossa in breve tempo annientò i reazionari che si erano costituiti in esercito verde contro il Cremlino. Nel Marzo 1921 con la Pace di Riga venne stipulata la pace con la Polonia secondo le linee predette.
Il 30 Dicembre 1922 venne fondata l’ URSS (Unione delle Repubbliche socialiste sovietiche), la sua costituzione era nuovamente una riproposizione della struttura federale come già era stato fatto per la Repubblica federativa socialista dei soviet della Russia che faceva parte dell’ URSS. Composta da 15 Stati federati, dai quali rimanevano escluse la Polonia e gli Stati baltici. Questo Stato federale conserverà la sua forma sino al 26 Dicembre 1991.
In questo periodo si andarono impostando le caratteristiche che poi fecero dell’ URSS quella potenza che ebbe visibilità mondiale. Bisogna dire che Lenin non venne mai meno a due suoi principi professati sino alla sua morte: il riconoscimento di una ampia autonomia per i territori o gli Stati incardinati nell’ URSS e la prospettiva di azionare la rivoluzione negli altri Stati europei che usciti distrutti dalla prima guerra mondiale e indebitati con gli Stati Uniti d’ America potevano diventare terreno fertile per lo scoppio di una rivoluzione comunista comune a tutta Europa. Sul primo punto é necessario ricordare il caso della Georgia. il 22 Aprile 1918 l’ elité mescevica della Georgia si dichiarò indipendente da Mosca e assieme all’ Armenia e all’ Arziebaigian costituirono la Repubblica federale democratica Transcaucasica fissando come capitale Tbilisi. A seguito delle vicende della guerra civile russa il 26 Maggio 1918 costituirono la Repubblica democratica di Georgia. I mescevichi erano guidati da Noe Zhordania. Il 25 febbraio 1921 l’ armata rossa guidata da J. Stalin, nativo di quella regione, la rinconquistò e la annesse all’ URSS a quel momento in costituzione. Secondo i principi costituzionali della Costituzione dell’ URSS, nonostante le mire punitive che erano caldeggiate da Stalin che considerava i suoi conterranei traditori della causa, si potevano concedere particolari forme di autonomia anche alla Repubblica georgiana, come quella di mantenere un proprio passaporto, di dichiararsi cittadino georgiano e non dell’ URSS, mentre allo stesso tempo avrebbero fatto parte di tutti gli organismi costituzionali deliberativi dell’ URSS. Stalin si oppose fermamente a questo disegno di Lenin. La querelle si estese per un certo tempo prima del 25 Maggio 1922, data in cui fu colpito dall’ ictus, Lenin ebbe un confronto aspro con Stalin su questi problemi perché si doveva arrivare alla attuazione delle misure e Lenin stesso voleva questa ampia autonomia anche per i georgiani. Nonostante tutto Lenin piegò Stalin alla attuazione delle misure con tutto il Comitato di governo che lo coadiuvava. Questo prova la fede nella autonomia politica che egli voleva attuare nelle forme federali giuridiche del nuovo Stato. Ripresosi, dopo essere stato colpito da una emiparesi permanente, morì il 21 gennaio 1924.15
Lenin, in questo ultimo periodo della sua vita si pose due problemi. Il primo riguardava la necessità di far uscire l’ URSS dal comunismo di guerra. Il secondo quello di individuare il suo successore per mettere al riparo le istituzioni, ancora fragili, da una possibile buorocratizzazione delle stesse, attraverso l’ insediamento della nomeclatura del Partito comunista. Avviando la NPE (nuova politica economica) riuscì a reintrodurre degli elementi di libero mercato nella struttura pianificata della economia sovietica. Fece riattuare la moneta il “rublo” e decise di far scomparire a poco a poco i certificati di credito che avevano sostituito la moneta per tutta la guerra civile. Reintrodusse il libero mercato agricolo con la vendita libera delle derrate alimentari per permettere ai contadini di avere un tornaconto e stoppare l’ abbandono della coltivazione da parte di questi ultimi. Spinse per uno sviluppo poderoso della produzione di energia elettrica e sulla elettrificazione di tutta la Russia come sull’ avanzamento della