Contro la guerra

scritto di Riccardo Marena 1 Settembre 2023

Pensieri intorno al libro  Contro la guerra: alla pace non c’ è alternativa di Papa Francesco. Milano: Solferino 2022.


Il libro a cui ci riferiamo di Papa Francesco(01), è stato pubblicato nel 1922 dalle Edizioni Solferino, in italiano, accanto a molti altri editori in altre lingue del mondo, perché il suo autore ha deciso di contrastare un modo frontale l’ avvio della guerra tra la Russia e l’ Ucraina, che a suo giudizioera la parte ultima, ma non staccata da quella che lui ha definitola Terza guerra mondiale a pezzi. Nella prefazione del libro il Papa scrive:“Chi poteva immaginare che meno di tre anni dopo lo spettro di una guerra nucleare si sarebbe affacciato in Europa? Così, passo dopo passo, ci avviamo verso la catastrofe. Pezzo dopo pezzo il mondo rischia di diventare il teatro di un’unica Terza guerra mondiale. Ci si avvia come fosse ineluttabile. Invece dobbiamo ripetere con forza: no, non è ineluttabile! No, la guerra non è ineluttabile! Quando ci lasciamo divorare da questo mostro rappresentato dalla guerra, quando permettiamo a questo mostro di alzare la testa e di guidare le nostre azioni, perdono tutti, distruggiamo le creature di Dio, commettiamo un sacrilegio e prepariamo un futuro di morte per i nostri figli e i nostri nipoti.”(02)

Papa Francesco ha dato una stesura organica al suo pensiero, dopo anni che aveva sviluppato la sua azione magistrale, diplomatica e di guida dei Cristiani del mondo in omelie discorsi, documenti e lettere pastorali ha deciso di riunire e riscrivere molte parti. Poiché sono state poche le recensioni (03), ma ad avviso di chi scrive, quasi tutte si sono limitate a sottolinearne la vocazione pacifista e la inevitabile connessione con la fede cristiana del suo autore. Infatti le sue versioni multilingue sono state il modo, mediante il quale questo libro donato dallo stesso Papa Francesco a tutti i diplomatici e capi di Stato che in questo anno di guerra (1922-1923) sono venuti ad incontrarlo presso la Santa Sede, per  rendere pubblico e universale il suo pensiero ai più alti livelli della politica mondiale.
Il fatto, quindi, depone per una sua importanza superiore che esclude questo pregevole lavoro dall’ essere catalogato tra le opere pacifiste soltanto. Infatti alcune parti sono la riproduzione di discorsi e omelie che il Papa tenne in diverse occasioni e nelle quali si fece interprete da una intolleranza radicale verso la guerra. Il Papa però è partito ponendosi una domanda semplice: perché i poveri e di piccoli devono soffrire le violenze della guerra, quale è il senso di questa storia e come prepara il futuro? In questa domanda si manifesta tutta la visione dell’ Umanità come una grande famiglia dalla quale devono essere cancellate le divisioni e le ripartizioni tra popoli in Stati diversi, per addivenire alla formazione di una sola famiglia umana unita che possa darsi liberamente e democraticamente una organizzazione politica che non sia risultato della violenza e delle imposizioni dei più forti, partendo dagli Stati (le superpotenze) e da coloro che si sono impadroniti del potere con la forza (gli autocrati), i quali, privilegiati da questa loro posizione, impongono la loro volontà ai popoli che governano.
Una lettura puntuale di questo testo ci introduce all’ interno di uno dei problemi più spinosi del XXI secolo che è il superamento della guerra che a differenza di quanto è stato scritto sino a oggi, non viene limitato al campo del moralismo, a quello della Fede cristiana e a quello della visione planetaria dei problemi politici, ma il pensiero del suo autore, con forza e con il prestigio del suo carisma, cerca di entrare all’ interno dei problemi più difficili proponendo delle vie per arrivare ad una loro soluzione ripudiando la guerra.
Il libro si apre con un invito a lavorare per la pace secondo il principio che per contrastare il male bisogna opporsi facendo il bene. Segue poi una lunga disamina  contro i fatti prodotti dalla guerra e dal terrorismo e termina con una puntuale denuncia contro l’ uso delle armi nucleari. A tutto questo il Papa  si oppone invitando tutti a proteggere ogni vita  invece di progettare la distruzione e la morte di tutte queste persone, degli animali, dei vegetali e del mono acquatico.
Infine si apre la parte più innovativa del libro intitolata Pace e Fraternità un cammino possibile. Questa parte richiede un esame è sé proprio per il contenuto innovativo che essa propone e che pone il pensiero Cristiano, l’ insegnamento magistrale della Chiesa (intesa secondo Francesco come l’ inseme delle confessioni cristiane) come guida per tutti gli uomini, per dare concretezza e sviluppo per il futuro al progetto di pace che Dio ha annunciato all’ uomo sino dall’ antichità (Is. 2, 4; Gl. 4, 10 Zc. 9, 10; Os. 2, 20).
Il testo quindi si presenta come un crocevia interdisciplinare che pone problemi e soluzioni su diversi campi e che richiedono di essere esaminati separatamente per far evidenziare il messaggio innovativo in esso contenuto.


1. Confronto con il realismo politico

Il primo confronto che deve essere richiamato è  quello con la dottrina del realismo politico. Dottrina molto antica (04) che ritiene che solo i fatti storici avvenuti permettano di comprendere le prospettive future della politica. La sua fortuna si è ristabilita quando gli studiosi hanno guardato e studiato nel concreto le scelte politiche degli Stati in occasione della stipula della Pace di Westfalia (1648). I trattati, stipulati in quell’ anno,  posero fine alla supremazia dell’ Impero (Impero asburgico erede del Sacro Romano Impero fondato da Carlo Magno) sancendo la parità assoluta tra i singoli Stati e l’ Impero stesso. Da questo né derivò che la annosa disputa, tra la Chiesa e l’ Impero per la supremazia, fosse archiviata per sempre e lo stesso Stato della Chiesa (situato nel centro-Italia e comprendente la città di Roma) diventasse uno degli Stati come gli altri nella pluralità degli Stati esistenti sulla  faccia della terra. Due importanti dottrine perfezionarono questa nuovo modo di rappresentare le relazioni internazionali. La Ragion di Stato (05) con la quale fu teorizzato il potere di ciascun stato e del suo Sovrano di esercitarlo all’ interno dei suoi confini senza riconoscere nessuna altra autorità superiore ad esso (06). Per cui dal 1648 si riconobbe che ogni Stato aveva un suo ordinamento e le sue leggi e che queste avevano validità solo all’ interno dei confini di quello Stato. Le relazioni poi con gli altri Stati, prima quelli contigui e poi gli altri che venivano interessati dalle circostanze commerciali e di guerra che lo sviluppo della colonizzazione realizzava, erano governate dal principio della forza, la quale era l’ unica soluzione delle controversie, nonostante che gli Stati più potenti e la stessa Chiesa si impegnavano a promuovere lo sviluppo del dialogo e delle relazioni diplomatiche. Nel 1763 con la conclusione della Guerra dei sette anni (1756-1763) tutti gli storici, al seguito di Winston Churchill, sostengono che si trattò della prima vera  guerra mondiale. In questa guerra non ci fu territorio che rimase esente dalle operazioni di guerra compresi i territori coloniali. Ogni Stato, anche quelli che erano in Europa, faceva azioni di guerra nelle colonie degli altri Stati che considerava nemici. Sul mare nessuna nave, qualunque bandiera battesse, poteva considerarsi sicura e salva da attacchi e arrembaggi delle navi da guerra dei vari belligeranti. L’ Inghilterra che aveva il dominio dei mari riuscì a sottomettere diverse marine di altri Stati al punto  da aumentare la sua pressione militare con la propria flotta, spalleggiata da quelle alleate. La Prussia che era il principale obbiettivo della guerra per quanto riguarda l’ Impero Asburgico, nonostante fosse alleata dell’ Inghilterra, ne uscì devastata. Verso la fine della guerra l’ Inghilterra aveva pronosticato che fosse sul punto di essere conquistata dalle truppe nemiche, in particolare da quelle russe, e per questo il governo inglese aveva pensato di abbandonare Federico II di Prussia al suo destino. La morte della Zarina Caterina di Russia e la successione di Pietro III di Russia cambiarono la situazione. Pietro III, estimatore di Federico II, decise di restituire tutti i territori prussiani conquistati, offrì sostegno militare al provato esercito prussiano e si offri di diventare mediatore di pace fra la Prussia e la Svezia. Questo spiega come una guerra che doveva essere limitata ai campi di battaglia sia stata così profonda e abbia interessato tutte le società degli Stati europei. Non ci fu popolo metropolitano o coloniale che non ne fosse stato coinvolto. Se aggiungiamo uno sviluppo anche delle armi, voluto dalla marina Inglese, si può pensare come e in che modo questa marina sia riuscita in pochi anni ad essere la marina più potente del mondo e abbia determinato le sconfitte francesi che portarono l’ Inghilterra a conquistare tutto il Canada estromettendo la Francia e abbia determinato la sconfitta della stessa Francia nella penisola indiana.
Da allora le guerre sono state la causa dello sviluppo della produzione di armi sempre più sofisticate che hanno mietuto sempre più vite e hanno interessato anche i civili, vecchi, donne, bambini, colpendo la vita quotidiana in modo generalizzato e determinando forme di fame e di malattia che  in precedenza non erano mai state sperimentate. Da qui lo svilupparsi di un movimento di intellettuali che constatando che le relazioni internazionali erano dominate dall’ uso della forza per la risoluzione dei conflitti cercò di istituire delle organizzazioni internazionali che avrebbero dovuto porre un freno a questa libertà di guerra. In quel periodo infatti venne coniata l’ espressione anarchia internazionale per esprimere la situazione complessiva della Comunità internazionale nella quale venivano compresi tutti gli Stati presenti sulla faccia della terra.
Questa oscillazione tra la politica delle relazioni internazionali tra gli Stati sovrani e tra le azioni di fondazione delle Organizzazioni internazionali generaliste come fu la Società delle Nazioni (SdN) e oggi lo è la Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), sono il quadro teorico e politico-giuridico in cui si muovono gli Stati dalla fine della Prima Guerra mondiale (1918) sino a tempo presente. Le regole liberamente sottoscritte dagli Stati membri di queste organizzazioni internazionali non hanno frenato o superato l’ uso della guerra, ma hanno accompagnato la catena delle guerre combattute sino alla attuale guerra della Russia contro l’ Ucraina.

