LEGGENDO LA FRATELLI TUTTI DI PAPA FRANCESCO (2020) QUALI PROSPETTIVE PER IL FEDERALISMO.

di Riccardo Marena

La scrittura di questo articolo è stata iniziata ai primi del Marzo 2026, in concomitanza con le notizie internazionali riguardanti l’ attacco degli Stati Uniti e di Israele all’ Iran, quale altra tappa in questa infinita guerra in cui sono mescolati interessi economici, sete di potere internazionale e conflitto tra le varie religioni.
Se ritorniamo indietro di uno anno le notizie sulla situazione bellica del nostro mondo sono praticamente le stesse (01). Anche se a Gaza non si spara più con la forza di prima, la guerra non l’ ha abbandonata e le persone che ci vivono, sopravvissute alla guerra stentano a alimentarsi, a trovare il lavoro in modo da non dipendere dagli aiuti umanitari e ottenere un riparo che assomigli di più ad una casa in modo da uscire dalle macerie in cui sono immersi.

La situazione della Comunità internazionale di questo anno, continua a riproporre le dinamiche di violenza che da anni sono presenti. Se noi facciamo un video in cui vengano illustrati tutti gli Stati della Terra, come quello che avevo indicato per l’ anno passato, vediamo che nel concreto il solo uso della forza è lo strumento che viene usato per superare i conflitti e le contraddizioni fra le nazioni (02). A questo si aggiunge l’ insegnamento della Chiesa impersonato dalla voce e dall’ opera dell’ attuale Papa Leone XIV, che continua a richiamare i popoli e le nazioni all’ uso del dialogo che dovrebbe sostituire in modo totale e definitivo la guerra. Penso che l’ Enciclica Fratelli tutti scritta da compianto Papa Francesco (03) nel 2020 possa essere considerato come un documento che va oltre le intenzioni ecclesiastiche e di magistero della Chiesa perché ci ha dato delle indicazioni che sono degne di essere rivisitate, alla luce dei fatti presenti che sembrano negare i presupposti basilari.
Il documento a cui ci riferiamo fu completato e pubblicato un anno circa dopo aver firmato la dichiarazione congiunta sulla Fratellanza umana con il Grande Iman islamico Ahmad Al-Tayyeb, ad Abu Dhabi. Si potrebbe dire che si tratta del suo testamento spirituale dato a tutta l’ umanità anche perché ha una portata molto più estesa del perimetro religioso e della fede. Per mezzo di queste chiavi bisogna leggerlo intersecando i diversi piani che vi sono presenti. Solo in questo modo la sua portata interessa questo sito e la sua intima connessione con il Federalismo.

01. Il Contesto di riferimento

La prima osservazione che deve essere ricordata è che la Fratelli tutti (04) deve essere letta tendo conto della interdisciplinarietà sulla quale si appoggia se si vuole capire e penetrare le sue profondità al fine di coglierne il valore innovativo. Sul piano religioso la Fratelli tutti è l’ ultima di altri cinque documenti di diversa rilevanza e importanza che partendo dalla fine del Concilio Vaticano II giungono  sino a giorni nostri. Tre sono i temi principali che i documenti definiscono e illustrano: la natura e la missione della Chiesa, il suo compito di evangelizzazione e di missione, e la ricerca sistematica della unità tra le diverse Confessioni cristiane. Questa ultima enciclica invece risponde ai secoli di conflitti e di lotte che hanno segnato la storia dell’ Europa e del mondo in cui le religioni sono state la causa principale. Con questi documenti si stabilisce che nessuno è possessore della VERITA’, se non DIO stesso e che all’ uomo, in umiltà, è chiesto di ascoltare e di mettere in pratica la parola rivelata nella vita di ogni giorno.

La tabella che viene qui proposta illustra molto bene questo sviluppo cronologico sino al 2019 quando con l’ incontro con l’ ISLAM il Papa di allora Francesco, avvenuto ad Abu Dhabi, ha aperto alla comprensione e al dialogo paritario con le altre religioni non cristiane. Questo dialogo e la collaborazione che ne scaturiscono si basano si un presupposto antropologico che l’ umanità sia unica e che tutti uomini e donne siano parte della stessa famiglia. In questo contesto le differenze esterne possono essere superate con quella che viene chiamata la cultura dell’ incontro e con la proposta di far crescere i sviluppare l’ amore sociale e la fratellanza fra tutti i popoli. (05)

TABELLA DI COMPARAZIONE TRA I DOCUMENTI ECUMENICI E INTERRELIGIOSI
IL TEMA DEL DOCUMENTOLUMEN GENTIUM 1964UNITATIS REDINTEGRATIO 1964
NOSTRA AETATE 1965
UT UNUM SINT 1995DOCUMENTO SULLA FRATELLANZA UMANA 2019FRATELLI TUTTI 2020
FONDAMENTO ANTROPOLOGICOL’ ANNUNCIO DEL VANGELO E’ PER TUTTA L’ UMANITA’UNITA’ DEI CRISTIANI COME VOLONTA’ DI CRISTORICONOSCE IL DIRITTO ALLA LIBERTA’ RELIGIOSA DI CIASCUNA PERSONASI INSERISCE NEL DIALOGO TRA LE CONFESSIONI CRISTIANEUMANITA’ COME FAMIGLIA UNICADIGNITA’ UMANA UNIVERSALE
CATEGORIA CHIAVEVISIONE DOGMATICACOMUNIONELIBERTA’ RELIGIOSADIALOGOFRATELLANZAFRATERNITA’
OBBIETTIVO PRINCIPALEDEFINISCE IL POPOLO DI DIO, LA COLLEGIALITA’ SINODALE, IL RUOLO DEI LAICI, LA SANTITA’ DEI CREDENTI IL RUOLO DI MARIA MADRE DELLA CHIESARICOMPORRE L’ UNITA’ DEI CRISTIANIFARE IN MODO CHE OGNI UOMO E OGNI ASSOCIAZIONE UMANA SIA TUTELATA AL FINE DI LIBERAMENTE ESPRIMERE IL SUO CREDORILANCIARE L’ IMPEGNO PER L’ UNITA’ DEI CRISTIANIPACE E CONVIVENZACULTURA DELL’ INCONTRO
METODOL’ ANUNCIO DELE ESSERE INTRODOTTO NELLA CULTURA A CUI E’ DIRETTODIALOGO TEOLOGICO E PASTORALEINVITO AGLI STATI PERCHE’ RICONOSCANO IL DIRITTO ALLA LIBERTA’ RELIGIOSADIALOGO ECUMENICO SUI CONTENUTI ISTITUZIONALICOLLABORAZIONE TRA LE RELIGIONIDIALOGO SOCIALE E POLITICO
AMBITONATURA E MISSIONE DELLA CHIESA NEL MONDO CONTEMPORANEOECUMENICOIL CONTESTO DELLE SOCIETA’ CIVILIECUMENICOINTERRELIGIOSOUNIVERSALE OLTRE LA CHIESA
PUNTI DI FORZALA CHIESA COME CASA COMUNE PER TUTTE LE CONFESSIONI CRISTIANEAPPROFONDIMENTO DOTTRINALERICONOSCIMENTO DEL DIRITTO A PRATICARE LA PROPRIA FEDE IN MODO INDIVIDUALE E COLLETTIVO COME A NON PRATICARLA AFFATTO.IMPEGNO IRREVERSIBILE DELLA CONFESSIONE CATTOLICA PER L’ UNITA’ DEI CRISTIANICHIAREZZA ETICA CONDIVISAVISIONE GLOBALE E CONCRETA
CONVERGENZEDEFINISCE IL CONTESTO DELLA CHIESA COME AMBITO IN CUI LE CONFESSIONI CRISTIANE SI RICONOSCONO SORELLECAMMINO COMUNEDIALOGO CON LE ALTRE RELIGIONICAMMINO COMUNE DI TUTTE LE CONFESSIONI CRISTIANEPACE DIGNITA’ SOLIDARIETA’PACE DIGNITA’ E SOLIDARIETA’
DIFFERENZECOSTITUZIONE CONCILIAREDECRETO CONCILIAREDICHIARAZIONE CONCILIAREENCICLICADICHIARAZIONE CONGIUNTAENCICLICA SOCIALE