siderurgia e la produzione dei manufatti metallici: alluminio, acciaio, rame, zinco, piombo. Affiancò, allo sviluppo della estrazione mineraria, la ricerca e l’ estrazione delle altre fonti di energia, petrolio e gas naturale prospettando che queste sarebbero state determinanti per lo sviluppo futuro delle industrie di Stato che erano la quasi totalità delle industrie funzionanti nel paese. Si impegnò perché la cultura e la ricerca scientifica si sviluppassero assieme all’ obbligo di istruzione per tutti i cittadini diretto a cancellare l’ analfabetismo che era maggioritario specialmente nelle campagne. A testimonianza di questo basta leggere la storia della Biblioteca di Stato di Mosca che possiede un patrimonio di più di 60 milioni di volumi. Lenin dopo aver trasferito la capitale della Russia e poi dell’ URSS a Mosca fece costruire la sede di questa biblioteca, per decenni a lui intitolata, e fece raccogliere catalogare e rendere fruibili non solo le collezioni delle preesistente biblioteca di Pietrogrado ma quelle di tutte le disparate sedi della casa reale Romanoff a cui nel tempo si aggiunsero tutte le raccolte dello Stato sovietico. Spinse lo sviluppo della istruzione e la ricerca universitaria in tutti i campi. Si pensi che a Mosca prima del crollo dell’ URSS era stato costituito uno dei centri mondiali di massima importanza per la supervisione e la traduzione di quanto viene prodotto nei campi scientifici al Mondo: il VINITI. In esso più di 7.000 traduttori sostengono la ricerca scientifica russa permettendo ai ricercatori di attingere alle varie fonti bibliografiche e catalografiche mondiali come agli stessi testi scientifici nelle varie forme pubblicati dagli altri paesi e in quasi tutte le lingue contemporanee, in modo che lo studiososo russo possa accedere al suo contenuto senza conoscere la lingua in cui il documento è stato redatto.
Per il suo successore egli puntò molto a far nominare Lev Trotski. Ma il presidium del Soviet Supremo (Il Governo comunista di allora) era stato egemonizzato da Stalin. Poco a poco Trotskij fu messo al margine, venne accusato di essere un dissidente contro le purghe di Stalin e per questo lo costrinsero a andare in esilio. Dopo lungo peregrinare approdò in Messico e qui fu assassinato da un sicario che doveva essere stato pagato da Stalin (1940).
Qualcosa dobbiamo dire sulla forma federale dell’ Unione Sovietica (URSS).16 Non è possibile asserire che l’ URSS non fosse uno stato federale. Ma se noi riconosciamo che le istituzioni federali sono state correttamente insediate, ci dobbiamo chiedere quale Federalismo fosse praticato un questa struttura e quindi quale Federalismo, ancora oggi venga praticato in una Russia che si basa su questi principi. Il Federalismo si alimento di due componenti: la lotta contro lo stato nazionale e il superamento della dimensiona nazionale attraverso la formazione di uno Stato federale più ampio contenente i precedenti Stati nazionali. L’ Europa, proprio per questo, ha cercato dal 1945 di percorrere questa strada come vedremo scorrendo le figure della seconda parte del percorso storico. La Russia di Lenin e l’ URSS poi, sono progressivamente assomigliate sia nel territorio, sia nella mescolanza dei popoli a quello che era l’ impero degli Zar. Dopo il 1945 con la occupazione degli stati dell’ Est-Europa, il problema delle annessioni reali o mascherate si pose nello stesso modo in cui si manifestava all’ interno della prima Russia (1917-1922). Le rivolte ungherese (1956) e Cecoslovacca (1968) furono i sintomi che la supremazia del Partito Comunista Russo che occupava tutti i posti di potere e condizionava i Partiti fratelli degli stati dell’ Europa dell’ Est non permetteva lo sviluppo di una società in cui crollati i confini, potessero crollare anche i confini che limitavano la democrazia continentale. Il modello era quello dell’ URSS, nel quale Stato non fu possibile creare una nuova società civile che fosse la fusione di visioni convergenti come deve avvenire in tutti gli Stati federali.