Una parte del pensiero di papa Francesco è proprio dedicata ad illustrare alcune verità che sembrano essere state dimenticate dai sostenitori dei realismo politico. La guerra non determina un vincitore. Tutti sono sconfitti alla fine della guerra. Quelli che erano i risultati raggiunti dalle  società coinvolte, economici, sociali, politici, sanitari e di benessere umano vengono tutti distrutti come le case, le fabbriche, le scuole, i musei e anche le Chiese. Alla fine della guerra oltre a contare i morti si devono contare la macerie e la ricostruzione richiederà molti anni, sempre che la popolazione di quello stato sia in grado di ricostruire quello che è stato distrutto. Da queste considerazioni, però, il Papa trae delle considerazioni che sono per il contesto innovative. Dichiara che la logica della azione preventiva bellica è sbagliata. Nella nascita di un conflitto non serve a nulla “far vedere i denti” continuare ad armarsi per far capire all’ avversario che noi siamo più forti di lui. Questo comportamento politico non aiuta l’ instaurarsi delle relazioni pacifiche ma aumenta il commercio della armi e lo stanziamento a la preparazione di quelle che saranno le armi da usare nella prossima e preventivata guerra. Questo metodo economico altro non fa che aumentare i profitti dei produttori di armi, i quali, a loro vota, non hanno alcun interesse allo sviluppo di un clima di distensione e contrario al riarmo di quello Stato o di quel insieme di Stati che praticano questo atteggiamento preventivo. La conseguenza sarà in questo caso che l’ uso delle armi diverrà inevitabile e la guerra si impadronirà di tutte le nostre vite. Una volta iniziata una guerra questa si alimenterà consumando le armi esistenti e richiedendo a suo volta il loro rifornimento in un ciclo senza uscita che avrà un solo risultato la uccisione di un numero elevatissimo di persone e la distruzione della realtà territoriale economica di quello Stato. Secondo il Papa questo schema di funzionamento vale anche per il terrorismo, che ad un primo sguardo può essere considerato una guerra non convenzionale. Il terrorismo sviluppa anche lui la stessa logica collegandosi in modo ideologico alle Religioni. Un movimento terrorista per giustificarsi ha bisogno di legittimarsi in una forma di fanatismo religioso. Questo è avvenuto per tutti i movimenti terroristici di tutte le parti del mondo. Gli ultimi di essi, assai noti, Al Quida, e Daes, strumentalizzando la religione islamica, hanno realizzato una legittimità che altri movimenti avevano fatto in altre parti di mondo con altre fedi non così generalizzate come l’ Islam. Ricorsero, quindi, a questo processo il movimento marxista di Sendero Luminoso in Perù (America Latina). Questo uso ideologico della Religione è sicuramente uno dei più usati strumenti di legittimazione della azione di guerra tra Stati e pure civile contro il proprio popolo e quelli di  altri Stati. Il risultato, poi, secondo il Papa, e aggiungerei non solo lui, afferma che alla conclusione della guerra si completerà un abuso di potere che in concreto vorrà dire la sconfitta e la sottomissione degli indifesi, di coloro che sono ed erano poveri, di coloro che sono i meno privilegiati della società.
A questo punto papa Francesco affronta un problema della Bomba atomica, che i realisti considerano come la naturale conseguenza dello sviluppo del potenziale bellico. Prima di tutto l’ uomo si dimentica che ogni decisione che si presenta all’ uomo, nelle diverse circostanze storiche, non ha la sicurezza che la scelta posta in campo sia buona o malvagia. La natura di peccato dell’ umanità impedisce di scegliere in modo autonomo e di essere sicure quei presupposti morali su cui poggiano.  Per questo la decisione deve essere sempre rapportata con dei punti di riferimento che sono i principi evangelici dati da Gesù: Fai agli altri quello che vorresti che fosse fatto a te. (Lc. 6, 31) Non fare agli altri quello che non vuoi che gli altri facciano a te. (Mt. 7, 12) da questo ne consegue che è assai difficile che la sequenza dei fatti sia tutta buona o tutta cattiva, nelle incertezze e nelle difficoltà del percorso la prudenza e il discernimento, che Dio ci dona, ci devono assistere per far in modo che la sua volontà si realizzi e non quella che gli uomini, che, in quel momento, credono che sia giusta e buona. Proprio l’ uso della due atomiche esplose su Hiroshima e Nagasaki (1945) sono le prove di come le azioni di guerra sfuggano alle previsioni dei vari strateghi militari. Il fallout successivo alla esplosione termonucleare, i sopravvissuti che portano ancora oggi nella carne le ferite di quel bombardamento sono la prova che la loro esplosione è andata oltre quelle che erano le previsioni precedenti al suo lancio. Poi è chiaro che lo sviluppo di queste armi, altro non ha fatto che determinare una piena sfiducia delle superpotenze una verso l’ altra e ha determinato l’ equilibrio del terrore. Sulla sfiducia reciproca ma associata al pericolo della propria distruzione si basa la “pace” armata della Bomba atomica. Essa pone un dilemma all’ umanità. Due poteri come quelli delle superpotenze, dotate di armi nucleari e altamente distruttive, possono essere responsabili dell’ annientamento di miliardi di persone dalla faccia del pianeta per mantenere il loro potere? Inoltre la carta della Nazioni Unite (ONU) che stabilisce che questa organizzazione internazionale è nata per risolvere pacificamente le controversie e superare la guerra si è trasformata in un grande inganno. Nessun Stato può dirsi al sicuro se non si riesce a bandire dalla produzione e dagli arsenali le bombe atomiche. Nel concreto oggi l’ ONU assiste impotente ai conflitti bellici non termonucleari che ci sono nel mondo senza poter incidere sul loro svolgimento e venendo meno al suo compito primario sancito nel suo Statuto e approvato da tutti gli Stati aderenti. (07)