02. La dimensione antropologica

Se questi sono i motivi fondamentali del piano religioso, il documento ci porta a considerare le scoperte della Antropologia culturale contemporanea che vi sono contenute, anche se non esplicitamente esposti. Se ripercorriamo il lavoro di studio della antropologa Margaret Mead (1901-1978) noi vi troviamo spiegati alcuni di questi principi. Non per nulla questa studiosa fu molto popolare tra le due guerre mondiali. Importantissima fu la la sua influenza sulla formazione e la crescita dei giovani e lo sviluppo di una nuova pediatria che trovò nell’ insegnamento di Benjamin Spock (1903-1998) il principale medico pediatra divulgatore. Questi modelli culturali furono scoperti dalla Mead nella Isola di Manus, facente parte dell’ Arcipelago dell’ Ammiragliato Papua-Nuova Guinea (1928-1929). La società studiata era una comunità di pescatori che vivevano su delle palafitte, assediati di giorno e di notte dalle zanzare. Avevano una economia basata sulla pesca che obbligava gli uomini a addentrarsi nell’ Oceano Pacifico con qualsivoglia tempo atmosferico per poter portare a casa il pesce che diventava il cibo essenziale per le loro famiglie. Alcuni di loro avevano sviluppato l’ attitudine a recarsi nelle piccole città dell’ isola costiere per lavorare per i bianchi per pochi soldi, ma sufficienti per approvvigionare le loro famiglie di quello di cui avevano bisogno. Il fatto più rilevate di questa comunità era il potere decisionale delle donne. Le mogli e le figlie rimanevano le custodi e le gestrici di quelle famiglie e per questo esercitavano una forma di collegialità che coinvolgeva le donne delle altre famiglie nella cura e protezione dei minori, nella risoluzione dei casi gravi e di malattia o di morte facendo in modo che la gestione e la soluzione dei problemi fosse un risultato di tutta la comunità (06). La Mead poté trovare quindi quello che viene definito “l’amore sociale” in quella comunità.
L’ idea non era nuova ma per la prima volta si avevano le prove scientifiche della sua esistenza culturale. In Filosofia già Aristotele (III secolo a. C.) aveva scritto nell’ Etica della solidarietà naturale e nella Politica aveva descritto l’ adattamento e in sostegno collettivo e reciproco come una necessità ontologica che realizzava la polis e la collettività che unificando le vite e le storie dei singoli si andava a costruire e a realizzarsi. Nel 1902 Petr Kropotkin ne “il Mutuo soccorso” (07), sostenne che la base della dinamica sociale non era nelle società la selezione darviniana con la sopravvivenza del più forte ma quelle società, come le primitive, hanno imparato che il fattore principale della evoluzione è la cooperazione. Nel 1923-24 l’ antropologo francese Marcel Mauss scrisse il dono (08) in cui il dono diventa strumento di riconoscimento dell’ altro e mezzo per conferire ad esso la dignità perduta. Allo stesso tempo diventa un investimento per lo sviluppo e la crescita sociale eliminando quello che oggi è definito lo scarto sociale. Negli anni della Fenomenologia Emmanuel Levinas (1906-1995) scrisse il libro Umanesimo dell’altro uomo (09) in cui sostenne che il guardare nel volto o meglio negli occhi l’ altro a farsi parte con lui delle sue sofferenze e le le sue pene, pone l’ osservatore in uno stato di responsabilità totale. In quel momento nasce l’ etica e quindi l’ impulso sociale e personale a intervenire a difesa a sostegno dell’ altro. In questo il commento che Papa Francesco ha posto, nella Fratelli tutti, alla Parabola del Buon Samaritano, che straniero, bistrattato e nemico degli israeliti agisce a sostegno e per la salvezza dell’ israelita aggredito dai brigati  e oltre alla cura immediata per il suo ricovero, nella locanda, paga anche di tasca sua per le sue cure. Margaret Mead non si fermò a questo. Diventata direttrice del Museo di Science naturali di New York, ed essendo professoressa di Antropologia alla Columbia Universtity, usò il suo prestigio e la sua conoscenza per distruggere i pregiudizi della società americana del suo tempo facendo toccare con mano ai suoi contenporanei che molte di quelle che noi chiamiamo certezze sono dei prodotti della nostra cultura, la quale ci viene inculcata dai nostri genitori, dalla scuola, dalla società e dal lavoro che noi pratichiamo. Alcuni fatti sono significativi. Durante un dibattito a cui gli studenti erano stati invitati, un interlocutore chiese alla Mead quale fosse in primo segno di uno sviluppo di civiltà che fosse stato accertato. La Mead non fece altro che far vedere agli ascoltatori un femore rotto, rinsaldato di un uomo  sapiens (di 300.000 anni prima) e spiegò che se quell’ uomo non avesse ricevuto aiuto da altri suoi contemporanei sarebbe sicuramente morto perché incapace di cacciare per alimentarsi, incapace di curarsi da solo e di essere trasportato e difeso dai predatori. Che il femore fosse fotto e rimarginato aveva il significato che alcuni dei suoi compagni avevano imparato a curarlo e sicuramente avevano immobilizzato l’ arto nel modo in cui l’ osso potesse rinsaldarsi. Quella era la prova che lì in quel momento storico preciso era presente l’ amore sociale, come noi oggi lo chiamiamo, ed  era un modello culturale di quella comunità preistorica.(10)
Durante la seconda guerra mondiale, Margaret Mead fu chiamata dal Pentagono con in suoi assistenti a interessarsi di uno strano fenomeno che aveva colpito le truppe americane che era state sbarcate in Inghilterra (1943-44). Le truppe americane nell’ arcipelago inglese soffrivano di uno strano disagio. Essi dichiravano ai loro superiori che non riuscivano a socializzare con le persone, specialmente le donne inglesi, perché le consideravano libertine. Bisogna pensare che prima della seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti, non erano la potenza industriale che oggi conosciamo. La maggioranza dei cittadini che abitavano nell’ Mid-West e nell’ Ovest erano agricoltori o allevatori di bestiame, quelli che la crisi del 1929 aveva strappato alla terra erano andati a vivere nelle grandi città e ne avevano formato il sottoprovetariato, che con lavori saltuari, mal pagati riuscivano a sbarcare la vita. La maggioranza dei soldati arruolati erano di queste classi sociali. Margaret Mead, non ci mise molto a comprendere che il disagio manifestato era causato da pregiudizi culturali dovuti alla estrazione sociale di quelle persone. Infatti il popolo inglese, per sopravvivere, alla guerra e al tentativo di invasione dei nazisti e  aveva arruolato tutti gli uomini disponibili e li aveva organizzati in diverse armate che in territori diversi dalla madrepatria erano impegnati, assieme agli eserciti delle colonie, nella guerra in vari teatri. In patria la maggior parte delle attività utili alla comunità, come i medici, gli infermieri, i lavori in fabbrica, la conduzione dei mezzi di trasporto avevano visto la sostituzione degli uomini con le donne. Le quali abbandonata la casa e i ruolo di casalinghe si erano reinventate nei lavori che erano normalmente riservati agli uomini. Da questo la nascita di aggregazioni di ausiliarie militari che vivevano assieme e al difuori degli accampamenti, le donne che guidavano i mezzi di trasporto, Tram, Treni, auto ecc., che si erano adattate a vivere come gli uomini in posti diversi e in luogi di residenza diversi da quelli abituali. Da qui una maggiore disinvoltura delle stesse nei rapporti sociali e umani specialmente per quello che riguardava le relazioni anche affettive guidate dalla consapevolezza che la morte incombeva sulle loro vite. Per un americano del tempo questo era segno di libertinaggio, perché erano ancora ancorati alla figura della donna massaia, che si occupava della casa  e che allevava i figli, mentre attendeva il ritormo del marito o del compagno.
La Mead suggerì al Pentagono di sviluppare una campagna che rendesse edotti i soldati di questi grandi cambiamenti e nel modo che arrivassero a comprendere che uomini e donne inglesi avevano sviluppato altri modelli culturali legati alla necessità di sopravvivenza. Era quindi necessario sviluppare una fraternizzazione che partisse dalla uguaglianza e la piena parità tra uomo e donna. Dopo pochi mesi il morale delle truppe ritornò quello che doveva essere e i vincoli tra gli eserciti in terra inglese furono nuovamente forti e organizzati. Gli stessi soldati, intervistati a fine guerra, ammisero che non erano pronti a trovarsi di fronte a cambiamenti di quella portata, ma che alla fine avevano capito che non c’ era una grande differenza tra di loro e gli inglesi da cui erano stati ospitati.
Anni dopo a seguito della fine della seconda guerra mondiale, ritornata a Manu quella isola su cui aveva stretto molte amicizie, aveva imparato la loro lingua si era adattata ai loro costumi, scoprì che le nuove generazioni aveva portato in essa le novità della civiltà a loro estranea, quella del mondo a cui la Mead apparteneva, ma le avevano adattate e integrate alla loro vita e alla loro cultura. Questo fu un insegnamento importante. La Mead infatti scrisse che i giovani sono più aperti alle innovazioni e la società si evolve se le generazioni degli anziani fanno tesoro di quello che le giovani generazioni hanno scoperto e realizzato.
Quindi nelle società, che al tempo si consideravano primitive, non esisteva alcun infantilismo culturale. Le società in rapporto con il loro territorio e con le condizioni naturali in cui vivevano avevano sviluppato una cultura completa e utile a tutta la comunità per sopravvivere e svilupparsi. Facendo in modo che i giovani avessero quella che oggi noi chiamiamo una formazione permanente si potevano apportare alle comunità delle evoluzioni e della ampie migliorie che invece non possono avvenire se la comunità in questione non considera, la istruzione, la cultura e la ricerca di nuove soluzioni come il principale strumento di azione per i progresso sociale e umano. Per Mead il futuro è un progetto culturale e nel progetto sono indispensabili i giovani, che per definizione, essendo più aperti alle nuove soluzioni, aiutano la cultura esistente a progredire verso modelli più positivi di vita e necessarì per migliorare la vivibilità e la vita di quelle comunità che ne sono coinvolte.(11)