Il secondo problema fu quello del comunismo e della sua pretesa di affermarsi attraverso la rivoluzione in tutto il mondo. Nel 1921 Lenin stesso si rese conto che questa prospettiva si era chiusa. Nonostante Trotskij continuasse ad esserne il paladino il comunismo divenne quello della URSS. Nel resto dell’ Europa sia in Germania (Lega Spartachista), sia in Italia il Partito Comunista di Antonio Gramsci si dovettero misurare con la reazione della società e dello Stato che ne impedì il proseguimento della lotta politica. Dove esisteva la democrazia, Francia e Inghilterra, il Partito Comunista rimase sempre minoritario, in Stati come quelli dell’ America Latina, l’ adesione al Comunismo fu sempre ideologico, ma non si giunse mai alla instaurazione di una società senza classi come era avvenuto in Russia e poi nell’ URSS. Questo fece capire a tutto il Politburo dell’ URSS ed in particolare a Stalin che il comunismo sovietico dove essere difeso dal capitalismo mondiale maggioritario. Per questo egli si fece sostenitore della teoria del comunismo in un solo paese e rigettò la teoria della Rivoluzione permanente voluta da Trotskij. L’ Europa dopo il 1930 divenne il territorio in cui si moltiplicarono le dittature (tedesca, italiana, spagnola). L’ URSS di Stalin divenne una dittatura a tutti gli effetti giustificata dal fatto che l’ URSS doveva essere difesa dall’ assalto delle democrazie capitaliste. La vittoria degli Alleati nel 1945 che concluse la Seconda Guerra mondiale non fece altro che giustificare questo stato di cose perché importantissimo era stato l’ apporto militare e strategico dell’ URSS alla sconfitta del Nazi-Fascismo in europa. L’ URSS di allora durò sino al 1991 con le stesse motivazioni. Troskij in una delle ultime volte che affronto in profondità il rapporto tra l’ idea degli Stati Uniti socialisti d’ Europa e la Terza internazionale fu nel 1929. La sua analisi fu impeccabile, ma riconobbe che l’ opera di Aristide Brian non sarebbe riuscita a ricucire lo spezzettamento dell’ Europa scaturito dal Trattato di Pace di Versialles (1919). L’ opuscolo scritto nel 1929 porta lo stesso titolo di quello del 1914 che egli pubblicò su “Golos”, di cui abbiamo scritto. In esso ritornano i temi a lui cari: autodeterminazione dei popoli, superamento dello sfruttamento del proletariato, instaurazione di una società comunista in ogni singolo stato dell’ Europa. Dopo di questo il proletariato vittorioso avrebbe dovuto addivenire agli Stati Uniti socialisti dell’ Europa forma sicuramente unica del potere del proletariato. il fatto nuovo fu la constatazione che la Terza internazionale non aveva più inserito nel suo programma questa linea politica, anzi si era arroccata sulla difesa del comunismo in un solo paese l’ URSS. Questa posizione di Trotskij fu sicuramente dirompente per la mentalità del tempo. Una cosa viene chiaramente alla luce nella sua lettura se fatta oggi. Il nazionalismo si nutre anche della forza dello Stato nazionale. Questo stesso Stato con il suo potere impedisce la solidarietà internazionale proletaria e quindi nel futuro, secondo Trotskij, se si vuole riprendere la strada della costruzione del socialismo scientifico bisogna prima debellare questa forza esclusiva e divisiva dello Stato.
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01. Il Cognome di Trotskij, come tutti i caratteri cirillici dei nomi russi, seguono la norma ISO per la traslitterazione dal cirillico stabilita per l’ uso dei notebook e dei laptop. Molte volte si trova la grafia Trotsky che è dovuta alla redazione dei riferimenti bibliografici con le norme non universali usate prima del XX secolo.
02. The right of man. / Thomas Paine London: J. S. Jordan. – 1792. – v. 1, p. 387 (parte la).
03. De l’esprit de conquéte (1814). / Benjamin Constant, in Oeuvres, Paris, 1957, p. 94.
04. Il Manifesto del Partito Comunista (1848). / Karl Marx; Friedrich Engels. – Torino: Einaudi. – 1970. – pp. 154-155. Ricordo che la posizione internazionalista del Comunismo classico non può essere disgiunta dalla mancanza di una puntuale analisi delle sovrastrutture istituzionali dello Stato federale che Marx voleva intraprendere nel lavori di redazione del Capitale. Le ragioni della loro mancanza sono state investigate in Leggere in Capitale. / Louis Althusser e Etienne Balibar e in Genesi e struttura del Capitale di Marx. / Roman Rosdolski. – Bari. Laterza. – 1975. – 2 v.; in particolare nei cap. 1 e 2.