2. Il confronto con la Filosofia politica e il Federalismo

Papa Francesco non esprime apertamente questi riferimenti ma ad un lettore attento non sfuggono questi confronti che coinvolgono tutte le idee e le dottrine politiche che caratterizzano la storia contemporanea. Infatti la Filosofia politica, che come tutta la Filosofia ha cercato di divorziare dal pensiero cristiano partendo dall’ Illuminismo (secolo XVIII) ed ha attuato delle forme di riduzionismo per cui le scienze e gli studiosi che le praticano possano affrontare il reale senza essere costretti a confrontarsi con i risultati di altre discipline in particolare i dogmi della Religione e della Teologia cristiana. Infatti se nelle scienze chimico-fisiche, da Francesco Bacone (1561-1526) in poi, è prevalso il principio della sperimentazione, per le scienze storico-sociali, nel loro complesso, questo non è possibile in quanto la dinamica storica non può essere preparata o gestita in laboratorio. Una delle differenze importanti, per le scienze fisico-chimiche, è stato il procedimento di evoluzione delle conoscenze.  Prima del secolo XIX, si studiavano le cause e gli effetti ed dalla loro analisi si  enunciavano delle teorie che fossero la spiegazione del fenomeno. Se il processo si manifestava in modo uniforme ripetibile e dava gli stessi risultati la teoria veniva considerata valida, altrimenti veniva scartata. Se le profonde revisioni successive non superavano gli errori sperimentali osservati si giungeva alla eliminazione della teoria perché completante falsa. L’ affinamento del metodo, dovuto a Galileo Galilei, è diventato molto più fine sottoponendolo alla lente delle matematiche che ne hanno permesso una maggiore precisione mai ottenuta in precedenza.
Nelle scienze storico-sociali, invece, si è sempre proceduto usando due strumenti l’ indagine storica e la logica. Nel secolo XX vista la complessità dei fenomeni sociali che si andava studiando si andò a manifestare una metodologia di indagine e di spiegazione per modelli, simile a quella che si era instaurata nella fisica per lo studio del mondo atomico e la razionalità è stata applicata alla creazione di questi modelli costituti da più variabili condizionate fra di loro. Questa analisi e lo studio dei fenomeni sociali viene ancora oggi effettuata studiando le dipendenze delle variabili tra di loro e la validazione si fa attraverso il metodo probabilistico per mezzo delle scienze statistiche. Questo metodo di sviluppo delle scienze storico-sociali non solo ha incentivato l’ uso della ragione, affinando i modelli che man mano le scienze coinvolte costruivano, ma anche li sottoponeva al vaglio della critica. Dallo svolgersi della storia si possono ottenere dei nuovi aggiustamenti che permettono alla metodologia per modelli di applicare la conoscenza a questi fenomeni. Questo fu il metodo inaugurato da Max Weber (1854-1920) per le scienze sociali ed  è quello che ancora oggi è valido ed è stato esteso anche alle scienze storiche e a quelle giuridiche. La sua matrice nasce da una stretta comunanza con  la scuola fenomenologica di Edmund Husserl (1859-1938), la quale ha permesso il germoliare di queste conoscenze e di questi metodi. Uno dei risultati più importanti per governare l’ andamento della storia, che alle indagini può profonde si è manifestato dialettico, è la interdisciplinarietà e il confronto tra le diverse soluzioni o interpretazioni dello stesso fenomeno è diventata lo strumento per far avanzare le conoscenze. (8)
In Filosofia, l’ aver estromesso l’ opera di Dio, ha permesso l’ affermarsi di concezioni atee in tutte le scienze. La visione dell’ uomo ad una dimensione, come quella portata avanti dall’ esistenzialismo di Jean Paul Sartre (1905-1980) (9)  è stata sconfessata dalla irruzione nella visione del mondo della teoria generale della relatività (1916)  di Albert Einstein (10) che ha legato alla tridimensionalità dello spazio il tempo facendone una dimensione organica dell’ universo e della stessa vita dell’ uomo. In particolare, sul piano della coscienza umana, è stato accertato che il tempo ha due componenti quella determinata dal segmento di tempo che intercorre tra la nascita e la morte, e una seconda, molto più importante, che è quella delle strutture sociali, politiche che hanno periodo molto più ampio di quello della vita dei singoli e coprono con la loro dinamica molte generazioni di persone. Da questo la progettualità dell’ uomo che attraverso la istituzionalizzazione cerca di rendere permanenti queste  sue creazioni e le imposta perché possano andare avanti nel tempo per diverse generazioni rimanendo stabili nelle componenti e per il raggiungimento dei risultati previsti. A questo ordine di cose partecipano anche le istituzioni dello Stato e i vari istituti giuridici che disciplinano la vita associata. Il fenomeno della istituzionalizzazione fu appunto studiato da diversi autori come   Ferdinand Tönnis (1855-1936) (11), Max Weber, Edith Stein (1891-1942) sino a giungere alla opera di Robert Morrison MacIver (1882- 1970) sullo Stato (12) nella quale l’ autore applicò una indagine interdisciplinare tra diritto, economia, politica e politica internazionale allo Stato moderno.
Alcuni risultati sono stati rivoluzionari, rispetto a quella che era l’ indagine classica sullo Stato. Prima di tutto la Sociologia ha dimostrato che le forze sociali, politiche, economiche, culturali agiscono della società sottostante e sono il motore della trasformazione dello Stato anche se è preesistente. Gli autori citati hanno dimostrato che queste forze, rispetto ad una conservazione di vecchie istituzioni, come se preso ad esempio il latifondo agricolo, sono state determinanti per la modifica di questi istituti o per la loro abrogazione. Questo processo innovativo, si avvalse dell’ uso della Ideologia(13) che ponendosi obettivi di progresso sociale permise di coagulare le forze di trasformazione che portarono a superare istituzioni ormai obsolete. La Repubblica di Weimar fu uno di questi risultati. L’ idea di uno Stato federale per la Germania fu concepita durante la rivoluzione del 1848. Alla sconfitta della assemblea costituente di Frankfurt e del suo progetto di Costituzione, allora proposta per la unificazione della Germania, divisa in una Prussia potente e molto estesa e tanti altri principati autonomi, seguì la unificazione di Bismarck, voluta dalla aristocrazia prussiana del tempo, sull’ onda della vittoria nella guerra della Germania contro la Francia del 1871. Nel 1918 si manifestò nuovamente e in un modo forte e con un appoggio di un movimento popolare impensabile per il potere tedesco alla fine della Prima guerra mondiale. Per questo l’ assemblea costituente di Weimar riuscì ad imprimere una forma federale alla Germania, la rese repubblicana e condusse il popolo ad esercitare completamente in potere di voto. Il tutto come noto fu svuotato dalla presa del potere del Partito Nazionalsocialista (1933) e della conseguente istituzione della dittatura di Adolf Hitler.
Analizzando i risultati, a cui ci siamo riferiti, dobbiamo dire che si sviluppò di una coscienza critica sul valore dello Stato nazionale. Partendo da  Karl von Clausewitz (1780-1831). Fu chiaro che la guerra era un altro modo di condurre la politica estera quando il dialogo non diventava più possibile e le visioni degli interessi nazionali diventavano inconciliabili. (14) La radice di questo potere, a partire dalla esperienza della Rivoluzione Francese (1789), si situava nella natura dello Stato nazionale che a seguito della stessa Rivoluzione si era andato diffondendo in tutta Europa. Approfondendo questa tematica, divenne chiaro che lo Stato nazionale era diventato strumento di divisione della umanità perché impediva un suo superamento. Infatti negava il fatto della unicità della stessa umanità e non  permetteva forme di organizzazione politica che generassero la fondazione di uno stato unico per tutte queste diversità. Il modello allora attuato dell’ impero, si pensi a quello britannico, non faceva altro che accentrare il potere nel governo di Sua Maestà Britannica nella madre patria.  I vari Imperi coesistenti, in quel periodo storico, spagnolo, portoghese, olandese,francese tedesco e italiano altro non fecero che riprodurre questo modello nel quale era ridotta al minimo la possibilità di rappresentanza politica dei vari territori coloniali. Partendo da Philip Henry Kerr Lord Lotian (1882-1940) nel 1938 il tema divenne centrale per il Federal Union Movement inglese per la critica allo Stato nazionale al punto da identificarlo nel motore della guerra che era lo strumento principale per affermare la divisione del proprio popolo da quello degli altri degli altri Stati. (15)
IL Federalismo europeo fu così proiettato nella critica allo Stato nazionale. Autori come Federico Chabod (1901-1960) (16), Mario Albertini (1919-1997) (17) ci hanno fornito delle pregevoli opere che ci rendono edotti della natura negativa dello Stato nazionale e della necessità di condurre una lotta contro gli Stati nazionali per l’ integrazione europea. Lungo questa via, questo è stato il primo processo politico in cui sono stati unificati 27 Stati europei senza ricorrere alla guerra. Infatti dalla primitiva idea di Convocazione della Assemblea costituente europea, il processo di integrazione sviluppò una evoluzione propria. Alla richiesta della Assemblea costituente si sostituirono delle richieste limitate ma determinanti per la costruzione della sovranità condivisa federale, Le libertà di circolazione delle persone, dei capitali,dei brevetti, delle merci contenute nel mercato comune, la elezione del Parlamento europeo a suffragio universale diretto, la realizzazione del sistema monetario europeo con la moneta unica l’ euro. Oggi stesso le richieste, scaturite dalla Conferenza per il futuro dell’ Europa (2021), hanno riproposto nuove cessioni di sovranità dallo Stato nazionale alla federazione che è tuttora in costruzione.
“In realtà, lo spazio post-nazionale è una regione sconosciuta e un territorio ignoto. Il contributo del Federalismo alla comprensione e alla identificazione dei limiti dell’ esperienza nazionale consiste nella denuncia del carattere esclusivo assunto dai vincoli di solidarietà nazionale. Questi ultimi non tollerano nessuna forma di lealismo verso le comunità più piccole o più grandi della nazione. Ciò nonostante, sarebbe un errore sopprimere la solidarietà nazionale nell’ era della globalizzazione. Deve piuttosto essere considerata come un gradino lungo la scala che porta a forme più ampie di solidarietà tra nazioni in seno a federazioni grandi come intere regioni del mondo e tra federazioni macro-regionali in seno alla Federazione mondiale. Nello stesso tempo, la solidarietà nazionale non esclude altre forme di solidarietà in seno alle comunità locali e regionali, ma possono coesistere con queste ultime. Il modello federale è una forma istituzionale che permette la coesistenza di diverse forme di solidarietà verso comunità territoriali di differenti dimensioni che possono estendersi dalle piccole comunità al mondo intero.” (18)
E’ certo che su questo terreno delle relazioni internazionali ci stiamo muovendo su un terreno ignoto. Nessun modello è sufficiente per interpretare questi fenomeni, tanto meno se noi lo poniamo a livello mondiale per il semplice fatto che i raggruppamenti, insiti nel ONU,  non sono il risultato di rispettive integrazioni federali in corso. Solo quella europea è l’ unica integrazione che ha già dato dei risultati e per questo ha suscitato l’ odio di realtà come la Federazione Russa che vede in essa la sconfessione di quello che è il suo risultato. Per queste ragioni il Federalismo, al giorno d’oggi, possiede i requisiti di una ideologia positiva che più orientare una integrazione pluri-statale diretta a superare la divisione dell’ umanità in Stati nazionali che sono l’ eredità della Rivoluzione francese, di due guerre mondiale e della decolonizzazione.
Accanto a questi dati se ne aggiunto un ultimo molto più recente che è la crisi della globalizzazione. La liberalizzazione dei commerci e degli insediamenti produttivi non è bastata ad unificare il mondo, ma ha invece fatto emergere la necessità di un governo mondiale che fosse il risultato di una integrazione democratica e pacifica fra i vari territori a base regionale, i quali devono necessariamente far riferimento all’ ONU ai sensi della sua carta istitutiva. (19)
Sul piano filosofico autori importanti come Norberto Bobbio (20) hanno potuto riconoscere a fronte della valenza positiva del Federalismo la completa non riuscita di un disegno di democratizzazione e di unificazione pacifica della Comunità internazionale degli Stati che sono raggruppati nell’ ONU.
Passiamo ora alla posizione della Filosofia cristiana a cui a pieno diritto appartiene il pensiero di Papa Francesco. Negli anni attorno al 1930 la Filosofia laica, ossia quella che intendeva rivendicare la sua autonomia di ragionamento dalla rivelazione cristiana aveva sviluppato un sistema di riduzionismo ai soli fenomeni concreti del mondo estromettendo dalla speculazione filosofica il contenuto spirituale. Si voleva in questo modo escludere ogni forma di interferenza della rivelazione nella speculazione filosofica. Se questo fu l’ obbiettivo della filosofia di quelli che poi si chiameranno esistenzialisti come Martin Heidegger e Jean Paul Sartre, ci furono però degli studiosi allievi delle stesso Husserl che non si ridussero ad accettare palesemente la scomparsa del pensiero cristiano dalla filosofia. Cito della scuola fenomenologia Max Scheler (1874-1928) e Hedwig Conrad-Martius (1888-1966). Alcuni di loro come Jacques Maritain (1882-1973), amico di Edith Stein, reagirono a questa forma di riduzionismo che privava la Filosofia della sua unità e nello stesso tempo dava giustificazione alla estromissione del pensiero religioso in tutte le sue forme.
In questo contesto divenne importante la riflessione di Edith Stein che si interrogò, con notevole sforzo personale, sulla esistenza di Dio e sul destino dell’ uomo. Poiché la stessa era atea, sino al 1922 anno in cui divenne credente, nulla trapelò di questo suo travaglio interiore. Proprio nel casale di campagna, che oggi chiameremmo un agriturismo, di Bad-Bergzaben, gestito da Hedwig Conrad-Martius e da suo marito,  verso la fine dell’ estate 2021, dopo aver letto in un pomeriggio e una notte la vita di Santa Teresa d’ Avila ella divenne credente. Nella sua anima si manifestò la grazia del Signore ed ella riconobbe in Gesù di Nazaret il Signore il figlio del Dio vivente. Il ventennio che intercorse tra il 1922, anno della sua conversione e quelle della sua morte il 1942 del Campo di concentramento di Auschwitz (Oswiecim, Polonia) fu fucina di grandi frutti guidati dalla sua profonda fede nel Signore e da una produzione consistente di scritti di cui i principali non furono pubblicati perché proibiti dalle leggi razziali emanate dal terzo Reich.
La sua opera filosofica e scientifica fu colpita anche dalla Battaglia di Bastogne. L’ Ordine Carmelitano, per proteggere quelli che erano gli autografi di Edith Stein, li avevano trasferiti in un Convento di quella regione in Belgio. Durante i bombardamenti e la successiva avanzata degli alleati anche il Convento fu colpito e incendiato. Molti dei manoscritti furono dispersi delle campagne attorno al convento e nel paese vicino. Fu necessaria una opera sistematica di ricupero e di riorganizzazione degli stessi. Solo dopo la fine della seconda guerra mondiale e studi approfonditi, si poté dare alle stampe le sue opere in modo da rendere pubblico per tutti la sua opera filosofica.
In questa sono contenuti dei contributi fondamentali per il problema che stiamo esaminando. Nella sua ricerca sullo Stato (1925) (21) Edith Stein inizia ad esaminare il processo di formazione delle istituzioni dello Stato, superando la concezione, al tempo condivisa in modo unanime, che le stesse fossero un produzione formale degli organi legislativi dello Stato. La stessa Costituzione (si riferiva a quella di Weimar) doveva essere il fondamento della società, uscita dalla prima guerra mondiale con un fine ben preciso prodigarsi per aumentare la partecipazione del popolo alle scelte e alle attuazioni politiche e concrete a cui le norme chiedevano di applicarsi. In questo contesto ella giunse a teorizzare che lo Stato doveva essere un prodotto della Gemeinschaft (comunità) come Ferdinand Tönnies l’ aveva teorizzata. Edith Stein vide nel principio di filea definito da Aristotele in principio fondante su cui lo Stato diventava un qualcosa connaturato con la volontà popolare. La prima conseguenza di questa impostazione era per lei una propensione alla pace e alle forme di collaborazione tra i popoli dei vari Stati. La teorizzazione era il concepire, in Germania, una forma di Stato che non fosse più militarista per definizione ma aperto a forme di collaborazione con altri Stati.
Ma andò oltre. Nel 1933 quando entrò nel Carmelo di Colonia, portò con se un manoscritto ancora incompleto in cui stava sistemando le sue ricerche sulla potenza e atto. Si trattava di una ricerca che partendo dalla filosofia di San Tommaso d’Aquino voleva spingersi sul terreno proprio della fenomenologia nella quale lei aveva imparato a investigare i fatti concreti. Si trattò, per ordine dei suoi suoi superiori, di una profonda rielaborazione della filosofia tomistica alla luce di molte delle sue esperienze che  l’ avevano segnata nella ricerca di Dio e nel suo approdo alla fede. Questo volume che intitolò Essere finito ed essere eterno(22) è l’ opera più profonda della filosofia fenomenologica a lei contemporanea. Terminato nel 1936 non vide la luce se non negli anni cinquanta nel dopoguerra e subito fu oggetto di studi e di interpretazioni proprio per la sua grande attualità e profondità.(23)
In apertura Edith Stein si fece promotrice di una unificazione tra quelle che si autodefiniva Filosofia laica e la Filosofia cristiana. Edith scrive:

“se il filosofo non vuole venir meno al suo compito di comprendere l’ente a partire dai suoi fondamenti ultimi, egli sarà costretto dalla sua fede ad ampliare le sue considerazioni oltre il campo di ciò che gli è accessibile naturalmente. C’è una sfera dell’ente che è inaccessibile all’esperienza e alla ragione naturali, che però si è fatta a noi nota attraverso la Rivelazione e che pone nuovi compiti allo spirito che le accetta. Se la filosofia acquista nozione del sensibile dalle scienze naturali, perché non dovrebbe acquistare nozione del divino dalla fede e dalla teologia.» e ancora «su ciò che la ragione naturale raggiunge come il primo Ente, la fede e la teologia danno informazioni che quella di per se stessa non potrebbe raggiungere e così pure sul rapporto in cui ogni ente si trova con l’Ente primo. La ragione diverrebbe irragionevolezza se volesse ostinarsi a fermarsi a ciò che può scoprire con il suo lume e a chiudere gli occhi dinanzi a ciò che le è reso visibile da una luce superiore.” (24)
Questo risultato lo raggiunse proprio dopo la sua conversione. Si rese conto che quello che dona la grazia del Signore non è riducibile al una conquista volontaristica della persona perchè è un dono gratuito di Dio. Poi con la fede, nata da un atto di grazia del Signore verso di lei, si aprì una dimensione nuova è più completa dello spazio-tempo. Alle dimensioni fisiche e alla stessa conoscenza si aggiunge la dimensione della relazione con Dio. Essendo l’ anima dell’ uomo simile a Dio, si instaura una relazione che arricchisce e trasforma tutto quello che l’ uomo pone di essere sempre che egli accetti i suggerimenti di Dio e con umiltà diventi collaboratore di Dio nella storia.
La parola contenuta nell’ Apocalisse è la base per questa formulazione: “Io sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò a lui, cenerò con lui e lui con me. il vincitore lo farò sedere con me, sul mio trono, come anche io ho vinto e siedo con il Padre mio sul suo trono. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese.” (Ap. 3, 20-22).
Dopo la pubblicazione di Essere finito ed essere eterno sia la Teologia sia la Filosofia si sono rese conto che non esisteva più una ragione fondata per la divisione precedentemente affermata tra scienza e fede. Questa opera di Edith Stein ci ha dato anche in ulteriore insegnamento che è stato ripreso dalla teologia contemporanea e che è presente in questo lavoro di Papa Francesco. Quelli che ricercano la verità, che ne siano coscienti o no, si sono incamminati per la via che cerca di avvicinarsi a Dio. Infatti Dio è la verità tutta intera e solo la fede ci rende coscienti di questa coincidenza. La seconda conseguenza fu il comprendere che il percorso razionale verso la verità può essere fatto per moltissime vie. Nessuna di questa è esclusa dall’ incontro con Dio, per cui la manifestazione della sua grazia ci permette di trovare persone che non si considera omologhe con i Cristiani ma che perseguono lo stesso scopo. Questo ci riporta ad un concetto antico quello della Laikos, che in greco, dal primo secolo dopo Cristo, la comunità cristiana usava per definire l’ insieme di coloro che assieme ai credenti in cristo erano alla ricerca del Dio vero e che avevano la convinzione che Dio agisse nella loro vita personale e collettiva. Proprio San Paolo, davanti all’ altare dedicato al Dio ignoto in Atene, cercò di rendere esplicito il messaggio di Gesù di Nazaret per i Greci. L’ Insieme dei credenti in Cristo e di quelli che lo cercano, diremmo oggi con buona volontà, compongono la Laikos, che è l’ insieme di coloro che si battono per un miglioramento della condizione dell’ umanità dando ascolto alla azione che Dio manifesta nella loro vita collettiva. A questo proposito Papa Francesco scrive:

“Cari amici, tutto ciò è possibile? Il padre Abramo, egli che seppe sperare contro ogni speranza (cfr. Rm 4,18) ci incoraggia. Nella storia abbiamo spesso inseguito mete troppo terrene e abbiamo camminato ognuno per conto proprio, ma con l’aiuto di Dio possiamo cambiare in meglio. Sta a noi, umanità di oggi, e soprattutto a noi, credenti di ogni religione, convertire gli strumenti di odio in strumenti di pace. Sta a noi esortare con forza i responsabili delle nazioni perché la crescente proliferazione delle armi ceda il passo alla distribuzione di cibo per tutti. Sta a noi mettere a tacere le accuse reciproche per dare voce al grido degli oppressi e degli scartati sul pianeta: troppi sono privi di pane, medicine, istruzione, diritti e dignità! Sta a noi mettere in luce le losche manovre che ruotano attorno ai soldi e chiedere con forza che il denaro non finisca sempre e solo ad alimentare l’agio sfrenato di pochi. Sta a noi custodire la casa comune dai nostri intenti predatori. Sta a noi ricordare al mondo che la vita umana vale per quello che è e non per quello che ha, e che le vite di nascituri, anziani, migranti, uomini e donne di ogni colore e nazionalità sono sacre sempre e contano come quelle di tutti! Sta a noi avere il coraggio di alzare gli occhi e guardare le stelle, le stelle che vide in nostro padre Abramo, le stelle della promessa.” (p.64-65)

Questo per Papa Francesco è il punto di partenza per il cammino che ci porterà alla costruzione della pace.


3. Il cammino possibile per costruire la pace

Partiamo dai valori. Papa Francesco affronta in valore della pace. La pace non è solo assenza di guerra come la definiscono i realisti. Non è una costruzione formale soltanto in cui sia impossibile la guerra perché resa impossibile dalla istituzione di una autorità terza sopraordinata alla Comunità internazionale come vorrebbe la Filosofia politica e il Federalismo. Ma si tratta di un cammino. Per il papa la pace è una realtà dinamica che si va formando nel tempo con il lavoro artigianale di tutti giorno per giorno. Si alimenta anche con il sacrificio di molti operatori che accettino di “morire” per essa lungo questo cammino. La loro “morte” produrrà  molto frutto perché farà germoliare la pianta della nuova umanità che saprà trasformare gli strumenti di morte in strumenti di vita. La pace poi non ha alternativa perché è l’ unica via di uscita da condizioni di morte e distruzione sicura che attendono l’ umanità tutta intera. Quello che è stato scritto in precedenza ci spiega come alla pace ci sia una sola alternativa di annientamento totale dell’ umanità. (25)
La strada che Papa Francesco addita è quella della preghiera costante e continua:

“Diverse sono le nostre tradizioni religiose. Ma la differenza non è motivo di conflitto, di polemica o di freddo distacco. Oggi non abbiamo pregato gli uni contro gli altri, come talvolta è purtroppo accaduto nella storia. Senza sincretismi e senza relativismi, abbiamo invece pregato gli uni accanto agli altri, gli uni per gli altri. San Giovanni Paolo II in questo stesso luogo disse: «Forse mai come ora nella storia dell’umanità è divenuto a tutti evidente il legame intrinseco tra un atteggiamento autenticamente religioso e il grande bene della pace». Continuando il cammino iniziato trent’anni fa ad Assisi, dove è viva la memoria di quell’uomo di Dio e di pace che fu san Francesco, «ancora una volta noi, insieme qui riuniti, affermiamo che chi utilizza la religione per fomentare la violenza ne contraddice l’ispirazione più autentica e profonda», che ogni forma di violenza non rappresenta «la vera natura della religione. È invece il suo travisamento e contribuisce alla sua distruzione». Non ci stanchiamo di ripetere che mai il nome di Dio può giustificare la violenza. Solo la pace è santa. Solo la pace è santa, non la guerra!” (p. 78)

Poi il comportamento artigianale deve essere quello che ci giuda alla costruzione della pace ogni giorno:

“Primo: non odiare mai. E se uno ti fa male, cerca di perdonare. Niente odio, molto perdono!…E se tu non hai odio nel tuo cuore, se tu perdoni, sarai un vincitore. Perché sarai vincitore della battaglia più difficile della vita, vincitore nell’ amore. E attraverso l’ amore viene la pace.”

Questo atteggiamento non accetta il mercanteggiamento e i compromessi che normalmente si devo perseguire nelle trattative politiche ordinarie, né in quelle che mettono a tacere le rivendicazioni sociali, che oltre ad essere inevitabili siano anche giuste in un preciso periodo di tempo. Quello che conta è avviare processi di incontro, processi che possano costruire un popolo capace di accogliere le differenze.

 “Armiamo i nostri figli con le armi del dialogo! Insegnamo loro la buona battaglia dell’ incontro” (p. 87)

Il secondo aspetto è quello di pregare non solo per quelli che ti fanno male, ma per quelli che lontani da te praticano l’ odio, la morte e la vendetta contro gli inermi, i vecchi, le donne, i bambini e anche per coloro che fanno della guerra la loro ragione di vita. Il tutto si concentra nel dialogo dentro il quale si devono collocare l’ atteggiamento di opposizione e di sradicamento di tutti i tipi di crudeltà. Poi bisogna aumentare la capacità di ascoltare, non discutere subito, domandare per contendere. Questo è il corretto modo di dialogare.
Papa Francesco così ci fornisce la definizione della pace che nasce da Gesù, dalla croce a dalla Redenzione dell’ umanità:

“E’ una pace che ti mette in movimento, non ti isola, ti mette in movimento, ti fa andare dagli altri, crea comunità, crea comunicazione.
  Quella del mondo è costosa, quella di Gesù è gratuita, è gratis; è un dono del Signore, la pace del Signore. E’ feconda e ti porta sempre avanti.”

Dopo aver ricordato la parabola del padrone di grandi proprietà terriere che avendo avuto un ottimo e abbondante raccolto progetta di ampliare i suoi magazzini e poi di vivere di rendita, il Papa ricorda che di fronte all’ annuncio di Dio a quel uomo della sua morte nella notte (Lc. 12, 13-21) scrive:

“E’ una pace immanente (quella progettata da quell’ uomo) che non ti apre le porte dell’ aldilà. Invece la pace del Signore è aperta a dove Lui è andato, è aperta al Cielo, è aperta al Paradiso. E’ una pace feconda che si apre e porta anche altri con te al Paradiso.” (p.81).