E’ interessante leggere, nei numeri dell’ American Anthropologist la rivista della Società di antropologia americana, il dibattito tra la Mead e i suoi colleghi ed in particolare con i media del tempo. La pubblicazione del libro The World enought (12) è la sitesi più importate di una visione del futuro scaturita da questa impostazione scientifica. L’ Umanità non si basa sul principio della violenza e della rapina (homo homis lupus) ma invece sull’ amore sociale che permette nelle tragiche e disgraziate circostanze della vita di adattarsi e di superarle. La ricerca scientifica per il bene e non per il male, quella che promuove la protezione della vita e non le armi di distruzione, permette all’ umanità di estendere la vita protetta e assistita a un maggiore numero di persone evitando la marginazione, la cultura dello scarto, il prevalere della logica del profitto. Margaret Mead fu testimone dei cambiamenti necessari dovuti alla guerra anche nella Isola di Manu con cui mantenne rapporti per tutta la vita e per questo seppe interpretare molto bene la evoluzione di quella società. Nell’ ultima volta in cui visitò isola e il suo villaggio Pert in cui aveva iniziato i suoi studi e in cui aveva la sua casa, ella disse ai giovani che avevano imparato l’ inglese e avevano fatto esperienze nel mondo civilizzato, avevano studiato e ottenuto diverse posizioni nel mondo sviluppato, che era necessario non dimenticare nella propria testa da dove si veniva e come vi si viveva prima delle esperienze provate. Questa era la saggezza di base sulla quale poggiava la sanità mentale e un corretto sviluppo della società nella quale erano chiamati ad introdurre le innovazioni trovate e scoperte di altre realtà.

03. la dimensione istituzionale

Nel campo dei ricordi è quindi necessario chiedersi dove si era prima, e in che modo si viveva. Ricordo che quando Margaret Mead arrivò al villaggio di Pert fu ospitata dalla comunità in una ampia palafitta con altre famiglie perché non c’ era una libera che potesse esserle affittata. Dopo poco tempo la comunità stessa le costruì la palafitta in cui ella abitò tutta la vita. La figlia ricorda che la madre le aveva raccontato come si era stupita molto perché la comunità non aveva l’ acqua potabile, non aveva riscaldamento, il fuoco acceso in una casa veniva alimentato e portato nelle varie case per evitare manovre di accensione con lo sfregamento dei legni o delle  pietre focaie. Non avendo gas né energia elettrica, tutte le attività venivano eseguite con il lavoro manuale in particolare delle donne. La riparazione delle reti da pesca stesse venivano fatte dagli uomini assieme alle donne. Le piroghe venivano riparate dalla comunità guidata dagli anziani che conoscevano le tecniche di costruzione. In quella comunità non vi erano religiosi che arrivavano dal mondo evoluto eppure loro stessi aveva uno spiccato senso religioso che non era stato acculturato da nessuno.

Per questo si poneva come oggi si pone a noi di indagare i rapporti che ci sono tra il piano antropologico e quello delle istituzioni, che nella storia dell’ uomo, hanno segnato il modo più diffuso di conservare e mantenere il genere di vita che essi avevano impostato. Con queste istituzioni, sociali, culturali, giuridiche si garantivano il mantenimento della loro fisionomia di comunità nel secoli. Questa istituzionalizzazione fu quella che permise a tutte le società della terra di arrivare alla istituzione di uno Stato, che rappresenta la istituzionalizzazione principale della vita sociale e collettiva, oggi ancora determinante.

Da qui uno degli aspetti cari a Papa Francesco, che in questa enciclica affronta la inadeguatezza delle istituzioni economiche rispetto alle diseguaglianze sociali.
“Alcune società accettano questo principio in parte. Ammettono che le opportunità devono essere accessibili a tutti, ma poi affermano che tutto dipende da ciascuno. In questa prospettiva distorta, sarebbe inutile «privilegiare investimenti in sforzi per aiutare i lenti, i deboli o i meno dotati a trovare opportunità nella vita». [82] Investire nell’assistenza ai vulnerabili potrebbe rivelarsi non redditizio; potrebbe rendere le cose meno efficienti. No. Ciò di cui abbiamo bisogno, in realtà, sono Stati e istituzioni civili presenti e attive, che guardino oltre il libero ed efficiente funzionamento di certi sistemi economici, politici o ideologici, e si preoccupino principalmente delle persone e del bene comune.” (Fratelli tutti n. 108)

“Come comunità, abbiamo l’obbligo di garantire che ogni persona viva con dignità e abbia sufficienti opportunità per il suo sviluppo integrale….Nei primi secoli cristiani, diversi pensatori hanno sviluppato una visione universale nella loro riflessione sulla destinazione comune dei beni creati. [91] Ciò li ha portati a riconoscere che se a qualcuno manca il necessario per vivere degnamente, è perché un altro lo detiene. San Giovanni Crisostomo lo riassume così: «Non condividere i nostri beni con i poveri significa derubarli e privarli del loro sostentamento. Le ricchezze che possediamo non sono nostre, ma anche loro».[92] Come affermava San Gregorio Magno, «quando provvediamo ai bisognosi delle loro necessità essenziali, diamo loro ciò che è loro, non ciò che è nostro». [93]” (Regula Pastoralis , III, 21: PL 77, 87 – Fratelli Tutti n. 119)

E’ ovvio che su un piano planetario, di tutti gli Stati del mondo, queste due tendenze si combattano o si scontrano con esiti differenti che sono determinati dai rapporti di forza che le forze politiche hanno all’ interno di ciascun Stato. Ma una cosa è certa nessun Stato, e di conseguenza nessuna società corrispondente a quello Stato, ha al suo interno le risorse per dichiararsi autosufficiente. Infatti basta una piccola turbativa al commercio internazionale come quella causata dalla chiusura dello stretto di Hormuz (Iran) dal primi del Marzo 2026 perché tutti gli Stati tutte le società del mondo soffrano per una crisi petrolifera e del gas che determina una carenza di energia.
A questo proposito sono utili gli studi e le iniziative che la Foudation for Economy of Francesco (13) ha fatto in questi ultimi anni anche perché possiamo attingere a esperienze pilota e di differenziazione delle economie in modo da superare il principio del profitto prima di tutto e arrivare ad una sua mitigazione attraverso la attuazione della economia di comunità (14), che tenendo conto di questi valori indicati dal Papa quali l’ amore sociale, la cura dell’ altro, la formazione integrale dell’ uomo ed in particolare attraverso l’ impegno dei giovani, dà uno scossone ad una economia mondiale diretta ad accumulare ricchezze e capitali che alla fine si concentrano nelle mani di pochissime persone, mentre la maggioranza della famiglia umana lotta contro la fame, la sete, le malattie e la guerra.