05. Il dibattito teorico venne alimentato dalla necessità di rispondere al quesito di organizzare la forma di stato canadese, dotata di un territorio enorme, e una popolazione che era relativamente rada ma diffusa. In più era necessario evitare che gli Stati Uniti potessero rivendicare dei territori limitrofi all’ Alaska ed era necessario rendere certo e vigilato il confine meridionale con il nord degli Stati Uniti. Per questo alcuni studiosi riuscirono a teorizzare dei principi che possono essere considerati la base di una riflessione sullo Stato federale in Europa. Su questa base l’ Inglilterra di fine XIX secolo fu il paese che più si interrogò sulla natura e sulle differenze fra Stato federale e Stato nazionale. Sul tema sono classici le opere di Albert Venn Dicey (1835-1922) sul Diritto costituzionale e quelle di Harold Laski (1896-1950) sul rapporto tra la sovranità federale e la sovranità degli Stati membri.
06. Sul tema c’ è una vasta letteratura. In questo punto dobbiamo ricordare solo le opere che sono importanti per comprendere questa variazione nell’ orientamento del pensiero politico e giuridico rispetto alla struttura e allo scopo dello Stato federale. Prima di tutto le opere di Charles Howard McIlwain (1871-1968) che può essere considerato il precursore di questi studi. Segue la necessità di studiare la evoluzione politica e istituzionale degli Stati Uniti d’ America dopo la guerra civile, compresa la ricostruzione in cui lo Stato federale prevalse sulle forme di deviazione degli stati membri che era state alcune delle cause della guerra. Di fronte poi alla presenza degli Stati nazionali europei ricostruiti dopo il 1945 è oggi utile leggere i saggi storici contenuti nel Studi sul Federalismo (1954). / a cura di Robert Richardson Bowie, Carl Joachim Friedrich; prefazione di Aldo Garosci. – Milano: Edizioni di Comunità. – 1959 in cui si ripercorre a grandi linee la scoperta e la rivalutazione della idea federalista nella cultura di fine ottocento e dei primi anni del novecento nel mondo anglosassone. Sul ruolo dell’ Inghilterra rimane importante comprendere la nascita e l’ azione di cultura politica del movimento inglese di Federal Union. Su questo tema rimane valido quando scritto da Francesco Rossolillo e da Andrea Bosco. Vedi per questi ultimi in bibliografia sez. 04 n.62 e sez. 12 Appendice n. 7.
07. Sulla biografia di Lev Trotski e il suo pensiero di questo periodo rimane fondamentale Lev Trotskij. / Isaac Deutscher. – New York: Vintage Books. – 1959-1965. – v. 3. Il primo: The Prophet armed: Trotskij 1879-1921. / Isaac Deutscher. – New York: Vintage Books. – 1954 (trad. italiana 11 profeta armato, Milano, 1956) è dedicato a analizzare questo periodo. Seguono poi il secondo The prophet unarmed: Trotskij 1921-1922. / Isaac Deutscher. – New York: Vintage Books. – 1960 (trad. it. Il profeta disarmato, Milano: Pgreco, 2011) e il terzo The Prophet olocaust: 1929-1940. / Isaac Deutscher. – New York: Vintage Books. – 1960 (trad. it. Il Profeta esiliato, Milano: Pgreco, 2011).
08. La unione doganale o Zollwerein ha avuto un teorico molto importante nell’ economista Frierich List (1789-1846) che di fronte alla disparità di trattamenti doganali dei vari stati tedeschi, pensò che fosse necessario, prima di tutto, superare le barriere doganali fra i vari Stati. In questo modo egli pensò che si potesse fare un passo in avanti verso la unificazione politica della Germania. L’ idea fu suggerita anche in Italia quando la confederazione neoguelfa andava disgregandosi a seguito della prima guerra di indipendenza (1848-1849). Fu riscoperta negli anni successivi alla costituzione dell’ Impero tedesco (1871) per tentare di unificare le economia della Germania e della Austria-Ungheria. Le pressioni di Francia e Inghilterra non la resero possibile e portarono alla Prima guerra mondiale (1914-1919). Per la prima fase storica della Unione Europea é importante leggere i capitoli di Cittadino d’Europa. / Jean Monnet. – Napoli: Guida. – 2007. – 475 p., in cui l’ autore affronta il problema unificando le idee funzionaliste e federaliste nel progetto di unione doganale dell’ Europa comunitaria (1958-1968) partendo dall’ unione doganale per poi passare all’ avvicinamento delle legislazioni e alla costruzione di un mercato unico e di una moneta unica.