Anche sull’ aspetto istituzionale il Papa esprime dei concetti più vicini alla sensibilità moderna. Scrive che deve essere diffuso lo Stato di diritto e la democrazia (p.84) e proprio per questo la discussione e la progettazione si aggancia come sostegno alla prospettiva che nasce dalla filosofia politica contemporanea. Gli Stati non possono rimanere degli Stati nazionali che escludo al loro interno le forme di autonomia e all’ esterno non accettano limitazioni al loro agire arbitrario compreso l’ uso della guerra. Si apre così la discussione, che come abbiamo scritto ci porta sul terreno della costruzione delle unioni di Stati. Oggi in questo insieme di istituzioni realizzabili c’ é anche lo Stato federale che per storia e  per le evoluzioni istituzionali realizzate si presenta come la soluzione più utile a raggiungere il superamento della guerra. Il processo di costruzione passa per un processo costituzionale. Lo Stato federale nasce solo se la comunità sottostante ha deciso con un processo politico di darsi una costituzione e di realizzare una comunità in cui tutti sono eguali e tutti hanno gli stessi diritti. Lo stato poi essendo basato sulla imperatività del diritto deve assumere a livello federale il potere di fare la pace e la guerra verso la Comunità internazionale, mentre ha gli strumenti per risolvere i conflitti tra gli Stati membri e quelli che gli stessi avranno verso il governo federale al suo interno.  Allo stesso tempo il governo federale sarà lo strumento di sostegno, sostituzione e affiancamento del governo del singolo Stato membro per renderlo capace di affrontare e risolvere le questioni che dovrà affrontare.
Il modello dello Stato federale sembra più utile per impostare le soluzioni istituzionali che il Papa auspica nella Comunità internazionale. Questo vuol dire che organizzazioni di Stati, locali, continentali sino a giungere alla dimensione dell’ ONU ne vengono interessate. Di fatto la Santa Sede che è osservatore all’ ONU, ha già in alcuni casi caldeggiato la via di questa unione federale. Il Santo Papa Giovanni Paolo II, ad Assisi, indicò questa strada per la ricostruzione della Bosnia-Erzegovina (1992-1995). (26) Alcuni anni dopo durante una assemblea degli Stati in ambito ONU, che avevano proposta una modifica dello statuto, il rappresentante della Santa Sede, indicò che questa ultima desiderava proporre la istituzione di una autorità mondiale terza avente sede nell’ ONU, per stabilire una autorità che potesse imporre il rispetto del diritto internazionale. Questa autorità doveva essere realizzata attraverso un processo di formazione costituzionale e doveva ricevere il suo potere con strumenti democratici che dai popoli portassero a livello delle Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) la legittimità di questo potere. In questo proposte possiamo rintracciare un primo abbozzo di architettura federale mondiale. Tutti sappiamo che queste proposte non furono recepite e neppure la modifica della Carta delle Nazioni Unite è stata attuata.
Inoltre ci ricorda che l’ economia come è impostata oggi, sulla massimizzazione del profitto, esclude la crescita umana integrale. Se esistono numerose popolazioni sulla faccia della terra che soffronola fame, la sete, non hanno accesso alle cure mediche, alla scuola e non hanno la possibilità di padroneggiare il loro futuro, non è possibile pensare di abolire la guerra. Molte di loro sono costrette ad emigrare per non morire. Questo cammino verso la speranza altro non fa che ingigantire fenomeni di schiavitù come la tratta dei migranti e l’ immigrazione illegale. La cura della casa comune, per il Papa è la cornice entro la quale bisogna affrontare questi problemi che sono la prima radice dell’ odio e della guerra.
Papa Francesco però non si ferma a queste considerazioni di principio. Invita tutti i suoi lettori, come ha fatto per gli uditori delle sue omelie, a toccare e vivere con coloro che sono stati toccati dalla guerra. Il Papa ci ricorda che se non si toccano e si condivide la condizione di coloro che soffrono per queste cause non si può capire e trovare la soluzione a questo tragico problema.
Quindi affronta temi che sono insiti nella struttura sociale mondiale e che a suo giudizio devono essere governati per avanzare verso questo obbiettivo della abolizione della guerra.
Prima di tutto ci ricorda il fondamento della nostra fede. L’ amore di Dio per gli uomini e donne, dalla nascita alla morte, sono la linea di azione. Quando uno nasce, viene al mondo perché Dio ha deciso di manifestarsi in forme nuove. Ogni persona è un unicum e deve aver riconosciuta la stessa dignità degli altri. In lui si realizzano le promesse e gli scopi che Dio gli ha assegnato. Poi l’ amore di Dio si manifesta con la sua grazia attraverso l’ instaurazione di tre relazioni: quella con la coscienza di ogni persona mediante la quale lei stessa ha un intimo rapporto con il bene e il male e sa quello che le viene richiesto di fare per il bene. La seconda è quella che il singolo ha con Dio. Dio in quanto Dio padre si prendere cura della persona e governa la storia personale e quella collettiva. In questo si afferma Dio per noi. Dio padre è il Signore della storia e la sua azione è diretta a appianare i peccati che l’ uomo compie. Segue l’ opera del figlio. Dio con noi. Gesù Cristo con la sua morte in croce e con la sua resurrezione dai morti ha riconciliato l’ uomo con Dio e ci ha permesso di ritrovare la strada per il Regno di Dio. Questo non vuol dire che ci abbia eliminato le difficoltà e gli sbagli dalla vita, ma ci ha dato gli strumenti, come i Sacramenti, la Parola di Dio e la Grazia di Dio che ci fa capaci di superare le prove della vita. In ultimo l’ opera dello Spirito Santo, che nel cuore di ogni uomo diventa il consigliere affidabile e aiuta i singoli e quindi le collettività a superare il male e le prove che sono di fronte ad ognuno.  Il Papa vede in questo un nuovo modo di vivere da fratelli.

“Penso all’ immagine familiare di un tappeto. Le diverse Chiese presenti in Iraq, ognuna con il suo secolare patrimonio storico, liturgico e spirituale, sono come tanti singoli fili colorati che intrecciati insieme , compongono un unico e bellissimo tappeto, che non solo attesta la nostra fraternità, ma rimanda anche alla sua fonte. Perché Dio stesso è l’ artista che ha ideato questo tappeto, che lo tesse e lo rammenda con cura, volendoci sempre tra noi intrecciati, come suoi figli e figlie.” ( p.54)

In questa logica i figli di Dio non sono solo i Cristiani. Ci sono anche i Musulmani che assieme hanno operato per la ricostruzione di chiese e case, e ricuperare la ricomposizione delle famiglie.

“Il grande Patriarca (Abramo) ci aiuti a rendere i luoghi sacri di ciascuno una oasi di pace e di incontro per tutti! Egli per la sua fedeltà a Dio, divenne benedizione per tutte le genti (Gn. 12, 3) ll nostro essere oggi qui sulle sue orme sia segno di benedizione e di speranza per l’ Iraq, per il Medio Oriente e per il Mondo intero.” (p. 62)

Per questo non c’ è solo la Chiesa dei Cristiani, ma assieme ad essa ci sono anche le altre Religioni. Tutte vogliono il bene dell’ umanità e non il male.  Con la preghiera rivolta a Dio, nelle rispettive tradizioni, si richiede la grazia di far progredire il dialogo e le realizzazioni che sono necessarie per superare le diseguaglianze sociali che sono presenti oggi in ogni società e in ogni Stato. Seguono poi un ristretto numero di preghiere che Papa Francesco ha preparato perché assieme i credenti possano chiedere queste grazie a Dio.