Nella enciclica sono espressi due concetti che l’ attività imprenditoriale è una nobile vocazione (Fratelli tutti n. 123) e che la lotta tra una visione localistica e universale dei problemi economici produce una tensione che deve essere risolta: Va ricordato che «tra la globalizzazione e la localizzazione si produce una tensione. Bisogna prestare attenzione alla dimensione globale per non cadere in una meschinità quotidiana. Al tempo stesso, non è opportuno perdere di vista ciò che è locale, che ci fa camminare con i piedi per terra. Le due cose unite impediscono di cadere in uno di questi due estremi: l’uno, che i cittadini vivano in un universalismo astratto e globalizzante, […]; l’altro, che diventino un museo folkloristico di “eremiti” localisti, condannati a ripetere sempre le stesse cose, incapaci di lasciarsi interpellare da ciò che è diverso e di apprezzare la bellezza che Dio diffonde fuori dai loro confini».[124] Bisogna guardare al globale, che ci riscatta dalla meschinità casalinga. Quando la casa non è più famiglia, ma è recinto, cella, il globale ci riscatta perché è come la causa finale che ci attira verso la pienezza. Al tempo stesso, bisogna assumere cordialmente la dimensione locale, perché possiede qualcosa che il globale non ha: essere lievito, arricchire, avviare dispositivi di sussidiarietà. Pertanto, la fraternità universale e l’amicizia sociale all’interno di ogni società sono due poli inseparabili e coessenziali. Separarli conduce a una deformazione e a una polarizzazione dannosa.”(Fratelli tutti n. 142)

Questo dimostra ancora una volta, se fosse necessario, che l’ economia da sola non risolve i problemi della nostra umanità mantenendo ed accentuando le disparità tra le diverse parti del mondo. A questo dalla fine della seconda guerra mondiale l’ insieme degli stati con maggioranze variabili hanno cecato di porre rimedio per mezzo della creazione di organizzazioni internazionali che potessero ordinare in modo razionale le forze economiche internazionali in modo da evitare il caos in cui l’ economia internazionale e quella dei singoli Stati si trovavano.(15)

Nella Fratelli tutti Papa Francesco scrisse a proposito: “Ciò dimostra che è necessario far crescere non solo una spiritualità della fraternità ma nello stesso tempo un’organizzazione mondiale più efficiente, per aiutare a risolvere i problemi impellenti degli abbandonati che soffrono e muoiono nei Paesi poveri. Ciò a sua volta implica che non c’è una sola via d’uscita possibile, un’unica metodologia accettabile, una ricetta economica che possa essere applicata ugualmente per tutti, e presuppone che anche la scienza più rigorosa possa proporre.”(Fratelli tutti n. 165)

Se noi facciamo un ulteriore passo ci rendiamo conto che la organizzazione internazionale è composta da Stati. Bisogna riconoscere che lo Stato dalla prima organizzazione di un popolo sotto un re, come nei primi esempi storici di Stato, è andata progredendo e permettendo al popolo inglobato in quello Stato di assumere una identità, una fisionomia legata al costume, alla lingua, alla religione che ne hanno formato l’ identità politica. L’ Europa fu il territorio su cui, superando le ceneri della caduta dell’ Impero romano (476 d. C.), gli Stati europei si formarono secondo queste direttrici. Con lo svilupparsi del colonialismo questo modello è diventato quello degli stati colonialisti che al momento di concedere la indipendenza alle ex-colonie le costituirono in Stati sovrani e indipendenti secondo questo modello. La cultura giuridica giustamente definì questo modello come quello dello Stato Nazionale. (16)  Un mondo formato da stati nazionali portava al suo interno un grosso limite che si configirava nella sovranità assoluta dello Stato e nella sua ragion di Stato che ne guidava la vita e i comportamenti politici. Possiamo dire che lo Stato moderno ha instaurato una dimensione istituzionale e politica che è riuscita a dividere l’ umanità in piccoli gruppi, ognuno contro gli altri. Ogni Stato agendo per la salvaguardia della propria sovranità fu ed è costretto a pianificare e a operare per la conquista degli Stati confinanti al fine di ampliare le sue risorse e la sua possibilità di azione. Questa azione politica fu definita imperialista. Nonostante mitigazioni e spiegazioni questa politica fu la base del colonialismo e dei rivolgimenti della decolonizzazione che portarono alla formazione della attuale Comunità internazionale composta da più di 300 unità statali sovrane e indipendenti. Nella analisi di Lord Lotian del 1938 (17) si incominciò la palesare la natura di struttura di peccato, per ricordare una definizione di Papa Francesco, di questa entità Statale. La cosa non è nuova perché fu esposta, molto tempo prima, nel radiomessaggio del Natale 1944 dal Papa del tempo Pio XII (18). Le Religioni da allora incominciarono ad interrogarsi sulla natura dello Stato e anche sulla giustificazione dell’ uso della guerra che la ragion di Stato richiedeva.

Poiché non era certo che ogni singolo Stato bastasse a se stesso, nella espansione delle politiche mercantili e nelle conquiste coloniali, quegli stessi Stati incominciarono a scontrarsi con altri Stati per il semplice fatto che non esisteva nessuna autorità sopra di loro che imponesse la composizione pacifica di quei conflitti. Questa condizione della comunità internazionale fu definita la condizione di anarchia internazionale. Di conseguenza l’ anarchia internazionale conosceva e conosce ancora oggi l’ uso della forza per la soluzione delle controversie tra gli Stati stessi che migliorando con il progresso tecnico-scientifico ha modificato la guerra da lotta di persone con le armi da taglio (spade, lance, frecce ecc,) a un confronto con l’ uso della armi sempre più sofisticate che li hanno portati sino al l’ uso delle armi termonucleari o all’ uso della intelligenza artificiale che guida i droni contemporanei. Quindi nella riflessione filosofica e in quella politica la guerra non è mai stata superata ma è stata sempre presente nella vita degli Stati e nella loro storia. Eppure tentativi di unificazioni tra diversi Stati sono stati fatti. Tutti gli imperi formatisi e poi scomparsi erano una risposta diretta a superare la frammentazione di quella parte di umanità. L’ ultimo e più grande impero recente che si costituì fu quello della Gran Bretagna realizzatosi nella sua massima estensione verso il 1926 nel XX secolo. Nel 1949 per mantenere i legami con le preesistenti colonie, diventati Stati sovrani, si è frammentato in ben 56 Stati sovrani. Alcuni Stati sono completamente indipendenti, mentre alcuni di essi riconoscono ancora formalmente la corona inglese quale fondamento della loro statualità che si concretizza nella nomina di un governatore che ricopre il ruolo del capo di stato del monarca inglese (16 Stati ricononoscono re Carlo III come capo di Stato). Quindi su 56 Stati che comprendono anche Stati che non erano colonie britanniche solo 16 sono legati al Re del Regno Unito in  questa rappresentanza formale. Il popolo del Commonwelth oggi è formano da 400 milioni di persone.
Una prima osservazione riguarda i rapporti economici. Non è che il Commonwealth abba cambiato i rapporti con gli Stati e fra gli Stati membri. Nelle guerre più recenti, Afganistan, Irak una parte di questi non ha aderito lasciando il Regno Unito ad essere spalleggiato da pochi Stati che appartenevano ala suo vecchio contesto coloniale. Invece per l’ Ucraina la Coalizione dei volenterosi, in modo variabile ha sostenuto ad ampio raggio le azione di sostegno e affiancamento del Regno Unito a favore dell’ Ucraina. Però rimane anche valida ancora oggi la diagnosi sulla natura della guerra scritta da Lionel Robbins negli anni trenta del XX secolo (19). Nessuno al difuori dei Federalisti ha proposto delle soluzioni che affrontassero di petto il problema della guerra, le sue cause scatenanti e i suoi effetti, ponendosi il compito di creare delle istituzioni internazionali che ne superassero e ne impedissero l’ uso. (19-1)
A questo proposito bisogna ricordare che una coscienza confederale (quando si comprende che è necessario unire assieme in una unione di Stati un insieme variegato di Stati) è venuta emergendo sia con la costituzione della Società delle Nazioni (1919) e poi della Organizzazione delle Nazioni Unite (1945). Putroppo la storia di queste Organizzazioni internazionali generali ha provato che il mantenere intatta la sovranità degli Stati membri impedisce a queste organizzazioni di raggiungere gli scopi per i quali sono costituite (20).  Infine le critiche attuali del Presidente USA Donald Trump non spostano di nulla il contesto di inneficienza strutturale che una Organizzazione generale come l’ONU, costituita per por fine alle guerre. Infatti è sempre più evidente che il Movimento Federalista Mondiale aveva ragione ad indicare per far in modo che essa raggiungesse i suoi scopi la realizzazione di un ordinamento sovranazionale sugli Stati membri e fare in modo che vi sia, nel tempo, un trasferimento permanente ed esclusivo delle sovranità statali alla organizzazione. Solo in questo modo dotandola di una competenza su queste funzioni sovrane e accompagnandole con i  processi decisionali democratici di formazione della volontà politica l’ ordinamento sovranazionale può funzionare ed espandersi. Esempio di questo modo di procedere fu incarnato dal Presidente Luigi Einaudi che negli anni della sua Presidenza della Repubblica italiana ha sempre stimolato la costruzione delle Comunità europee tendo presente che l’ obbiettivo finale era costruire la Federazione europea (21).