09. Queste riflessioni sono la sintesi di anni di avvicinamento a questo pensiero politico diretto a raccordare il pensiero marxista con la situazione internazionale. Poi a inserire in questo contesto il ruolo di quello che era il Partito socialista “rivoluzionario” che Trotskij considerava il motore della “Rivoluzione permanente”. Il tutto è ben documentato nelle Le guerre balcaniche (1912-1913). / Lev Trotskij. – Roma: Lotta Comunista. – 1999. – 544 p.; Sulla situazione dei Balcani in questo periodo si legga il link.
10. Cfr. Jazik Pandori Europe / Lev Trotskij, in « Kevskaja Mils », Kiev, 1909. Inoltre si possono leggere le riflessioni di questo autore nel La mia vita. / Lev Trotskij; traduzione di Ervinio Pocar. – Milano: Mondadori, 1961. – 570 p. relative a questo suo primo approccio, a quello sulla Prima guerra mondiale e le considerazioni ultime sul progetto di attivare la Rivoluzione mondiale per impedire all’ Imperialismo di portare il mondo ad una successiva e più disastrosa guerra mondiale.
11.I brani citati sono estratti dalla edizione francese che riproduce gli scritti di Trotskij in edizione russa. L’ Edizione francese é La guerre et la révolution. / Lev Trotskij. – Paris: Edition Tète de Feuille. – 1974. – p. 311 e 318-323. L’originale fu un articolo le cui parti non ancora sistemate organicamente dal titolo: Voina i internationala. / Lev Trotskij. – in “Golos“. – Paris: nov. 1914, n. 59 e n. 63, 25 nov. La traduzione in tedesco di alcune parti, con l’aggiunta delle parti sull’autodeterminazione dei popoli fu materiale per l’edizione tedesca: Der Krieg und der Internationale. / Lev Trotskij – Zurich. – 1914. Trotskij che si trovava a Parigi fu espulso dal governo francese come disfattista mentre il governo imperiale tedesco lo condannava ad alcuni mesi di prigione per la stessa accusa. Fu così che egli dovette riparare con la famiglia in Svizzera.
12. Lenin fu convintamente federalista per la soluzione dei problemi delle nazionalità della Russia che usciva da molti secoli si autarchia zarista e di sottomissione dei suoi popoli. Ricordo che le pagine più interessanti sono contenute nei volumi n. 27 e 28 di Opere complete. / Vladimir Ilic Uljanov (Lenin). – Roma: Editori Riuniti. – 1966. – vol. 27 e 28. Per l’edizione originale in russo i numeri dei volumi sono uguali: Socinenia. / Vladimir Ilic Ulianov (Lenin). – Mosckva, 1941, 4′ ed.; si veda anche il v. 26 della edizione italiana, pp. 402-405. In questo volume è possibile vedere le varie prese di posizione che testimoniano questo suo orientamento federalista. Per coloro che volessero leggere il testo di questa prima Costituzione della Russia vadano a questo link.
13. Confonta in Opere complete. / Vladimir Ilic Uljanov (Lenin). – Roma: Editori Riuniti. – 1966. – v. 26, pp. 457-459.
14. Importante per conoscere questo periodo della vita di Trotskij è il libro Trotskij: il profeta armato. / Isaac Deutscher. – Milano.- 1956 citato, gli ultimi capitoli.
15. Su questi temi ed in particolare sull’ ultimo Lenin rimane importante quanto scritto in Lenin: frammento di una vita e altri saggi. / Isaac Deutscher; prefazione di Tamara Deutscher; traduzione di Luca Trevisani. – Bari. laterza. – 1970. – 228 p.. Su Stalin rimane importante la biografia: Stalin: una biografia politica. / Isaac Deutscher; traduzione di Gilberto Foti. – Milano: Longanesi. – 1969. – 996 p.
16. Su tema e la struttura dell’ URSS si veda il Saggio di Michel Mouskhely su “Il Federalista”, n. 5, 1960.