———– NOTE ———–

(01) Cfr. Contro la guerra: alla pace non c’ è alternativa. / Papa Francesco (Jorge Mario Bergoglio). – Milano: Solferino. – 2022
(02) Dalla prefazione del libro Il Papa: “La guerra è un sacrilegio, smettiamo di alimentarla!”/ Papa Francesco (Jorge Mario Bergoglio).- Roma: Vaticans News. – 13 Aprile 1922. – in  link.
(03) Cito alcune delle recensioni a cui mi riferisco: La Chiesa contro la guerra “ingiustificabile”. / Giovanni Sale. – Roma. In “La Civilità Cattolica”. – 2023. – 1 Aprile. – in link ; Francesco contro la guerra. / Angelo S. Angeloni. – Bologna: Settimana News. – 11 Giugno 1922. – in link ; Recensione a: Papa Francesco, Contro la guerra: il coraggio di costruire la pace, Libreria editrice vaticana, 2022. / Francesco Galofaro. – Bologna: Associazione culturale Marx21. 7 Maggio 2022. – in link  ; Papa Francesco: «La pace è possibile, se davvero voluta» / Mimmo Muolo. – Milano: Avvenire. – 15 Giugno 2023. – in link.
(04) Sono annoverati tra gli storici del realismo politico Tucidite, Tacito, Machiavelli. Tra gli studio moderni Carl Schmitt, Henry Kissinger per citare quelli più noti.
(05) Sulla Ragion di Stato è importante la teorizzazione che ha fatto Giovanni Botero: Della Ragion di Stato (edizione definitiva del 1598 con tutte le varianti del testo del 1589). / Giovanni Botero; a cura di Pierre Benedittini e Romain Descendre. – Torino: Einaudi. – 2016. Poi per gli approfondimenti che nascono dalla intersezione con lo Stato nazionale si leggano: Die idee der staatsrason in der neueren geschichte. / Friedrich Meinecke . – Munchen, Berlin: R. Oldenbourg. – 1925. – 2a ediz.; per la edizione italiana  l’ Idea della Ragion di Stato nella storia contemporanea. / Friedich Meinecke; traduzione di Nino Solari. – Firenze: Sansoni. – 1970.
(06) La formula di quei trattati era “Rex in regno suo est Imperator.” che tradotto significa Il re nel suo Regno è imperatore. Ossia detiene tutti i poteri della sovranità e non ha nessuna autorità sopra di lui.
(07) Il Problema della inadeguatezza dell’ ONU rispetto ai problemi e all’ uso della guerra è stato ed è un problema cruciale. Se si parte da una visione planetaria della comunità internazionale, ossia di quella comunità che raccoglie tutti gli Stati aderenti, l’ ONU è la sola organizzazione internazionale a vocazione generalista a cui si possa chiedere le forme e le azioni politiche di prevenzione e di superamento della guerra anche perché contenute nel suo Statuto. In questi anni, circa 80 dalla sua istituzione, non ha potuto né saputo fare azioni risolutive contro tutte le guerre che si sono svolte dalla fine della seconda guerra mondiale sino al oggi 2023. Siamo giunti al punto che in questi mesi uno Stato diventato Presidente del Consiglio di Sicurezza, colpevole di aver attuato una aggressione militare contro uno stato confinate: la Federazione Russa, esercita i poteri regolativi di arbitrato di tutta la organizzazione. Per questo la storia dell’ ONU è costellata di proposte di riforma dirette a modificarne l’ assetto e a dotarla di una maggiore forza per la risoluzione di questi problemi. La maggior parte di questi progetti si sono conclusi con nulla di fatto. Su questo tema ricordo alcuni e puntuali riferimenti che illustrano in profondità l’ azione della Santa Sede e dei Papi che si sono spesi per la trasformazione della politica internazionale e che hanno pungolato l’ umanità come ha fatto Papa Francesco: Giovanni Paolo II : le vie della giustizia : itinerari per il terzo millennio : omaggio dei giuristi a Sua Santità nel XXV anno di pontificato./ A cura di Aldo Loiodice e Massimo Vari. – Roma, Città del Vaticano : Bardi, Libreria editrice vaticana. – 2003. – p. XVI, 1174; Card. Martino “necessaria” riforma dell’ ONU. / SIR . – Roma: SIR Agenzia per l’ informazione.2004. -18 Ottobre; Discorso dell’ Em.mp. Card. Angelo Sodano al vertice dei Capi di Stato e di Governo presso l’ ONU. New York, ONU Venerdì, 16 settembre 2005 / Angelo Sodano. – Città del Vaticano: Santa Sede, Segreteria di Stato. – 2005. – in“L’Osservatore Romano”. –18.9.2005. – p.7.. – link ; Intervento di S. E. Mons. Celestino Migliore, Osservatore permanente della Santa Sede presso l’ Organizzazione delle Nazioni Unite. / Celestino Migliore. – Città del Vaticano: Santa Sede, Segreteria di Stato. – 2009. – 13 Novembre. – link ;Varcare la soglia della speranza. / Giovanni Paolo II (Karol Wojtyła), Vittorio Messori. – Milano: Mondadori. – 2011; “Lectio Magistralis” del Cardinale Segretario di Stato al “Dies Academicus” della Pontificia Università Gregoriana, 11.03.2015. / Pietro Parolin. – Roma: Bollettino della Sala stampa della Santa Sede. – 2015. – 3, 11. – link ; L’ Anno di Giovanni Paolo II, la “famiglia di nazioni” dell’ONU per l’uomo e la libertà. Le visite del Papa al Palazzo di Vetro per mostrare al mondo la centralità della dignità umana. / Angela Ambrogetti. – Città del Vaticano: ACI Stampa.- 2020. – 28 Settembre. – link  ; ONU riforma impossibile. / Agostina Latino. – Milano: ISPI. – 12/10/2022. – link; Un magistero di pace lungo più di un secolo. / Andrea Tornielli in: Contro la guerra./ Papa Francesco (Jorge Mario Bergoglio). – Milano: Solferino. – 2022. – p. 107-124.Papa Francesco: «La pace è possibile, se davvero voluta» / Mimmo Muolo. – Milano: Avvenire. – 15 Giugno 2023. – in link .
(8) Quale introduzione a questo studio delle idee politiche, storiche, economiche e sociologiche rimane fondamentale, ancora oggi, la lettura e l’ approfondimento dell’ opera: Storia delle idee politiche, economiche e sociali. / Diretta da Luigi Firpo. – Torino: Utet. – 1977-1980. – 6 volumi, nella quale sono trattati con la dovuta cura e profondità tutti questi problemi e sono testimoniate le varie posizioni nella storia del pensiero. Per comprendere la figura di studioso del prof. Luigi Firpo, che produsse questa opera quasi alla fine della sua vita, indico Luigi Firpo / Andrea Romano. – in Dizionario biografico degli italiani. – Roma: Istituto Treccani. – 1997. – v. 48; Sull’ apporto di Edmond Husserl allo sviluppo delle scienze giuridiche e sociali come alla indagine filosofica sulla religione indico il volume miscellaneo della Rivista “Fenomenologia e società” Milano dedicato alla indagine sulla politica e alle sue implicanze Fenomenologia e politica. / A cura di Antonio Ponsetto. – Milano: Franco Angeli. – 1986. (contiene i saggi di Angela Ales Bello, Klaus Held, Pierpaolo Marrone ed altri).
(9) Cfr. L’Être et le Néant: Essai d’ontologie phénoménologique / Jean Paul Sartre. – Paris: Gallimar. – 1943; la traduzione italiana più recente  L’ essere e il nulla. / Jean Paul Sartre;  traduzione di Giuseppe Del Bo, a cura di F. Fergnani e M. Lazzari. –  Milano: Il Saggiatore. – 2014
(10) Cfr. Lettres à Maurice Solovine. / Albert Einstein. – Paris: Gauthier Villars. – 1956. –  p. 102 e pure in Dear Professor Einstein. Albert Einstein`s letters to and from Children. / Albert Einstein;  edited by Robert Schulmann. – New York: Prometheus Book. – 2002, p. 129.
(11) Sugli aspetti politici dello Stato e i suoi rapporti con la società dobbiamo ricordare le opere fondamentali a cui ci riferiamo: l’ opera è Gemeinschaft und Gesellschaft: Abhandlung des Comunismus und des Socialismus als empirischer Culturformen (1880-1935). / Ferdinand Tönnies, a cura di Bettina Casen e Dieter Haselbach. – in Gesamtausgabe. / Ferdinand Tönnies; a cura di Lars Clausen. – Berlin, Boston: De Gruyter. – 2019. – volume 2. La traduzione italiana Comunità e società (1880). / Ferdinand Tönnies; traduzione di Giorgio Giordano; a cura di Maurizio Ricciardi. – Bari: Editori Laterza. – 2011. L’ opera fu il frutto di otto edizioni successive con relativo rifacimento della introduzione e diversi rifacimenti interni. Tönnies, che era iscritto a Partito socialdemocratico tedesco ed era amico di Max Weber, si era impegnato per la redazione della Costituzione di Weimar e per dare il suo contributo alla risoluzione dei vari problemi a cui in governo socialdemocratico e conservatore aveva posto mano nel dopoguerra; Economia e società. (1930) / Max Weber; introduzione di Pietro Rossi. – Roma: Donzelli. – 1995. – 5 v.; Una ricerca sullo Stato (1925). / Edith Stein a cura di Angela Ales Bello. – Roma: Città Nuova. – 1993
(12) Cfr. The modern State. / Robert Morrison MacIver. – London: s.e., 1926
(13) Cfr. Ideologia e utopia (1929). / Karl Mannheim.- Bologna: il Mulino. – 1999