A questo punto si pone legittima la domanda se la dottrina dello Stato nazionale sia l’ ultima spiaggia a cui l’ umanità deve tendere? Un popolo per essere libero, in condizioni di normale agiatezza economica deve aspirare alla sola costruzione dello Stato nazionale e costruire al suo interno una vera e riuscita democrazia? Per più di un secolo, alla prima metà dell’ 800 e per tutto il 900, le forze politiche democratiche furono convinte che questa fosse la strada necessaria e unica che doveva essere percorsa. Dopo la realizzazione degli Stati nazionali in tutto il mondo avrebbero pensato al da farsi. Una seconda corrente che nacque dal pensiero di Giuseppe Mazzini indicò nella costruzione dell’ Europa delle Nazioni, con i rispettivi  stati nazionali, la strada da percorrere per poi arrivare ad una Federazione europea. Mazzini non considerò che quel progetto avrebbe richiesto guerre e frammentazioni che l’ Europa sperimentò sino al 1918, per poi provare la dittatura Nazista e Fascista causa della seconda guerra mondiale.
Quindi quando il Federalisti italiani Altiero Spinelli, Eugenio Colorni, Ernesto Rossi, fecero leggere a Sandro Pertini (esponente del Partito Socialista Italiano e persona eminente nel socialismo europeo) le pagine del Manifesto di Ventotene nel 1941 ottennero una reazione che era figlia di questa impostazione. Raccontò Sandro Pertini che la lettura di quelle pagine fu come se gli venisse proposto di porre il “carro davanti ai buoi”, perché non si considerava più la necessità di far diventare i singoli Stati nazionali democratici e socialisti ma si prospettava come primario l’ obbiettivo politico di costruire la Federazione europea e di usare il potere nazionale per perseguire questo obbiettivo. Questi atteggiamenti iniziali ci pongono quindi il problema di qualificare la filosofia federalista  e il Federalismo europeo se vogliamo comprendere la sua portata innovativa.
Prima di tutto dobbiamo dire che il Federalismo ha una data di nascita ed è il 1787 anno in cui i costituenti americani, riuniti nella Convenzione di Filadelfia, ottennero la ratifica, della Costituzione federale degli Stati Uniti, dalla maggioranza delle 13 Colonie americane che erano risultate vincitrici nella Rivoluzione americana. In questa costituzione si delineava per la prima volta nella storia una unione di Stati di tipo totalmente nuovo e nata dalla riflessione concreta dei costituenti e sulla base dei fallimenti di patti confederali precedenti che era stati sperimentati. Si trattò per delineare uno Stato sopranazionale, che estendendo la sua giurisdizione sulle 13 colone e poi nel tempo alle attuali 50 unità statali, permettesse l’ autonomia dei singoli componenti, ma impedisse l’ uso della guerra tra i membri e fornisse il potere alla Federazione nel suo complesso di svilupparsi e di crescere economicamente. Per questo scopo due furono le scoperte dei Federalisti americani. Usando una costituzione blindata, far convivere la sovranità esclusiva della federazione per materie individuate e specifiche e affidare la regolazione delle controversie alla Conte Suprema che composta da 9 giudici nominati a vita. Questo impedì al potere del Presidente di poter influenzare le loro decisioni e di diventare un autocrate. Poi a questo venne associato un processo legislativo affidato a dei membri eletti che si riunivano in camere specifiche, la prima dei rappresentanti del popolo americano e la seconda il Senato degli Stati che attraverso una elezione del singolo stato elessero, come oggi eleggono due senatori permettendo in alcuni casi di avere i due sanatori di partiti diversi. La chiave di tutto fu che i costituenti seppero fermarsi a metà strada tra le due tendenze: la sovranità assoluta dei singoli Stati e la prevalenza assoluta delle leggi federali. Proprio su questo punto si consumò nella metà del XIX secolo con la guerra civile americana l’ ultima lotta tra queste due tendenze che determinò la vittoria delle forze federaliste a del nord industriale sul sud che voleva rimanere nella condizione di coloro che considerano le leggi della federazione facoltative. Questa storia ha permesso agli Stati Uniti d’ America di completare la sua struttura, instaurare un suo funzionamento effettivo e scongiurare le secessioni successive di alcune sue parti come quelle che avevano spinto per la guerra civile tra tutti gli Stati della Federazione.
Per circa un secolo, tutto il XIX, escluse poche eccezioni, gli Stati Uniti d’ America furono considerati uno Stato come gli altri, solo dopo che la seconda guerra mondiale devastò l’ Europa e i suoi imperi coloniali, gli studi sollecitati dalla posizione del Movimento Federalista Europeo, che dal 1944 si era espanso in tutta Europa unifcando i movimenti locali preesistenti, scoprirono la portata e l’ importanza della Filosofia federalista e lo Stato federale americano. Da quel momento fu chiara in tutta la sua portata la proposta del Federalismo europeo.
Infatti partendo da Immanuel Kant (1724-1804) (22) la Filosofia politica e giuridica aveva individuato il problema della anarchia internazionale e la debolezza di quello che fu poi definito il diritto internazionale che avrebbe dovuto disciplinare le relazioni tra gli stati. Davanti alla mancanza di imperatività di questo diritto che ancora oggi manca di un apparto coercitivo che ne ottenga il rispetto in caso di violazione, essendo l’ adesione alla sua disciplina individuale e volontaria, si poneva e si pone ora la necessità di creare una struttura giuridica sopranazionale. A posteriori gli studiosi capirono che solo uno Stato composto, quindi federale, che contenesse nella sua costituzione il potere di coercizione su coloro che violassero il diritto federale violato, poteva rispondere a questa esigenza. Kant non ebbe mai chiaro l’ insieme delle istituzioni necessarie a questo scopo perché non conobbe mai gli Stati Uniti d’ America né la sua costituzione. Ma nonostante questo la direttrice del pensiero era esatta e si associa completamente con le istituzioni prodotte dalla Convenzione di Filadelfia, se noi facciamo un confronto.
Rimane ancora un fatto non trascurabile. Per gli autori americani  del Federalist (23), la raccolta fondamentale che spiega gli istituti federali e il funzionamento della Costituzione degli Stati Uniti, e per Kant non si poneva il problema che la unificazione politica proposta per creare uno stato federale in Europa doveva scontrarsi con la storia e le istituzioni consolidate di una pluralità di Stati nazionali.
La costituzione del Movimento Federalista Europeo (24) e nel primi anni del secondo dopoguerra e delle Organizzazioni internazionali fiancheggiatrici resero evidente  che era necessario accettare un ampliamento della nozione di Federalismo perché era necessario aprire una lotta contro la resistenza delle forze politiche e degli Stati nazionali nella loro opposizione alla cessione di parti di sovranità alle istituzioni europee. Con la creazione delle Comunità europee questo divenne evidente e inenvitabile. A questo primo gruppo di azioni si associò la necessità di costruire delle istituzioni federali che avrebbero dovuto funzionare autonomamente anche se la struttura dello Stato federale complessivo non era stata completata.
Si deve Mario Albertini (25) l’ aver teorizzato e praticato questa linea politica in Europa. Si scoprì ch era possibile tenere all’ interno degli Stati nazionali dei comportamenti politici federalisti che avessero per obbiettivo la pace e la vita associata di un gruppo di Stati, anche se all’ interno erano sede di invidie e di contrasti con altri Stati contigui. Appartengono agli anni 50-60 del XX Secolo le polemiche sulla limitazione dei disavanzi primari nei bilanci dei singoli Stati, i tentativi di scaricare questi debiti sulla Comunità di cui si fa farte ecc.. I Federalisti furono i primi a contrastare questo modo di fare politica e si deve a Mario Albertini (26) se si è giunti alla Istituzione del Sistema Monetario Europeo e dell’ Euro. Poi per orientare l’ azione politica del Movimento fu esposta e seguita la concezione ideologica del Federalismo. Se il valore principale deve essere la pace, sia le istituzioni sia le strutture sociali che sostengono le istituzioni non possono più essere le istituzioni dello Stato nazionale. Anzi bisogna portare le istutuzioni degli Stati che sono similari ad essere omogenee a livello della Comunità europea di riferimento. Tutto il lavorio per istituire il Mercato unico in Unione Europea rientra in questo contesto. Ed ultima una politica estera che deve guardare ad instaurare strutture di pace. Accordi come il CETA con il CANADA, o l’ Accordo con il MERCOSUR dei paesi dell’ America latina, anche partendo dalla economia e dal commercio si devono proprorre di arrivare alla creazione di uno Stato Federale in cui quegli stessi stati ne siano una componenente.
Il tutto tende a normalizzarsi se queste azioni politiche tendo a istituzionalizzare come poteri esclusivi le funzioni chiave della vita politica e uniscono gli di Stati membri nella gestione di politiche come la sicurezza, la difesa, La politica estera, il commercio internazionale, la ricerca scientifica e anche i grandi piani di sviluppo industriale. Quando questo avviene le tensioni precedenti si modificano e diventano politiche interne alla federazione che richiedono decisioni a maggioranza senza più diritti di veto degli Stati, che invece nelle riunioni degli organi collegiali della attuale Unione Europea continuano ad essere esercitati.
In questo momento storico diventa importante la riuscita della unificazione federale dell’ Europa. Essa rappresenterebbe la riuscita e la prova della sua utilità verso il resto del mondo. Rimane ancora una questione. Quando si guarda al di fuori dell’ Europa bisogna ricordarsi che la strada percorsa dalla Unione Europea può diventare la strada percorribile per altre organizzazioni internazionali. Il problema non è la sua possibilità ma l’ effettivo sostegno che queste devono ricevere dalle altre organizzazioni esistenti e di eguale peso economico e politico. Da qui la necessità di promuovere due nuovi settori del pensiero quello della dottrina federalista e dall’ altra da una riforma progressiva delle organizzazioni intermedie che permettano agli Stati e ai popoli oggi divisi di unificarsi in grandi aree territoriali come sistemi politici federali.

04. la dimensione dei valori

Abbiamo visto che ci sono diversi valori che vengono evidenziati in tutto questo contesto. Incominciamo a considerare quanto fu scritto nel Siracide (II secolo a. C.) che può essere considerata una buona sintesi dei valori che unificano le Religioni, la morale civile, il comportamento umano:

“Il Signore odia ogni abominio: esso non è amato da quelli che lo temono. Da principio Dio creò l’ uomo e lo lasciò in balia del suo proprio volere. Se vuoi puoi osservare i sui comandamenti; l’ essere fedele dipende dalla tua buona volontà. Egli ti ha posto davanti fuoco e acqua: la dove vuoi tendi la tua mano. Davanti agli uomini stanno la vita e la morte: a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà. Grande infatti è la sapienza del Signore; forte e potente, egli vede ogni cosa. I suoi occhi sono su coloro che lo temono, egli conosce ogni opera degli uomini. A nessuno ha comandato di essere empio e a nessuno da dato il permesso di peccare.” Siracide (15, v. 13-20)

In questo testo viene affermata la libertà dell’ uomo che essendo assoluta gli permette di scegliere tra il bene e il male. Se l’ uomo e la donna sono liberi non hanno il potere di essere sicuri che le loro azioni siano buone a priori, per cui c’ é sempre bisogno di un punto di riferimento che le Religioni hanno creato con quelli che sono i cataloghi morali di ciascuna religione e quindi anche dell’ Ebraismo e del Cristianesimo che attribuiscono a queste parole il valore della rivelazione in quanto parola di Dio. Si aggiunge a esse la conclusione che le azioni dell’ uomo sono sempre viste e considerate dall’ occhio di Dio. Per questo non c’ è azione che possa rimanere nascosta o mai rivelata. Dio vede e sente tutti e tutto. Anche questa affermazione è comune a tutte le Religioni per cui la dichiarazione di Abu-Dhabi rivela questa coscienza religiosa che riconosce il rapporto tra l’ uomo e Dio. Accanto a questo si afferma che la comunità umana del pianeta è una famiglia e tutti siamo fratelli. La affermazione viene rinforzata dalla ulteriore affermazione che lo siamo non solo per la genetica ma perché siamo stati creati dallo stesso Dio. Con questa affermazione viene ricuperata una antica verità contenuta nel Genesi (cap. 9) in cui Dio benedisse i sopravvissuti al Diluvio universale nelle persone della famiglia di Noè e indicò loro di espandersi e moltiplicarsi su tutta la terra. A questa nuova prima comunità Dio pose due comandamenti: avrebbero riconosciuto e adorato solo Lui come unico Dio  e non avrebbero mai ucciso nessun uomo o donna. L’ umanità erede di Noè fu definita nella teologia ebraica i Noatici. Ad essi si applica in diveto di uccidere in modo assoluto. Questi valori religiosi sono comuni alle tre Religioni del Libro (ebraica, cristiana, islamica). Ma se noi andiamo a leggere i sacri testi di altre grandi religioni possiamo trovare gli stessi principi. Per cui l’ enciclica “Fratelli tutti” ci richiama non uccidere in nessun caso e quindi a bandire la guerra, a prenderci cura degli altri vicini e lontani come fossimo noi stessi. Questi sono i valori fondanti della convivenza che L’ enciclica pone sotto la nostra attenzione.

Accanto a questa primo approccio c’ è la prospettiva di costruire un mondo più giusto, basato sull’ amore fraterno e con la cura della casa comune in cui viviamo. Tutte queste cose richiedono quindi un progetto e un processo di adattamento e trasformazione delle nostre istituzioni attuali per renderle funzionali a questi obbiettivi. Si tratta di un lavoro di non breve periodo, anche per il fatto che le Religioni come la Cristiana devono lavorare molto per rendere interiorizzate le attuazioni dei comandamenti del Signore nella vita quotidiana delle persone.
Quindi possiamo dire che le proposte contenute nei capitoli 3 e 5 della enciclica possono essere considerati come un progetto per l’ umanità che impegnerà per molti anni la crescita e la formazione delle nuove generazioni accanto alla conversione del cuore di quelle ormai avanti nell’ età. Il capitolo 5 porta come titolo:  una migliore politica. Apre ad un processo di promozione umana mondiale che riguarda tutti gli Stati e può essere considerato la sintesi attualizzata della dottrina sociale della Chiesa. A questo progetto aderiscono anche le altre Religioni e indipendentemente dalla diversità di credo perché tutti gli uomini sono interessati alla sua realizzazione.