(14) Cfr. Della guerra (1832)./ Karl von Clausewitz Traduzione di Ambrogio Bollati e Emilio Canevari. – Milano: Mondadori. – 2017
(15) Le opere chiave in cui vennero esposte per la prima volta queste posizioni e poi diventate perno della azione politica dei Federalisti inglesi sono Pacifism is not enough, not patriotism eiter. / Philip Henry Kerr ( Marquis) of Lothian. -Oxford: Clarendon Press. – 1935 e The demonic influence of national soveregnity. / Philip Henry Kerr ( Marquis) of Lothian. – in The universal Church and the World of Nations. – London: Allan & Unwin . – 1938. in lingua italiana  Il pacifismo non basta. / Philip Henry Kerr ( Marquis) of Lothian. – Bologna: Il Mulino. – 1986. In questo sito per una comprensione del periodo anteriore e posteriore alla seconda guerra mondiale si veda il link.
(16) Cfr. L’ idea di nazione(1961). / Federico Chabod; a cura di Armando Saitta e Ernesto Sestan. – Bari. Laterza. – 2023
(17) Sullo Stato nazionale Mario Albertini si è impegnato dai primi anni di militanza nel Movimento Federalista Europeo. La prima edizione è del 1958 per i tipi di Giuffré di Milano. Dopo leggeri ritocchi la edizione più completa di questo lavoro che denuncia la tipica natura divisoria dello stato nazionale è contenuta nella edizione: Lo Stato nazionale. / Mario Albertini. – Bologna: Il Mulino. – 1997. Per provare la vasta influenza di queste analisi condotte nella prima metà del secolo XX, invito alla lettura di questi testi recenti che confermano l’ impostazione di Mario Albertini:  Imagined communities: reflexions on the origin and spread of nationalism. / Benedict  Anderson. – London ; New York: Verso. – 1991 e Nationalism and the State. / John Breuilly. – Manchester : Manchester University Press. – 1993. Cito ancora come rilevante per queste idee e la concezione del Federalismo come ideologia politica per il progresso della società e dell’ uomo Il Federalismo e lo Stato federale. Antologia e definzione. / Mario Albertini. – Bologna: Il Mulino. – 1993. – 2a edz.. Sulla vicenda storica di Mario Albertini e il suo ruolo nella lotta per l’ integrazione europea si veda il link.
(18) Cfr. Mario Albertini. La politica tra scienza e filosofia. / Lucio Levi. – in “Il Federalista: Rivista di politica”. – Pavia. – 2011. – n. 3 link e pure L’ aggressione dell’ Ucraina e le prospettive del Federalismo nel mondo. / Lucio Levi. – in Il Federalista: Rivista di politica. – Pavia. – 2022. – n. 2  link.
(19)
Su problemi contemporanei la filosofia politica federalista ha prodotto i risultati più interessanti e per questo elenco gli studi ai quali è bene riferirsi per comprendere il momento presente ed in particolare le cause e le vicende della “Terza guerra mondiale a pezzi” come la ha chiamata Papa Francesco. Su questi temi si leggano Il Federalismo. / Lucio Levi. – Milano: Franco Angeli. – 1987; Una politica per l’ Italia, l’Europa e il Mondo. / Mario Albertini. – in Tutti gli Scritti. / Mario Albertini. – 30 Marzo 1994. – vol. 9, in linkll Federalismo, l’Europa e il mondo : un pensiero politico per unire l’Europa e per unire il mondo. / Guido Montani. – Manduria: Lacaita. – 1999;  Il Federalismo, la ragion di Stato e la pace. / Mario Albertini, Sergio Pistone. – Ventotene: Istituto di Studi federalisti “Altiero Spinelli”. – 2001; Il governo della globalizzazione: economia e politica dell’integrazione sovranazionale. / Guido Montani. – Manuria: Lacaita. – 2001;  Ecologia e federalismo. La politica, la natura e il futuro della specie umana. / Guido Montani. – Ventotene: Istituto di studi federalisti “Altiero Spinelli”. – 2004; Tre introduzioni al Federalismo. / Lucio Levi, Guido Montani, Francesco Rossolillo. – Napoli: Guida. – 200.
(20) Il Prof. Norberto Bobbio fu uno dei più importanti filosofi della politica e del diritto. Per una sintesi della sua opera si veda: Teoria generale della politica. / Norberto Bobbio, a cura di Michelangelo Bovero, Torino, Einaudi, 2009;  Sui problemi descritti che riguardano l’ unione politica fra Stati e il ruolo dell’ ONU: Il problema della guerra e le vie della pace. / Norberto Bobbio. – Bologna: Il Mulino. – 2009. – 4a edizione; Il terzo assente. Saggi e discorsi sulla pace e sulla guerra. / Norberto Bobbio. – Casale Monferrato: Sonda. – 2013. – 2a edizione; L’età dei diritti. / Norberto Bobbio. – Torino, Einaudi, 2014. Sul Federalismo rimane ancora attuale: Il Federalismo per il dibattito politico e culturale della Resistenza. / Norberto Bobbio. – in L’ Idea di unificazione europea dalla prima alla seconda guerra mondiale.– Torino: Fondazione Luigi Einaudi. – 1975. – p. 236. Per una sua buona biografia si veda Norberto Bobbio. / Pier Paolo Portinaro. – In Dizionario biografico degli italiani. – Roma: Treccani. – 2014. – link.
(21) Cfr. Eine Untersuchung über den Staat. Edith Stein. – Münich: “Halle. Jahrbuch für Philosophie und phänomenologische Forschung” / Direttore Edmund Husserl.- 1925. – bund 7, – pp. 1-123 Link . L’ edizione critica è stata edita in Eine untersuchung über den Staat. / Edith Stein; a cura di Hanna Gerl-Falkovitz. – Feiburg am Breisgau: Herder Verlag. – 2019. Per la tradizione italiana vedi: Una ricerca sullo stato. / Edith Stein; a cura Angela Ales Bello e Marco Paolinelli. – Roma: Citta Nuova Editrice. – 2021. Sulla stessa ricerca vedi: Un saggio di Edith Stein sullo Stato. / Marco Paolinelli. – Roma: in “Rivista di vita spirituale”. – 2021. – a. 75, n. 3. – link. Anche per un approfondimento Forme di governo, comunità e diritto nel pensiero di Edith Stein./ Luisa Avitabile. – Roma: Università di Roma 1. – 2023. –  link.
(22)
Cfr. Endliches und ewiges Sein. Versuch eines Aufstiegs zum Sinn des Seins. / Edith Stein, in Werke. / Edith Stein. – Freiburg: Herder Verlag. – 1951. – v. 2.; la traduzione italiana é Essere finito ed essere eterno: per una elevazione al senso dell’essere / Edith Stein; presentazione di Angela Ales Bello, tradizione di Luciana Vigone con revisione e di Angela Ales Bello. – Roma: Città Nuova, 1988, pp.48-67.
(23)
Come introduzione alla complessità dell’ opera cito: La persona come apertura all’Essere Eterno secondo Edith Stein. Primo tentativo di confronto con M. Heidegger. / Michele d’ Ambra. – Roma: Aquinas. – 1994. – anno XXXVII pp.179-195. – link. Sul Heidegger e sull’ esistenzialismo si veda: La filosofia esistenziale di Martin Heidegger. Edith Stein. – Freiburg im Breisgau: Herder. – 1979. E’ contenuto in Edith Stein e “l’ uomo non redento” di Martin Heidegger. Marco Paolinelli. – Milano: Educat Editrice. – 2011; nella parte seconda del libro. Sulla posizione di Edith Stein rispetto a Martin Heidegger consiglio la lettura di Edith Stein and Martin Heidegger. / Jan Nota S. J.. – in Edith Stein symposium./ a cura di John Sullivan. – Washington DC: ICS Publications. – 1987. – p. 50-73. – Carmelite Studies IV – Teresian Culture. Anche ricordo la sua testimonianza su Edith Stein che conobbe solo pochi mesi prima della sua deportazione nel 1942 in Edith Stein. Vita e testimonianze. Waltraud Herbstrith. – Roma: Città Nuova editrice. – 1998. In ultimo il pregevole lavoro di Francesca Brencio che spiega le critiche di Edith Stein alle posizioni e le insufficienze di Heidegger sul tema: Heidegger e il Cristianesimo. Francesca Brencio. – in Kasparkauser. – 25 Marzo 2014 link.
(24) Cfr.Endliches und ewiges Sein. Versuch eines Aufstiegs zum Sinn des Seins, in Werke. / Edith Stein. – Freiburg: Herder Verlag. – 1951. – p. 59-60; per la tradizione italiana p. 48-67.
(25) Sulla morte degli operatori di pace si è molto scritto. Papa Francesco si rivolge ai lettori ricordando l’ insegnamento di Gesù nel Vangelo (Gv. 12, 24-26). In questo contesto il Papa si riferisce non solo alla salvezza dell’ operatore in quanto testimone della verità di fronte al mondo, come furono gli Apostoli e i Martiri, anche  Edith Stein, Dietrich Bonhoeffer, Martin Luter KingMohandas Karamchand Gandhi, per citarne alcuni. Ma anche coloro che dalla loro posizione sociale e dal loro posto di lavoro, accettano di essere discriminati e colpiti perché si oppongono ad una deriva di morte e di distruzione che altri vogliono imprimere alla società in cui vivono.
(26) Discorso del Santo Padre Giovanni Paolo II all’ Assemblea generale delle Nazioni Unite. / Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla). – New York, Martedì 2 Ottobre 1979. link.