Questa posizione apre il problema di valutare i valori giuda di questa proposta. Il proporre il valore dell’ “Amore sociale” quale obbiettivo e strumento di promozione umana abbraccia in una unica categoria anche quei valori che sono alla base di quelle poche ideologie sopravvissione alla conclusione del Mondo bipolare dissoltosi alla fine della “guerra fredda” (1989). Infatti nel contesto dell’ amore sociale si può collocare il valore della pace, il ripudio della guerra, la costruzione di istituzioni sopranazionali iniziali che portino alla formazione di Stati federali che riuniscano al loro interno porzioni rilevanti di Stati nazionali e di popoli. Questò però ci chiede una nuova interpretazione della vita della Comunità internazionale che non può più esser retta da uno o più Stati suoperpotenze. Questo vuol die che tutti noi siamo chiamati a percorrere seriamente la strada del Federalismo e a costruire poco alla volta una realtà politica in cui sia realizzata la unificazione politica del genere umano.

NOTE
(01) vedi il link
(02) Per rendere agevole questa ricognizione indico nelle sei puntate di Risicò da trasmissione condotta da Federico Rampini per Canale 5 lo strumento più agevole per tutti per avere una informazione attendibile e non di parte su questi fatti storici e per i relativi problemi connessi. Egualmente sul sito dell’ ISPI (Istituto per gli studi di politica internazionale di Milano) le varie edizioni dei documenti puntuali che illustrano questi problemi. Aggiungo le cronache settimanali, molto utili, trasmesse da Monica Maggioni su Rai3 in mezz’ora che propone diversi argomenti sulla situazione internazionale.
(03) Papa Francesco nato il 17 Dicembre 1936 a Buenos Aires e  morto il 21 Aprile 2025 a Roma.
(04) Il testo web della Enciclica Fratelli tutti è consultabile al link .

(05) Sul piano religioso e sociopolitico una bibliografia essenziale che aiuta a comprendere questa interconnessione tra i documenti ed in particolare a capire il valore di questa Enciclica. Soziale Freundschaft: auf dem Weg zu einer geschwisterlichen Weltordnung nach der Enzyklika “Fratelli tutti” von Papst Franziskus. / a cura di Walter Kasper, George Augustin. – Ostfildern : Matthias Grünewald Verlag, 2021. Per la tradizione parziale si veda: Percorsi di fraternità : per raccogliere la sfida dell’enciclica Fratelli tutti / a cura di Walter Kasper, George Augustin. – Brescia : Queriniana, 2022; Il mosaico della fraternità : Pensieri sull’enciclica “Fratelli tutti” / Antoine Courban, Luciano Floridi, Roberto Repole, Rosanna Virgili ; prefazione di Corrado Lorefice. – Magnano (BI) : Edizioni Qiqajon Comunità di Bose, 2021; La sfida della fraternità. Commento a Fratelli tutti. / a cura di Antonio Spadaro e Carlo Galli. – Milano: Ancora, 2021; Fratelli tutti. Un commento teologico. / Roberto Repole. – Assisi: Cittadella. – 2022;  Fratelli tutti. Il coraggio della pace. / Andrea Riccardi. – Brescia: Morcelliana-Scolé. – 2025.
(06) I risultati e le esposizioni dei modelli culturali della Isola di Manu sono contenuti in questo volume. Cito la traduzione italiana per rendere accessibile a tutti il suo contenuto: Sesso e temperamento in tre società primitive (1926)./ Margaret Mead traduzione di Quirino Maffi. – Milano: Mondadori. – 1989. Per coloro che volessero approfondire l’ aspetto etnografico di società simili a questa consiglio la lettura del libro Mar morto. / Jorge Amado. – Milano: Monndadori. – 1996. Il romanzo scritto nel 1936, coevo agli studi della Margaret Mead, descrive la vita di una società di pescatori che è localizzata alla periferia della città di Salvador (Brasile) sull’ Oceano Atlantico ed è anche un grosso e importante porto essendo stata la città capitale del Brasile prima di Rio de Janeiro e di Brasilia. La comunità a cui si ispirò Amado esiste realmente a al tempo del romanzo aveva una vita simile a quella della Isola di Manu. Questo prova che i sistemi culturali si sviluppano storicamente in relazione alle società che li praticano e società simili hanno gli stessi modelli culturali. Per lo scopo di questo articolo si deve ricordare che i modelli culturali devono essere innovati e adattati alle circostanze storiche che si vanno formando. Questo per Margaret Mead era importante per preservare la memoria del passato e preparare un futuro migliore.
(07) Il muto appoggio. / Petr Kropotnik, traduzione di Giacomo Borella e Daniela Engel, note e prefazione di Lee Alan Dudaykin. Praga: Edizioni Eleutheria, 2020.
(08) 
Saggio sul dono. Forma e motivo dello scambio nelle società arcaiche. / Marcel Mauss. –  Torino: Einaudi. – 2016
(09) Umanesimo dell’altro uomo. / Emmanuel Lévinas,, introduzione e traduzione di Alberto Moscato, Genova, Il Melangolo, 1985
(10) Si veda su Margaret Mead link
(11) Sull’ opera di Margaret Mead si veda il video del 1984  link
(12) 
Ricordo che l’  “American Anthropologist” / American Antropological Association, Anthropological Society of Washington, American Ethnological Society. – Washington: American Antropological Association, Anthropological Society of Washington. – 18888- .- n.1-; è l’ organo ufficiale della Società federale di Antropologia. Nel tempo è diventato il periodico su cui erano pubblicate le ricerche più rilevanti della disciplina e anche sviluppò una sezione di dibattiti e di osservazioni a cui gli autori partecipavano. Magaret Mead scrisse questi due libri alla fine della sua vita Culture and Commitment: A Study of the Generation Gap./ Margaret Mead. – Garden City, N.Y.: The American Museum of Natural History. – 1970 e World Enough: Rethinking the Future. / Margaret Mead ; photos. by Ken Heyman. -Boston: Little, Brown, 1975. Assieme a Ruth Benedicht (1887-1948) fu la più strenua sostenitrice della formazione della gioventù e della concezione della relatività del sistema culturale di una società. Ma con una variante questo non è stabile ma deve evolvere secondo le circostanze storiche e la vita sociale che sotto di esso si trasforma.
(13) La prospettiva di studiare ed operare perché l’ economia mondiale possa modificarsi e prendersi cura dei poveri, degli emarginati e anche della casa comune ha preso corpo con la Fondazione Economy of Francesco avente sedi ad Assisi e con Presidente il Vescovo emerito di Assisi Domenico Sorrentino nel 2024: link .  Per le notizie sulle attività scientifiche e di promozione link. Per i comunicati Stampa link.
(14) Nella economia di comunità tendono a raccogliersi diverse tendenze che confluiscono in una nuova dimensione scientifica e sociale che vuole associare il profitto con la causa dell’ ambiente e la protezione delle classi più povere. In questo quadro alcuni autori hanno già prodotto dei pregievoli lavori a cui Papa Francesco si riferisce indirettamente e che rappresentano una nuova linea di sviluppo della nuova economia. Cito alcuni di questi lavori leggibili in italiano e molto diffusi sui quali poggiano i meeting annuali organizzati dalla Fondazione: Economia civile. Efficienza, equità, felicità pubblica. /  Luigino Bruni, Stefano Zamagni. – Bologna: Il Mulino. –  2004; Si può fare! Come il business sociale può creare un capitalismo più umano. /  Muhummad Yunus, traduzione di Pietro Anelli. – Milano: Feltrinelli. – 2012; La promessa del business sociale. / Muhummad Yunus, traduzione di Pietro Anelli. – Milano: Feltrinelli. – 2013; L’economia civile. /  Luigino Bruni, Stefano Zamagni. – Bologna; Il Mulino. – 2015; Microeconomia. Un testo di economia civile. /  Leonardo Becchetti, Luigino Bruni, Stefano Zamagni. – Bologna: Il Mulino. –  2014; Capitalismo infelice. Vita umana e religione del profitto. /  Luigino Bruni. –  Lentini (Sl): Slow Food, 2018; Un mondo a tre zeri. Come eliminare definitivamente povertà, disoccupazione e inquinamento. /  Muhammad Yunus, traduzione di Virginio B. Sala. – Milano: Feltrinelli. –  2018; Economia civile e sviluppo sostenibile. Progettare e misurare un nuovo modello di benessere. /  Leonardo Becchetti, Luigino Bruni, Stefano Zamagni. – Roma: Ecra. – 2019; Il capitalismo e il sacro. / Luigino Bruni. – Milano: Vita e Pensiero. – 2019; L’arte della gratuità. Come il capitalismo è nato dal Cristianesimo e come lo ha tradito. / Luigino Bruni. – Milano: Vita e Pensiero. –  2021; Capitalismo meridiano. Alle radici dello spirito mercantile tra religione e profitto. /  Luigino Bruni. – Bologna: Il Mulino. –  2022
(15)  Il  riferimento è per le Organizzazioni internazionali generali a vocazione speciale vedi FMI, WBG, OMC/WTO, BRI, UNCTAD, FAO.  Queste organizzazioni agiscoto sotto l’ egida dell’ONU ma con una ampia autonomia. I vari G7, G8, G10, G20, nel tempo sono stati i contropoteri a queste organizzazioni internazionali al fine di piegare l’ economia mondiale a quelle ch erano le mire degli Stati più potenti. Dopo il 1989 con la crisi dell’ URSS, nella Comunità internazionale la tendenza fu quella di creare una nuova organizzazione mondiale che fosse non a trazione USA  e che non riconosceva più il ruolo di costode delle riserve auree a cui FMI e USA erano giunti nel 1948.  Su questi conflitti guidati dalla Russia e da altri Stati a cui non stava bene l’ assetto del sistema monetario internazionale, arrivò la formazione di un secondo fondo di garanzia per le monete che non volevano più, con le rispettive economie, aderire al FMI. Questa nuova organizzazione e i conflitti e le tensioni che ne derivarono portarono alla costituzione della New Development Bank dei BRICS attuale che non è una organizzazione internazionale ma un forum di cooperazione economica che raccoglie assieme Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica (oggi allargato anche ad altri Paesi).
(16) Per comprendere la natura e la portata della dimensione politica e storica dello Stato Nazionale è necessario leggere Lo Stato nazionale (1959). / Mario Albertini. – Napoli: Guida. -1980; Imagined communities : reflections on the origin  and spread of nationalism. / Benedict Anderson. -London ; New York : Verso, 1991 e Nationalism and the state. / John Breuilly. – Manchester : Manchester University Press. – 1985 e pure Albertini e la demistificazione dello Stato nazionale e dell’idea di nazione. / Francesco Battegazzorre. – Pavia: “Il Federalista”. – a. LIX, n.3. – p. 230
(17) Cfr. The demonic influence of national sovrereignity. / Philip Henry Marquis of Lotian. – in The Universal Church and the World of Nations. – London: s.e.. – 1938; sullo svulupparsi degli Stati coloniali The emergence of globalism : visions of world order in Britain and the United States 1939-1950 / Or Rosenboim. – Princeton: Princeton University Press. – 2017; sulla situazione generale della anarchia internazionale Il pacifismo non basta. /Kerr Philip Henry Marquis of Lohian. – Bologna: Il Mulino. – 1986.
(18) Cfr. Radiomessaggio natalizio di Sua Santità Pio XII al mondo intero Domenica 24 Dicembre 1944.
(19) Cfr. Le cause economiche della guerra. / Lionel Robbins. – Roma: Einaudi.- 1944; L’ economia pianificata e l’ ordine internazionale. / Lionel Robbins. – Milano: Rizzoli. – 1948, Il Federalismo e l’ ordine economico internazionale. / Lionel Robbins. – Bologna: Il Mulino. – 1985.
(19-1) Pochi sono a conoscenza del Movimento Federalista Mondiale. Il World Federalist Movement ha sede a Washinton (DC-2500-USA); per una visione degli eventi e delle loro campagne link; sulla loro posizione politica e sui rapporti con la strategia del Movimento Federalista Europeo impegnato nella costruzione della Federazione europea si vedano Il Federalismo Mondiale di fronte alle sue antinomie. / Raimondo Cagiano de Azevedo. – Pavia: “Il Federalista”. – 2022. – n. 2-3, p. 140; La strategia del World Federalist Movement per un “momento costituente mondiale”. / Guido Montani. – Pavia: “Il Federalista”. – 2022. – n. 2-3, p. 146; L’aggressione all’Ucraina e le prospettive del Federalismo nel mondo. / Lucio Levi. – Pavia: “Il Federalista”. – 2022. – n. 2-3, p. 152; La transizione verso un nuovo ordine mondiale e l’organizzazione federalista. / Domenico Moro. – Pavia: “Il Federalista”. – 2022. – n. 2-3, p. 162. link
(20) Sul tema rimangono attuali gli scritti di Luigi Einaudi che fu il primo a criticare questa soluzione specialmente quando riguardava il primo dopoguerra dal 1919 al 1923 cfr. La guerra e l’unita europea / Luigi Einaudi ; prefazione di Mario Albertini. – Firenze: Le Monnier. – 1984.
(21) Luigi Einaudi fu eletto alla Assemblea costituente con il sostegno del Gruppo liberale italiano, poi fondatore del Partito Liberale Italiano. Nei primi anni si prodigò a sostenere la politica del centro destra in Italia e nel mondo incarnata dal Governo di Alcide De Gasperi. Proprio per questo sia nel periodo finale della guerra e nel primo dopoguerra ha sempre insistito sulla necessità di trasformare le prime comunità europee (CECA, CEE ed Euratom) in un vero e completo Stato federale. Vissuta la vicenda e la sconfitta della Comunità Europea di Difesa (CED-CEP) non si lasciò demoralizzare e sostenne il suo ruolo di pungolo perché l’ Italia fosse uno degli Stati fondatori all’ altezza dei suoi compiti. Di fronte al tentativo contemporaneo delle forze europee di destra di svuotare dall’ interno le attuali istituzioni della Unione Europea sarebbe utile per tutti rileggere i suoi scritti relativi a questo importante periodo. Per questo cito: I problemi economici della Federazione europea (1945) / Luigi Einaudi ; Profilo di Luigi Einaudi / Carlo Azeglio Ciampi; Un ricordo di Luigi Einaudi / Raffaele Mattioli. – Roma: Treves. – 2004; La guerra e l’unità europea : discorso pronunciato all’Assemblea costituente nella seduta del 29 luglio 1947 /. – Roma : Nottetempo, 2008; Punti fermi federalisti. / Luigi Einaudi pseudonimo Veterano. – Foligno: Movimento Federalista Europeo, Poligrafica F. Salvati. – 1952; Lo scrittoio del Presidente (1948-1955) / Luigi Einaudi. – Torino : Einaudi, 1956.
(22) Su Kant cfr. Introduzione a Immanuel Kant e la pace. / Mario Albertini. – 1985. – link ; per una selezione recente degli scritti di Kant Scritti di storia, politica e diritto. / Immanuel Kant, a cura di F. Gonnelli. – Bari: Laterza. –  1995, XVII rist. 2025
(23) cfr. ll Federalista. / Alexander Hamilton, John Jay, James Madison. –  Sesto San Giovanni: Edizioni Società Aperta, 2025. Per conoscere alcune particolarità della Costituzione link
(24) cfr. Albertini: la strategia della lotta per l’ Europa e il ruolo dell’ organizzazione federalista. / Giulia Rossolillo .- Pavia: “Il Federalista”- 2017. – anno LIX n. 3 p. 274
(25) cfr. il filo della evoluzione dei pensiero di Mario Albertini è nel volume: Nationalism, Federalism and European Integration. / Mario Albertini edited by Guido Montani. – Soveria Mannelli: Rubettino. -2017; per l’ aspetto teorico Albertini e la fondazione teorica del Federalismo. / Sergio Pistone.- .- Pavia: “Il Federalista”- 2017. – anno LIX n. 3 p. 221 e pure Il Federalismo tra visione e metodo. / Sergio Fabbrini. – Pavia: “Il Federalista”. – 2027. – a LIX n. 3 p. 281.
(26) cfr. Mario Albertini, un vita da militante. / Giovanni Vigo. – Pavia: “il Federalista” del 2017. – a. LIX, n. 3  p. 258 link.